Novita' giurisprudenziali
CASS. CIV. SEZ. III, 19 maggio 2017, sent. n. 12597
(RESPONSABILITÀ SANITARIA - attività medico - chirurgica - danni in materia civile)

In tema di responsabilità sanitaria, qualora un intervento operatorio, sebbene eseguito in modo conforme alla lex artis e non determinativo di un peggioramento della condizione patologica che doveva rimuovere, risulti, all'esito degli accertamenti tecnici effettuati, del tutto inutile, ove tale inutilità sia stata conseguente all'omissione da parte della struttura sanitaria dell'esecuzione dei trattamenti preparatori a quella dell'intervento, necessari, sempre secondo la lex artis, per assicurarne l'esito positivo, nonchè dell'esecuzione o prescrizione dei necessari trattamenti sanitari successivi, si configura una condotta della struttura che risulta di inesatto adempimento dell'obbligazione. Essa, per il fatto che l'intervento si è concretato un una ingerenza inutile sulla sfera psico-fisica della persona, si connota come danno evento, cioè lesione ingiustificata di quella sfera, cui consegue un danno-conseguenza alla persona di natura non patrimoniale, ravvisabile sia nella limitazione e nella sofferenza sofferta per il tempo occorso per le fasi preparatorie, di esecuzione e postoperatorie dell'intervento, sia nella sofferenza ricollegabile alla successiva percezione della inutilità dell'intervento.

[ leggi il testo integrale]

CASS. CIV. SEZ. III, 28 aprile 2017, sent. n. 10506
(CONTRATTO DI ASSICURAZIONE- clausola claim’s made - atipicità - immeritevolezza - art 1322 c.c. - Cass., Sez. Un., 6 maggio 2016, sent. n. 9140)

La clausola c.d. claim's made, inserita in un contratto di assicurazione della responsabilità civile stipulato da un'azienda ospedaliera, per effetto della quale la copertura esclusiva è prestata solo se tanto il danno causato dall'assicurato, quanto la richiesta di risarcimento formulata dal terzo, avvengano nel periodo di durata dell'assicurazione, è un patto atipico immeritevole di tutela ai sensi dell'art. 1322, comma 2, c.c., in quanto realizza un ingiusto e sproporzionato vantaggio dell'assicuratore e pone l'assicurato in una condizione di indeterminata e non controllabile soggezione.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ. Sez. I, 27 aprile 2017, ord. n. 10447
(CONTRATTO DI INVESTIMENTO - forma - nullita’ - forma di protezione - sottoscrizione della banca)

La mancanza del contratto d'investimento (c.d. contratto - quadro) sottoscritto (dai coniugi) determina la nullità delle operazioni d'investimento successivamente compiute dalla banca, stante la previsione dell'art. 23 tuf (D.Lgs. n. 58 del 1998); e se tali operazioni sono da considerarsi nulle, per difetto di un indispensabile requisito di forma richiesto dalla legge a protezione dell'investitore, è evidentemente da escludere che se ne possa predicare la ratifica tacita. Quando il legislatore richiede la forma scritta per meglio tutelare una delle parti del con tratto, sarebbe manifestamente contraddittorio ammettere che quel difetto di forma sia rimediabile mediante atti privi anch'essi di forma scritta.

 Secondo una prima tesi, dunque, potrebbe reputarsi adempiere al requisito della forma scritta,prevista a pena di nullità dall’art. 23 cit., la sottoscrizione, da parte del cliente del modulo contrattuale contenente il contratto - quadro. La cd. forma informativa sarebbe quindi rispettata, perchè soddisfatto è l'interesse alla conoscenza ed alla trasparenza, o scopo informativo, cui essa è preordinata.

Per l'opposta ricostruzione, secondo cui anche la sottoscrizione della banca è requisito di forma ad substantiam, deve porsi la questione se, avendo la nullità effetti ex tunc, a sua volta la banca sia legittimata o no a ripetere quanto versato a favore del cliente; o se, a fronte di un uso "selettivo" della nullità, l'intermediario possa eccepire la violazione della buona fede contrattuale, e con quali conseguenze.

[ leggi il testo integrale]

CASS. CIV. SEZ. UN., 27 aprile 2017, sent. n. 10413
(RESPONSABILITÀ CIVILE - Amministrazione Pubblica - giurisdizione - responsabilità precontrattuale della P.A..)

Quando la pubblica amministrazione, agendo iure privatorum, intrattiene, con una controparte già individuata, delle trattative finalizzate alla stipulazione di un contratto di diritto privato, incorre in responsabilità precontrattuale, sindacabile dal G.O., ai sensi dell'art. 1337 c.c. in tutti i casi in cui il suo comportamento contrasti con i principi della correttezza e della buona fede, alla cui puntuale osservanza è tenuto ogni contraente nella fase precontrattuale.

[ leggi il testo integrale]

CONS. ST. , SEZ. III, 21 aprile 2017, n. 1662
(PRINCIPIO DI PRECAUZIONE - vaccinazioni obbligatorie - accesso ai servizi educativi comunali)

La prescrizione di vaccinazioni obbligatorie per l’accesso ai servizi educativi comunali, oltre ad essere coerente con il sistema normativo generale in materia sanitaria e con le esigenze di profilassi imposte dai cambiamenti in atto (minore copertura vaccinale in Europa e aumento dell’esposizione al contatto con soggetti provenienti da Paesi in cui anche malattie debellate in Europa sono ancora presenti), non si pone in conflitto con i principi di precauzione e proporzionalità.

[ leggi il testo integrale]

CASS. CIV. SEZ. UN., 27marzo 2017, n. 7756
(OPERE DI RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA - interventi manutentivi o modificativi di lunga durata su immobili preesistenti - art. 1669 c.c. - applicabilità)

L’ art. 1669 c.c. è applicabile, ricorrendone tutte le altre condizioni, anche alle opere di ristrutturazione edilizia e, in genere, agli interventi manutentivi o modificativi di lunga durata su immobili preesistenti, che (rovinino o) presentino (evidente pericolo di rovina o) gravi difetti incidenti sul godimento e sulla normale utilizzazione del bene, secondo la destinazione propria di quest'ultimo.

[ leggi il testo integrale]

CASS., SEZ. UN., 23 MARZO 2017, N. 7294
(NULLITÀ DEL CONTRATTO – rilevabilità officiosa – giudizio di appello)

Allorquando il giudice di primo grado abbia deciso su pretese che suppongono la validità ed efficacia di un rapporto contrattuale oggetto delle allegazioni introdotte nella controversia, senza che né le parti abbiano discusso né lo stesso giudice abbia prospettato ed esaminato la questione relativa a quella validità ed efficacia, si deve ritenere che la proposizione dell'appello sul riconoscimento della pretesa, poiché tra i fatti costitutivi della stessa, per come riconosciuta dal primo giudice, vi è il contratto, implichi che la questione della sua nullità sia soggetta al potere di rilevazione d'ufficio del giudice, integrando un'eccezione cd. in senso lato, relativa ad un fatto già allegato in primo grado. Ciò, risultava e risulta giustificato, in ognuno dei regimi dell'art. 345 c.p.c. succedutisi nella storia del codice di rito, dalla previsione, sempre rimasta vigente, del potere di rilevazione d'ufficio delle eccezioni soggette a rilievo officioso.

[ leggi il testo integrale]

Cons. St., Sez. IV, 17 marzo 2017, n. 1196
(Edilizia ed urbanistica - vincoli alla proprietà)

La destinazione a parcheggio pubblico impressa in base a previsioni di tipo urbanistico, non comportando automaticamente l’ablazione dei suoli ed, anzi, ammettendo la realizzazione anche da parte dei privati, in regime di economia di mercato, delle relative attrezzature destinate all’uso pubblico costituisce vincolo conformativo e non anche espropriativo della privata proprietà per cui la relativa imposizione non necessita della contestuale previsione dell’indennizzo né delle puntuali motivazioni sulle ragioni poste a base della eventuale reiterazione della previsione stessa.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ. Sez. VI - 1, ord., 15 marzo 2017, n. 6819
(Mantenimento dei figli - azione di regresso)

Il coniuge che, in costanza di matrimonio, ha integralmente provveduto al mantenimento dei figli ha azione di regresso, nei confronti dell’altro, per il rimborso della quota di spettanza di quest’ultimo.La negazione dell’azione di regresso sarebbe in contrasto con il principio secondo cui, in materia di obbligo di mantenimento, nel comportamento del genitore che adempia da solo alla cura dei figli, è ravvisabile un’ipotesi di gestione di affari, che produce, a carico dell’altro genitore, gli effetti di cui all’art. 2031 c.c., obbligandolo a tenere indenne il “gestore” dalle obbligazioni assunte dal medesimo in nome proprio, ed a rimborsargli tutte le spese necessarie o utili, con gli interessi, dal giorno in cui le stesse sono state sostenute.

[ leggi il testo integrale]

CASS. CIV., SEZ. II, 27 febbraio 2017, n. 4939
(CONTRATTO PRELIMINARE - esecuzione specifica dell’obbligo di concludere il contratto)

Con riguardo al preliminare di vendita di immobile da costruire, e per il caso in cui detto bene venga realizzato con vizi o difformità, che non lo rendano oggettivamente diverso, per struttura e funzione, ma incidano solo sul suo valore, ovvero su secondarie modalità di godimento, deve ritenersi che il promissario acquirente, a fronte dell’inadempimento del promittente venditore, non resta soggetto alla sola alternativa della risoluzione del contratto o dell’accettazione senza riserve della cosa viziata o difforme, ma può esperire l’ azione di esecuzione specifica dell’obbligo di concludere il contratto definitivo, a norma dell’art. 2932 cod. civ., chiedendo, contestualmente e cumulativamente, la riduzione del prezzo, tenuto conto che il particolare rimedio offerto dal citato art. 2932 cod. civ. non esaurisce la tutela della parte adempiente, secondo i principi generali dei contratti a prestazioni corrispettive, e che una pronuncia del giudice, che tenga luogo del contratto non concluso, fissando un prezzo inferiore a quello pattuito con il preliminare, configura un legittimo intervento riequilibrativo delle contrapposte prestazioni, rivolto ad assicurare che l’interesse del promissario alla sostanziale conservazione degli impegni assunti non sia eluso da fatti ascrivibili al promittente.

La parte non inadempiente che abbia proposto la domanda ai sensi dell’art. 2932, cod. civ., in caso di sopravvenuta in eseguibilità di parte della prestazione, può limitare la sua pretesa alla porzione residua del bene, purché questo non debba considerarsi, a motivo della usa riduzione, diverso da quello pattuito in contratto ed abbia conservato perciò la sua struttura e la sua funzione. La dichiarazione d’inammissibilità di una tale necessitata variazione renderebbe illogicamente inoperanti gli artt. 1258 e 1464, procurando un irragionevole effetto discriminatorio a ... [ leggi il testo integrale]

CASS. CIV., SEZ. I, ORD., 9 FEBBRAIO 2017, N. 3455
(DIRITTO ALLA RISERVATEZZA)

La Prima Sezione Civile ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione della causa alle Sezioni Unite Civili in relazione al contrasto sorto all’interno delle Sezioni Ordinarie in ordine alle nozioni e alle modalità di trattamento e di comunicazione di dati sensibili, con particolare riferimento a quei dati che possano essere indicativi delle condizioni di salute del titolare.

[ leggi il testo integrale]

CASS. CIV., SEZ. I, ORD., 9 FEBBRAIO 2017, N. 3456
(DIRITTO DELLA PERSONALITA')

La Prima Sezione Civile ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione della causa alle Sezioni Unite Civili in relazione al contrasto sorto all’interno delle Sezioni Ordinarie in ordine alle nozioni e alle modalità di trattamento e di comunicazione di dati sensibili, con particolare riferimento a quei dati che possano essere indicativi delle condizioni di salute del titolare.

[ leggi il testo integrale]

CASSAZIONE CIVILE, SEZ. UN., 01/02/2017, N. 2610
(AZIONE DI CLASSE)

Allorquando l'azione di classe di cui all'art. 140 -bis del d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206 sia finalizzata ad ottenere la tutela risarcitoria di un pregiudizio subito dai singoli appartenenti alla classe e non anche un interesse collettivo, l'ordinanza d'inammissibilità adottata dalla corte d'appello in sede di reclamo non è impugnabile con ricorso straordinario ex art. 111, settimo comma, Cost., essendo il medesimo diritto suscettibile di tutela attraverso l'azione individuale finalizzata ad ottenere il risarcimento del danno. La dichiarazione di inammissibilità preclude altresì la riproposizione dell'azione da parte dei medesimi soggetti ma non da parte di chi non abbia aderito all'azione oggetto di quella dichiarazione.

[ leggi il testo integrale]

CASS. CIV., SEZ. I, 30 GENNAIO 2017, N. 2224
(ACCORDI DI SEPARAZIONE)

Gli accordi con i quali i coniugi fissano, in sede di separazione il regime giuridico – patrimoniale in vista di un futuro ed eventuale divorzio sono nulli per illiceità della causa, avuto riguardo alla natura assistenziale dell’assegno divorzile, previsto a tutela del coniuge più debole.

[ leggi il testo integrale]

CASS. CIV., SEZ. UN., 25 gennaio 2017, n. 1946
(PARTO ANONIMO)

In tema di parto anonimo, per effetto della sentenza delle Corte costituzionale n. 278 del 2013, ancorchè il legislatore non abbia ancora introdotto la disciplina procedimentale attuativa, sussiste la possibilità per il giudice, su richiesta del figlio desideroso di conoscere le proprie origini e di accedere alla propria storia parentale di interpellare la madre che abbia dichiarato alla nascita di non voler essere nominata, ai fini di una eventuale revoca di tale dichiarazione, e ciò con modalità procedimentali, tratte dal quadro normativo e dal principio somministrato dalla Corte stessa, idonee ad assicurare la massima riservatezza ed il massimo rispetto della dignità della donna, fermo restando che il diritto del figlio trova un limite insuperabile allorchè la dichiarazione iniziale per l’anonimato non sia rimossa in seguito all’interpello e persista il diniego della madre di svelare la propria identità.

[ leggi il testo integrale]

CASSAZIONE CIVILE, SEZ. III, 10/01/2017, N. 243.
(RESPONSABILITÀ MEDICA)

In tema di responsabilità medica, qualora risulti che un ginecologo, al quale una gestante si sia rivolta per accertamenti sull'andamento della gravidanza e sulle condizioni del feto, abbia omesso di prescrivere l’amniocentesi, esame che avrebbe evidenziato la peculiare condizione dello stesso ("sindrome di down"), la mera circostanza che, due mesi dopo quella prestazione, la gestante abbia rifiutato di sottoporsi ad ulteriori accertamenti prenatali non elide l’efficacia causale dell’inadempimento del medico quanto alla perdita della “chance” di conoscere lo stato del feto sin dal momento in cui quell’inadempimento si è verificato; conseguentemente, ove la gestante lamenti di aver subito un danno alla salute psico-fisica, per aver scoperto la condizione del figlio solo al termine della gravidanza, la perdita di quella “chance” deve essere considerata parte del danno ascrivibile all’inadempimento del medico.

[ leggi il testo integrale]

CASS. CIV., SEZ. II, 9 GENNAIO 2017, N. 199
(COMUNIONE E CONDOMINIO)

In tema di condominio negli edifici, il condomino che abbia pagato l’intero corrispettivo di un contratto d’appalto concluso dall’amministratore per l’esecuzione di lavori di rifacimento del solaio di un lastrico solare di proprietà esclusiva del primo non ha diritto di regresso verso gli altri condomini, sia pure limitatamente alla quota millesimale di ciascuno di essi, né può avvalersi della surrogazione legale ex art.1203, n. 3, c. c., trattandosi di un’obbligazione parziaria e non solidale e difettando l’interesse comune all’adempimento, mentre può agire nei confronti degli altri condomini per ottenere l’indennizzo da ingiustificato arricchimento, stante il vantaggio economico ricevuto da costoro.

[ leggi il testo integrale]

CASS. CIV., SEZ. III, 19 dicembre 2016, n. 26113
(TRANSAZIONE - obbligazione solidale a solidarietà imperfetta o ad interesse unisoggettivo - volontà delle parti)

Il creditore che conclude una transazione con uno dei condebitori solidali può limitare la propria transazione alla quota gravante sul transigente, liberando solo questi e sciogliendo il vincolo solidale rispetto a lui ovvero può estenderla all’intera obbligazione, rendendo operante l’art. 1304 c.c. e facoltizzando i coobbligati non transigenti a profittarne. Stabilire se i transigenti abbiano compiuto l’una o l’altra scelta è questione di interpretazione del contratto da risolvere in base alla ricostruzione della volontà delle parti e non alla natura unisoggettiva o plurisoggettiva dell’obbligazione solidale che ha formato oggetto della transazione

 

[ leggi il testo integrale]

Cass.,Civ. Sez. I., 14 luglio 2016, n. 14188
(RESPONSABILITÀ CIVILE - amministrazione pubblica - contratti della P.A. - responsabilità precontrattuale)

Nei contratti conclusi con la pubblica amministrazione, il dispiegamento degli effetti vincolanti per le parti, al di là della formale stipula di un accordo negoziale, è subordinata all’approvazione ministeriale ai sensi dell’art. 19 del r.d. 18 novembre 1923, n. 2440, da effettuarsi con un provvedimento espresso adottato dall’organo competente nella forma solenne prescritta dalla legge, la cui esistenza non può desumersi implicitamente dalla condotta tenuta dall’amministrazione, sicché, ai fini del perfezionamento effettivo del vincolo contrattuale, pur se formalmente esistente, non è sufficiente la mera aggiudicazione pronunciata in favore del contraente, come pure la formale stipula del contratto ad evidenza pubblica nelle forme prescritte dalla legge (artt. 16 e 17 del decreto cit.); l’eventuale responsabilità dell’amministrazione, in pendenza dell’approvazione ministeriale, deve essere, di conseguenza, configurata come responsabilità precontrattuale, ai sensi degli artt. 1337 e 1338 cod. civ., inquadrabile nella responsabilità di tipo contrattuale da “contatto sociale qualificato”, inteso come fatto idoneo a produrre obbligazioni, ai sensi dell’art. 1173 cod. civ. e dal quale derivano, a carico delle parti, non obblighi di prestazione ai sensi dell’art. 1174 cod. civ., bensì reciproci obblighi di buona fede, di protezione e di informazione, ai sensi degli artt. 1175 e 1375 cod. civ., con conseguente applicabilità del termine decennale di prescrizione ex art. 2946 cod. civ.

[ leggi il testo integrale]

Corte d’Appello di Napoli, ordinanza del 30/03/2016, depositata il 05/04/2016
(ADOZIONE-TRASCRIZIONE ATTI STATO CIVILE. Trascrizione sentenze straniere di adozione incrociata dei figli di coniugi dello stesso sesso-rifiuto dell’ufficiale di stato civile.)

1-      Sul rifiuto dell’ufficiale dello stato civile di procedere alla rettifica del cognome delle minori che con adozione incociata sono state adottate dal conige del genitore biologico e, quindi, mancato riconoscimento dell’efficacia di una sentenza straniera (di un Paese comunitario). Applicazione dell’ art. 67 della L. n.218/95 (in tema di riforma del diritto internazionale privato che garantisce il riconoscimento automatico dell’efficacia delle sentenze straniere) sul il riconoscimento de plano degli effetti delle sentenze straniere e non, del D.P.R. 3 novembre 2000, n. 396 (Regolamento per la revisione e la semplificazione dell'ordinamento dello stato civile, a norma dell'articolo 2, comma 12, della L. 15 maggio 1997, n. 127).

2-      Sulla competenza a decidere della questione, posto che nel caso di specie non si applica la l. 476/1998 ch edisciplina l’adozione internazionale di minori, bensi prevale la l. 218/1995 di cui alla riforma del diritto internazionale privato, trattandosi nel caso di specie di adozione nazionale straniera francese.

3-      Sulla corretta interpretazione di “ordine pubblico” a fini internazionalprivatistici.

4-      Sulla libera “portabilità degli status” nell’ambito dell’Unione Europea.

[ leggi il testo integrale]

CASS. CIV., SEZ. UN., 15 MARZO 2016, N. 5068.
(DONAZIONE – Donazione di cosa altrui – Donazione di quota di bene ereditario indiviso)

La donazione di cosa altrui o parzialmente altrui, sebbene non espressamente vietata, è nulla per difetto di causa, sicché la donazione del coerede avente ad oggetto la quota di un bene indiviso compreso nella massa ereditaria è nulla, atteso che, prima della divisione, quello specifico bene non fa parte del patrimonio del coerede donante; tuttavia, qualora nell'atto di donazione sia affermato che il donante è consapevole dell'altruità della cosa, la donazione vale come donazione obbligatoria di dare.

[ leggi il testo integrale]

TRIB. MILANO, SEZ. IX CIVILE, DECRETO 22 FEBBRAIO 2016
(TRASCRIZIONE TARDIVA/POSTICIPATA DEL MATRIMONIO EBRAICO)

[ leggi il testo integrale]

CASS. CIV., SEZ. III, 5 MARZO 2015, N. 4446.
(RESPONSABILITÀ CIVILE - Magistrati e funzionari giudiziari- in genere)

La "responsabilità civile del magistrato" ricorre solo quando la violazione di legge deriva da negligenza non scusabile, cioè quando vengono disattese le soluzioni normative chiare, certe ed indiscutibili, e non quelle frutto di interpretazione, a meno che essa non sia completamente discostata dai principi di diritto, nella forma del dolo e della colpa grave. La responsabilità può sorgere anche dal compimento di un singolo atto, conclusivo del procedimento o con valenza solo endo - procedimentale, ossia finalizzata al progredire del giudizio verso la sua naturale conclusione. Inoltre, quando l'azione risarcitoria è fondata su un provvedimento per il quale è previsto uno specifico rimedio, il termine biennale di decadenza decorre dal momento in cui siano stati esperiti i mezzi ordinari d'impugnazione od altri rimedi previsti; mentre il medesimo termine decorre dall'esaurimento del grado del procedimento nel cui ambito si è verificato il fatto dannoso solo quando nei confronti del provvedimento in questione non siano previsti rimedi di sorta.

[ leggi il testo integrale]

CASS. CIV., SEZ. III, 3 MARZO 2015, N. 4231
(PERSONA FISICA E DIRITTI DELLA PERSONALITÀ - Riservatezza (privacy) - in genere)

Il danno non patrimoniale, risarcibile ai sensi del d.lg. 30 giugno 2003 n. 196, art. 15 (cd. codice della privacy), pur determinato da una lesione del diritto fondamentale alla protezione dei dati personali tutelato dagli art. 2 e 21 cost., e dall'art. 8 Cedu, non si sottrae alla verifica della "gravità della lesione" e della "serietà del danno" (quale perdita di natura personale effettivamente patita dall'interessato), in quanto anche per tale diritto opera il bilanciamento con il principio di solidarietà ex art. 2 cost., di cui il principio di tolleranza della lesione minima è intrinseco precipitato, sicché determina una lesione ingiustificabile del diritto, non la mera violazione delle prescrizioni poste dall'art. 11 cod. privacy ma solo quella che ne offenda in modo sensibile la sua portata effettiva.

[ leggi il testo integrale]

CASS. CIV., SEZ. LAV., 2 MARZO 2015, N. 4170
(DANNI - Valutazione e liquidazione - in genere)

In tema di risarcimento del danno, il creditore che voglia ottenere, oltre il risarcimento delle spese sostenute, anche i danni derivanti dalla perdita di chances ha l'onere di provare la realizzazione in concreto di alcuni dei presupposti per il raggiungimento del risultato sperato e impedito dalla condotta illecita della quale il danno risarcibile dev'essere conseguenza immediata e diretta (respinta, nella specie, la domanda avanzata da un lavoratore per il risarcimento da perdita di chance, atteso che era stato accertato il diritto del predetto dipendente a partecipare ad una prova selettiva per un nuovo posto di lavoro, ma questi non aveva allegato e provato il danno patito, non avendo dimostrato alcunché in ordine alla concreta possibilità di superare la selezione).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 20 febbraio 2015, n. 3456
(TRUST, ATTI DI DESTINAZIONE E CONTRATTI FIDUCIARI - Trust - - in genere)

Il trust non è un ente dotato di personalità giuridica, ma un insieme di beni e rapporti destinati ad un fine determinato e formalmente intestati al trustee, che è l'unico soggetto di riferimento nei rapporti con i terzi non quale legale rappresentante, ma come colui che dispone del diritto. Ne consegue che egli non è litisconsorte necessario, in quanto l'effetto proprio del trust non è quello di dare vita ad un nuovo soggetto di diritto, ma quello di istituire un patrimonio destinato ad un fine prestabilito.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 12 FEBBRAIO 2015, n. 2829
(SICUREZZA PUBBLICA - Stranieri (in particolare: extracomunitari))

In tema di matrimoni fittizi contratti con l'esclusivo fine di aggirare la normativa in tema di immigrazione, occorre dedurre la circostanza che provi la natura fraudolenta dell'accordo. La convivenza effettiva è requisito necessario per il rilascio del permesso di soggiorno ai fini della coesione familiare; non lo è nell'ipotesi di richiesta della carta di soggiorno, risultando necessario esclusivamente il legale vincolo matrimoniale posto in essere, secondo le normative nazionali e comunitarie (nella specie, la Corte ha riconosciuto il diritto alla carta di soggiorno per un cittadino della Repubblica Dominicana, regolarmente sposato con una cittadina italiana, a cui era stata negata perché si rilevava la non sussistenza di alcuna unità familiare da tutelare, sulla base del fatto che l'abbandono del tetto coniugale da parte del marito faceva pensare, con presunzione relativa, che il matrimonio fosse il mezzo per far soggiornare lo straniero nel territorio italiano).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. iii, 12 febbraio 2015, n. 2762
(FIDEIUSSIONE - Polizze fideiussorie)

Al contratto autonomo di garanzia, in difetto di diversa previsione da parte dei contraenti, non si applica la norma di cui all'art. 1957 c.c. sull'onere del creditore garantito di far valere tempestivamente le sue ragioni nei confronti del debitore principale, atteso che su detta norma si fonda l'accessorietà dell'obbligazione fideiussoria, instaurando essa un collegamento tra la scadenza dell'obbligazione di garanzia e quella dell'obbligazione principale.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. i, 9 febbraio 2015, n. 2400
(MATRIMONIO - Formalità preliminari)

Nel nostro sistema giuridico di diritto positivo il matrimonio tra persone dello stesso sesso è inidoneo a produrre effetti perché non previsto tra le ipotesi legislative di unione coniugale (confermato, nella specie, il diniego alla domanda avanzata da una coppia di uomini, che avevano chiesto di procedere alle pubblicazioni di matrimonio).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un, 30 gennaio 2015, n. 4323
(ELEZIONI - Elettorato passivo - incompatibilità ed ineleggibilità)

La misura interdittiva dell'incandidabilità temporanea dell'amministratore responsabile delle condotte che hanno dato causa allo scioglimento del consiglio comunale conseguente a fenomeni di infiltrazione di tipo mafioso o similare rappresenta un rimedio di extrema ratio volto ad evitare il ricrearsi delle situazioni che la misura dissolutoria ha inteso ovviare. Ai fini della sua applicazione, è irrilevante che l'amministratore sia stato assolto dal reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. unite, 19 gennaio 2015, n. 735
(ESPROPRIAZIONE PER PUBBLICO INTERESSE (o PUBBLICA UTILITÀ) - Occupazione illegittima - in genere)

L'illecito spossessamento del privato da parte della p.a. e l'irreversibile trasformazione del suo terreno per la costruzione di un'opera pubblica non danno luogo, anche quando vi sia stata dichiarazione di pubblica utilità, all'acquisto dell'area da parte dell'Amministrazione ed il privato ha diritto a chiederne la restituzione salvo che non decida di abdicare al suo diritto e chiedere il risarcimento del danno. Il privato, inoltre, ha diritto al risarcimento dei danni per il periodo, non coperto dall'eventuale occupazione legittima, durante il quale ha subito la perdita delle utilità ricavabili dal terreno e ciò sino al momento della restituzione ovvero sino al momento in cui ha chiesto il risarcimento del danno per equivalente, abdicando alla proprietà del terreno. Ne consegue che la prescrizione quinquennale del diritto al risarcimento dei danni decorre dalle singole annualità, quanto al danno per la perdita del godimento, e dalla data della domanda, quanto alla reintegrazione per equivalente.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. ii, 15 settembre 2014, n. 19423
(POSSESSO - Azione di reintegrazione o spoglio - in genere)

La convivenza more uxorio, quale formazione sociale che dà vita ad un consorzio familiare, determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un potere di fatto basato su un interesse proprio del convivente e diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità. Tale interesse assume i connotati tipici di una detenzione qualificata che ha titolo in un negozio giuridico di tipo familiare. Pertanto l'estromissione violenta o clandestina dall'unità abitativa, compiuta dal convivente proprietario ai danni del convivente non proprietario, legittima quest'ultimo alla tutela possessoria, consentendogli di esperire l'azione di spoglio.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 30 dicembre 2014, n. 27546
(REVOCATORIA ORDINARIA (Azione))

In tema di azione revocatoria ordinaria, allorché l'atto di disposizione sia successivo al sorgere del credito, l'unica condizione per l'esercizio della stessa è che il debitore fosse a conoscenza del pregiudizio delle ragioni del creditore e, trattandosi di atto a titolo oneroso, che di esso fosse consapevole il terzo, la cui posizione (per quanto riguarda i presupposti soggettivi dell'azione) è sostanzialmente analoga a quella del debitore (fattispecie relativa all'alienazione di un immobile da parte di una società in liquidazione).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 30 dicembre 2014, n. 27432
(POSSESSO - Interversione)

Il mutamento della detenzione in possesso può derivare da un negozio posto in essere dal detentore, sia con un terzo sia con lo stesso possessore mediato, purché dall'atto posto in essere con costui derivi il trasferimento de diritto corrispondente ovvero la investitura da parte dello stesso possessore mediato a mezzo della cd. traditio brevi manu, che si ha quando il bene, già nella disponibilità di un soggetto a titolo di detenzione, venga lasciato

allo stesso a titolo di possesso di modo che, per effetto dell'acquisto del bene, che si trova già presso l'acquirente, il possesso precario si tramuta in possesso uti dominus.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 30 dicembre 2014, n. 27531
(FIDEIUSSIONE)

In tema di mutuo ipotecario e quindi di responsabilità contrattuale, la fideiussione può essere prestata per una durata minore a quella del rapporto principale garantito: l'esposizione soggettiva del fideiussore è, infatti, oggettivamente circoscrivibile e ciò onde conservare uno stato di equilibrio ex lege del rapporto debitore-creditore. E', così, legittima, e quindi va confermata, la sentenza di merito con cui, accertati la liceità della fideiussione e la relativa validità temporale minima e consistente, l'interpretazione giudiziale secundum legem della stessa nonché il rispetto del piano di ammortamento e quindi l'assenza di alcun inadempimento durante il periodo di vigenza della medesima fideiussione, venga dichiarato inefficace il pignoramento immobiliare sulla cui base venga, poi, dichiarato altresì inefficace, in altra sede (e di gravame), anche il relativo precedente precetto.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. unite, 26 novembre 2014, n. 25136
(ORDINAMENTO GIUDIZIARIO - Disciplina dei magistrati - - illeciti disciplinari: fattispecie)

Non è configurabile l'illecito disciplinare di ingiustificata interferenza nell'attività giudiziaria di altri magistrati in assenza di una condotta obiettivamente idonea a porre in pericolo i beni giuridici che la disposizione intende tutelare (nella specie, il magistrato incolpato, nell'ambito di indagini preliminari relative ad un reato di strage assegnato ad altro magistrato, era intervenuto presso il Procuratore Generale ed il Procuratore distrettuale della stessa città chiedendo l'inserimento - nel fascicolo del Pubblico Ministero da sottoporre al GIP per la convalida del fermo dell'indiziato di reato - di sue considerazioni giuridiche relative alla pretesa insussistenza dell'aggravante di terrorismo, che avrebbe comportato il venire meno della competenza distrettuale, e, avendone ricevuto un diniego, presso il medesimo GIP, chiedendo telefonicamente se, in relazione alla suddetta aggravante, poteva inviare materiale di studio, poi effettivamente inviato a mezzo di posta elettronica).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. iii, 25 novembre 2014, n. 24986
(PERSONA FISICA E DIRITTI DELLA PERSONALITÀ - Riservatezza (privacy) - in genere)

La percepibilità ictu oculi, da parte dei terzi, della condizione di handicap di un persona non può considerarsi circostanza o fatto reso noto direttamente dall'interessato o attraverso un comportamento di questi in pubblico e, conseguentemente, non è applicabile in siffatta ipotesi la disciplina dettata dall'art. 137 del d.lg. n. 196/2003 (confermata la condanna al risarcimento nei confronti del direttore editoriale di un giornale comunale che aveva pubblicato la notizia della delibera comunale di assistenza ad una minore perché diversamente abile e, conseguentemente, si era verificata una continua e insistente curiosità delle persone nei confronti della minore stessa).

[ leggi il testo integrale]

CASS. CIV. SEZ. UN.., 15 novembre 2016, n. 23225
(COMPENSAZIONE GIUDIZIALE - presupposto - credito “sub judice” in separato procedimento - inopponibilità - sospensione della decisione sul credito oggetto della domanda principale - esclusione)

La compensazione giudiziale presuppone l’accertamento del controcredito da parte del giudice innanzi al quale essa è invocata, e non può fondarsi su un credito tuttora “sub judice” in un separato procedimento, restando esclusa, in tale ipotesi, la possibilità di disporre la sospensione della decisione sul credito oggetto della domanda principale o di invocare la sospensione contemplata in via generale dagli artt. 295 o 337, comma 2, c.p.c., attesa la prevalenza della disciplina speciale di cui all’art. 1243, comma 2, c.c.

 

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. ii, 03 novembre 2014, n. 23371
(SUCCESSIONE LEGITTIMA E NECESSARIA - Donazioni e legati in conto di legittima)

Ai fini della configurabilità del legato in sostituzione di legittima occorre che risulti l'intenzione del testatore di soddisfare il legittimario con l'attribuzione di beni determinati senza chiamarlo all'eredità.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. i, 29 ottobre 2014, n. 23002
(CONIUGI (Rapporti patrimoniali tra) - Comunione dei beni - legale)

Nei confronti dei beni cointestai ai coniugi vige la presunzione di comproprietà ai sensi dell'art. 1298 c.c.. Per cui non potrà chiedere il recupero di tali beni il marito che non dimostri di esserne l'esclusivo proprietario (nella specie, una donna aveva presentato ricorso per la separazione personale con addebito al marito; quest'ultimo, nelle more del processo di separazione, aveva sottratto tutti i beni costituenti il patrimonio mobiliare comune - titoli di credito e depositi bancari - , perciò la donna aveva chiesto la condanna del marito alla restituzione dell'importo del capitale sottratto).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. iii, 20 ottobre 2014, n. 22231
(OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Obbligazioni - solidali)

In ipotesi di transazione fatta dal creditore con taluno dei debitori in solido, il residuo debito gravante sugli altri debitori in solido è destinato a ridursi in misura corrispondente all'ammontare di quanto pagato dal condebitore che ha transatto, solo se costui ha versato una somma pari o superiore alla sua quota ideale di debito; se invece il pagamento è stato inferiore alla quota che faceva idealmente capo al condebitore che ha raggiunto l'accordo transattivo, il debito residuo gravante sugli altri coobbligati deve essere ridotto in misura proporzionale alla quota di chi ha transatto, giacché la transazione parziaria non può né condurre ad un incasso superiore all'ammontare complessivo del credito originario, né determinare un aggravamento della posizione dei condebitori rimasti estranei all'accordo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. iii, 10 ottobre 2014, n. 21417
(OBBLIGAZIONI E CONTRATTI – Negozio giuridico –collegamento negoziale)

In tema di contratti, il collegamento negoziale non dà luogo ad un nuovo autonomo negozio, ma è un meccanismo attraverso il quale le parti perseguono un risultato economico unitario e complesso, realizzato non per mezzo di un singolo contratto, ma attraverso una pluralità coordinata di contratti. Questi conservano una causa autonoma e una distinta individualità giuridica, anche se ciascuno è finalizzato ad un unico regolamento dei reciproci interessi. La conseguenza è che la loro interdipendenza produce una disciplina unitaria delle vicende relative alla permanenza del vincolo contrattuale per cui essi 'simul stabunt, simul cadent'.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. unite, 29 settembre 2014, n. 20448
(COMODATO - Estinzione - in genere)

Il comodato di un immobile che sia stato pattuito per la destinazione di esso a soddisfare le esigenze abitative della famiglia del comodatario, da intendersi in tal caso «anche nelle sue potenzialità di espansione», va ricondotto al regime contrattuale di cui all'art. 1809 c.c. che concerne il comodato sorto con la consegna della cosa per un tempo determinato o per un uso che consente di stabilire la scadenza contrattuale. Esso è caratterizzato dalla facoltà del comodante di esigere la restituzione immediata solo in caso di sopravvenienza di un urgente ed imprevisto bisogno.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. terza, 22 settembre 2014, n. 19864
(DANNI – Patrimoniali e non patrimoniali)

In tema di risarcimento del danno derivanti da cattiva gestione del parto e degli interventi successivi, il delimitare alla vita reale la misura del danno non patrimoniale non attiene alla personalizzazione, ma ad un dato obbiettivo, che influisce sul quantum, mentre altri aspetti di questa vita menomata possono venire in considerazione se dedotti e provati, e non solo per la vittima primaria ma come danno parentale.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. iii, 19 settembre 2014, n. 19731
(Locaizone di cose - Obbligazioni del locatore - vizi della cosa locata)

La responsabilità del locatore per i danni derivanti dall'esistenza dei vizi sussiste anche in relazione a vizi preesistenti la consegna ma manifestatisi successivamente ad essa nel caso in cui il locatore poteva conoscere, usando l'ordinaria diligenza, i vizi secondo la disciplina di cui all'art. 1578 c.c.; in particolare, il locatore è tenuto a risarcire il danno alla salute subito dal conduttore in conseguenza delle condizioni abitative dell'immobile locato quand'anche tali condizioni siano note al conduttore al momento della conclusione del contratto, in quanto la tutela del diritto alla salute prevale su qualsiasi patto interprivato di esclusione o limitazione della responsabilità (fattispecie relativa all'azione promossa dai genitori il cui figlio era deceduto per avvelenamento da ossido di carbonio mentre si trovava nel minuscolo bagno dell'alloggio preso in locazione).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez.iii, 19 settembre 2014, n. 19731
(RESPONSABILITÀ CIVILE - Professionisti - medici e paramedici)

Il consenso informato, ovvero l'esatta informazione sulle condizioni e sui rischi legati al trattamento sanitario, costituisce elemento strutturale dei contratti di protezione, quali sono quelli che si concludono nel settore sanitario, e conseguentemente l'inadempimento del debitore della prestazione di garanzia è idoneo a ledere i diritti inviolabili della persona cagionando anche pregiudizi non patrimoniali.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 10/09/2014, n. 19094
(COMUNIONE E CONDOMINIO - sottotetti, soffitti, solai, mansarde)

In tema di condominio, la natura del sottotetto di un edificio è, in primo luogo, determinata dai titoli e, solo in difetto di questi ultimi, può ritenersi comune, se esso risulti in concreto, per le sue caratteristiche strutturali e funzionali, oggettivamente destinato (anche solo potenzialmente) all'uso comune o all'esercizio di un servizio di interesse comune. Il sottotetto può considerarsi, invece, pertinenza dell'appartamento sito all'ultimo piano solo quando assolva alla esclusiva funzione di isolare e proteggere l'appartamento medesimo dal caldo, dal freddo e dall'umidità, tramite la creazione di una camera d'aria e non abbia dimensioni e caratteristiche strutturali tali da consentirne l'utilizzazione come vano autonomo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 10/09/2014, n. 19006
(ADOZIONE - Adottabilità (dichiarazione di))

Nel procedimento per la dichiarazione dello stato di adottabilità la partecipazione del minore, necessaria fin dalla fase iniziale del giudizio, richiede la nomina di un curatore speciale soltanto qualora non sia stato nominato un tutore, o questi non esista ancora al momento dell'apertura del procedimento, ovvero nel caso in cui sussista un conflitto d'interessi, anche solo potenziale, tra il minore ed il suo rappresentante legale. Tale conflitto è ravvisabile "in re ipsa" nel rapporto con i genitori, portatori di un interesse personale ad un esito della lite diverso da quello vantaggioso per il minore, mentre nel caso in cui a quest'ultimo sia stato nominato un tutore, il conflitto dev'essere specificamente dedotto e provato in relazione a circostanze concrete, in mancanza delle quali il tutore non solo è contraddittore necessario, ma ha una legittimazione autonoma e non condizionata, che può liberamente esercitare in relazione alla valutazione degli interessi del minore.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 09/09/2014, 18920
(LEASING (Locazione finanziaria) - Di ritorno (leaseback))

Il contratto di 'sale and lease back' è fraudolento se viene verificata una preesistente situazione di credito-debito tra la società finanziaria e l'impresa venditrice utilizzatrice, le difficoltà economiche di quest'ultima e la sproporzione tra valore del bene e corrispettivo versato. Da ciò deriva la nullità del contratto, se risulta che lo scopo del contratto è di garanzia e non di finanziamento. Solo a queste condizioni può essere rifiutata l'ammissione allo stato passivo dell'impresa venditrice.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 07/08/2014, n. 17792
(Disciplina della concorrenza sleale)

Legittimato all'ordinaria azione di concorrenza sleale di cui all'art. 2598 c.c. è unicamente l'imprenditore concorrente e, nel caso in cui gli atti di concorrenza sleale vengano compiuti in danno di una società, soltanto questa, in persona dell'organo che la rappresenta, è la parte legittimata all'esercizio della relativa azione. Ciò anche nel caso in cui la società concorrente sia una società di fatto, ancorchè irregolare e non munita di personalità giuridica, perchè, essa è un soggetto di diritto, titolare di un patrimonio formato con i beni conferiti dai soci e tale soggettività è idonea ad attribuire alla società di fatto la legittimazione ad agire per esercitare l'azione di concorrenza sleale come pure quella dipendente di risarcimento danni.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 06/08/2014, n. n. 17708
(FALLIMENTO - Curatore - ausiliari)

In tema di liquidazione dei compensi al consulente di parte nell'ambito di una procedura fallimentare, il contenuto tecnico della prestazione resa dal consulente di parte e lo svolgimento della stessa in favore della procedura non risultano sufficienti a giustificarne l'assimilazione all'attività del c.t.u., la quale non è ricollegabile ad un rapporto contrattuale, ma costituisce oggetto di un munus publicum, adempiuto in posizione d'imparzialità e nell'interesse dell'amministrazione della giustizia, laddove quella del consulente di parte si configura come un incarico professionale conferito esclusivamente a vantaggio della massa dei creditori: nella liquidazione del relativo compenso, non possono dunque trovare applicazione i criteri previsti per la determinazione delle spettanze degli ausiliari del giudice, dovendosi invece fare riferimento alle tariffe vigenti per la categoria professionale di appartenenza, non diversamente da quanto accade per il difensore del fallimento.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 01/08/2014, n. 17550
(SERVITÙ - Esercizio della servitù - aggravamento e diminuzione)

In tema di servitù di passaggio, rientra nel diritto del proprietario del fondo servente l'esercizio della facoltà di apportare modifiche allo stesso ed apporvi un cancello per impedire l'accesso ai non aventi diritto, pur se dall'esercizio di tale diritto possano derivare disagi minimi e trascurabili al proprietario del fondo dominante in relazione alle pregresse modalità di transito. Ne consegue che, ove non dimostrato in concreto dal proprietario del fondo dominante al quale venga consegnata la chiave di apertura del cancello l'aggravamento o l'ostacolo all'esercizio della servitù, questi può provvedere a rendere meno disagevole l'apertura del cancello (pure riconoscendo come corretta l'osservazione secondo cui la somma di due disagi trascurabili - dato nella specie dalla presenza di due cancelli - può dare luogo ad un disagio non più trascurabile) con l'apposizione del meccanismo di apertura automatico con telecomando a distanza, o di altro similare rimedio.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ.,sez. II, 01/08/2014, n. 17557
(COMUNIONE E CONDOMINIO - Cose e servizi comuni di edifici - ascensore)

E' invalida la delibera assembleare, adottata a maggioranza, con la quale si stabilisca, come nella specie, a parità di caratura millesimale e di livello di piano, un onere di contribuzione alle spese di gestione dell'impianto di ascensore più elevato a carico dei condomini con famiglia più numerosa, sul presupposto della loro più intensa utilizzazione, rispetto agli altri, del bene comune, e un esonero parziale per i proprietari di unità che l'amministratore abbia accertato essere disabitate.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. lav., 31/07/2014, n. 17460
(DANNI - Prevedibili)

La prevedibilità del danno, richiesta dall'art. 1225 c.c., costituisce uno dei criteri di determinazione del danno risarcibile e si risolve in un giudizio astratto di probabilità del verificarsi di un futuro evento, secondo un parametro di normale diligenza del soggetto responsabile.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 15 luglio 2014, n. 16172
(SEPARAZIONE DEI CONIUGI - Addebito (già "colpa") - condizioni)

Grava sulla parte che richieda, per l'inosservanza dell'obbligo di fedeltà, l'addebito della separazione all'altro coniuge l'onere di provare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza, mentre, è onere di chi eccepisce l'inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, e quindi dell'infedeltà nella determinazione dell'intollerabilità della convivenza, provare le circostanze su cui l'eccezione si fonda, vale a dire l'anteriorità della crisi matrimoniale all'accertata infedeltà.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 15 luglio 2014, n. 16175
(ADOZIONE - Adottabilità (dichiarazione di) - condizioni)

Il giudice può dichiarare l'adottabilità del minore, solo quando abbia verificato l'irrecuperabilità della funzione genitoriale e lo stato di abbandono del minore stesso. Il procedimento di accertamento dell'adottabilità deve prevedere un progetto atto a permettere di recuperare la funzione genitoriale, avendo il minore il diritto di vivere nella propria famiglia d'origine. Tale progetto deve essere portato avanti e vigilato oltreché dal Giudice anche dai servizi sociali, chiamati ad intervenire in modo attivo per far fronte alle esigenze primarie dei minori.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 15 luglio 2014, n. 16171
(SEPARAZIONE DEI CONIUGI - Casa coniugale)

In tema di assegnazione della casa familiare, l'art. 155 - quater c.c., applicabile anche ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati, tutela l'interesse prioritario della prole a permanere nell'"habitat" domestico, postulando, oltre alla permanenza del legame ambientale, la ricorrenza del rapporto di filiazione legittima o naturale cui accede la responsabilità genitoriale, mentre non si pone anche a presidio dei rapporti affettivi ed economici che non involgano, in veste di genitori, entrambi i componenti del nucleo che coabitano la casa familiare. Da ciò deriva l'impossibilità di un'automatica revoca dell'assegnazione della casa ove l'assegnatario conviva di fatto o per sopravvenuto matrimonio.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. unite, 19 maggio 2014, n. 10921
(AVVOCATO - Giudizi e sanzioni disciplinari)

La disposizione dell'art. 47 r.d.l. 27 novembre 1933 n. 1578, in virtù della quale la reiscrizione nel relativo albo professionale di un avvocato precedentemente radiato possa avvenire soltanto dopo cinque anni dal provvedimento di radiazione, non trova applicazione nella diversa ipotesi dell'avvocato che abbia subito la meno grave sanzione della cancellazione dall'albo: ciò non significa, peraltro, che il tempo trascorso dal momento dell'avvenuta cancellazione non possa essere valutato ai fini della determinazione della sussistenza del requisito della condotta "specchiatissima ed illibata" che l'art. 17 r.d.l. cit. richiede per l'iscrizione all'albo

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. II, 12 maggio 2014, n. 10270
(Condominio)

In tema di condominio negli edifici, appurata la funzione comune del muro di contenimento di un giardino di proprietà esclusiva (e comunque di confine tra la proprietà privata e quella condominiale), le spese necessarie per la conservazione di questo manufatto devono essere ripartite tra tutti i condomini in ragione dei millesimi di proprietà.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. unite, 2 maggio 2014, n. 9558
(GIUSTO PROCESSO - Tempo ragionevole e riparazione per l'eccessiva durata dei processi)

In tema di equa riparazione per violazione della durata ragionevole del processo, il termine per la notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza alla controparte non è perentorio e, pertanto, è ammessa la concessione di un nuovo termine, perentorio, al ricorrente nella ipotesi di omessa o inesistente notifica del ricorso e del decreto di fissazione della udienza.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ, sez. I, 30 aprile 2014, 9541
(FALLIMENTO - Concordato preventivo)

In tema concordato preventivo, il controllo di legittimità da parte del Giudice, che deve svolgersi in tutte le fasi del concordato, non è limitato alla completezza, alla congruità logica ed alla coerenza complessiva della relazione del professionista, ma si estende alla fattibilità giuridica della proposta, la cui valutazione implica un giudizio in ordine alla sua compatibilità con le norme inderogabili e con la causa in concreto dell'accordo, il quale ha come finalità il superamento della situazione di crisi dell'imprenditore, da un lato, e l'assicurazione di un soddisfacimento, sia pur ipoteticamente modesto e parziale, dei creditori, da un altro.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 24 aprile 2014, n. 9283
(DANNI - Patrimoniali e non patrimoniali (morali))

Il danno esistenziale non costituisce una categoria autonoma ma è riconducibile al danno non morale che, ex art. 2059 c.c., costituisce una categoria ampia, comprensiva non solo del c.d. danno morale soggettivo, ma anche di ogni ipotesi in cui si verifichi un'ingiusta lesione di un valore inerente alla persona, dalla quale consegua un pregiudizio non suscettibile di valutazione economica, purché la lesione dell'interesse superi una soglia minima di tollerabilità e purché il danno non sia futile e, cioè, non consista in meri disagi o fastidi

[ leggi il testo integrale]

Cass.civ., sez. II, 24 aprile 2014, n. 9278
(OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Contratto preliminare (compromesso))

Il vincolo paesaggistico che grava sull'immobile è un onere conoscibile-apparente, non invocabile dal compratore come fonte di responsabilità del venditore che non l'abbia espressamente dichiarato.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 12 marzo 2014, n. 5700
(Cass. civ., sez. un., 12 marzo 2014, n. 5700.)


Cass. civ., sez. III, 10 marzo 2014, n. 5509
(DANNI - PATRIMONIALI E NON PATRIMONIALI)

Il soggetto nato dopo la morte del padre naturale, verificatasi per fatto illecito di un terzo durante la gestazione, ha diritto nei confronti del responsabile al risarcimento del danno per la perdita del relativo rapporto e per i pregiudizi di natura non patrimoniale e patrimoniale che gli siano derivati.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. terza, 06 marzo 2014, n. 5249
(DANNI-PATRIMONIALI E NON PATRIMONIALI)

In tema di risarcimento dei danni da sinistro stradale, l'accertata esistenza di postumi invalidanti, anche di rilevante entità, non comporta automaticamente la riduzione della capacità di guadagno occorrendo, al riguardo, un accertamento concreto e preciso. Dimostrata la compromissione della capacità lavorativa specifica, il danno patrimoniale futuro può essere valutato su base prognostica e il danneggiato può avvalersi, all'uopo, anche di presunzioni semplici.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. prima, 05 marzo 2014, n. 5095
(ADOZIONE-STATO DI ABBANDONO)

Nel giudizio inerente alla verifica circa la sussistenza o meno dello stato di abbandono, assume carattere assolutamente prioritario l'interesse del minore, in relazione alla esigenza di assicurargli quel minimo di cure materiali, calore affettivo, aiuto psicologico indispensabile per lo sviluppo e la formazione della sua personalità. Il diritto a vivere nella propria famiglia di origine incontra un limite nello stesso interesse del minore, se si accerta la ricorrenza di una situazione di abbandono che legittimi la dichiarazione di adottabilità qualora, a prescindere dagli intendimenti dei genitori, la vita da loro offerta al figlio sia inadeguata al suo normale sviluppo psico - fisico, cosicché la rescissione del legame familiare è l'unico strumento che possa evitargli un più grave pregiudizio ed assicurargli assistenza e stabilità affettiva.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. unite, 05 marzo 2014, n. 5087
(ACQUISTO DEL POSSESSO - USUCAPIONE)

Ai fini della disciplina del possesso e dell'usucapione, l'azienda, quale complesso dei beni organizzati per l'esercizio dell'impresa, deve essere considerata come un bene distinto dai singoli componenti, suscettibile di essere unitariamente posseduto e, nel concorso degli altri elementi indicati dalla legge, usucapito.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. i, 28 febbraio 2014, n.4804
(RESPONSABILITA’ CIVILE-AMMINISTRAZIONE PUBBLICA)

Il principio del neminem laedere, con il quale si impone l'osservanza delle specifiche norme tecniche e delle comuni regole di prudenza e diligenza a garanzia dell'incolumità e del patrimonio dei terzi, costituisce un limite alla discrezionalità di cui la Pubblica Amministrazione gode nella scelta dei tempi e dei mezzi con cui provvede nell'ambito delle sue funzioni, e la conseguente insindacabilità della relative determinazioni da parte del giudice ordinario. Inoltre, il suddetto principio giustifica, in caso di lesione di diritto altrui, l'affermazione dell'antigiuridicità del fatto e la condanna al risarcimento.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. iii, 25 febbraio 2014, n.4447
(DANNI – PATRIMONIALI E NON PATRIMONIALI- BIOLOGICO)


Cass. civ., sez. un., 25 febbraio 2014, n. 3819
(DONAZIONE - Indiretta)

Costituisce donazione indiretta la rinunzia alla quota di comproprietà, fatta in modo da avvantaggiare in via riflessa tutti gli altri comproprietà; e poiché per la realizzazione del fine di liberalità viene utilizzato un negozio, la rinunzia alla quota da parte del comunista, diverso dal contratto di donazione, non è necessaria la forma dell'atto pubblico richiesta per quest'ultimo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un, 24 febbraio 2014, n. 4323
(ORDINAMENTO GIUDIZIARIO-DISCIPLINA DEI MAGISTRATI)

È disciplinarmente sanzionabile il comportamento attuato dal magistrato che, ponendo in essere un illecito disciplinare ex artt. 1, comma 1, e 2, comma 1, lettera q), del d.lg. 23 febbraio 2006, n. 109, manchi ai propri doveri di diligenza e di laboriosità, ritardando in modo reiterato, grave e ingiustificato il compimento di atti relativi all'esercizio delle proprie funzioni (nella specie il magistrato aveva ritardato oltre il termine di legge il deposito di determinate sentenze civili).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 24 febbraio 2014, n.4324
(GIURISDIZIONE CIVILE –GIURISDIZIONE SULLO STRANIERO)

In tema di giurisdizione nei confronti dello straniero, nel caso di chiamata in giudizio, da parte del convenuto della causa principale, di un soggetto di diritto straniero, dal quale lo stesso convenuto pretenda di essere manlevato, al fine di affermare o negare la giurisdizione del giudice nazionale, si applica l'art. 6.2 del Regolamento (CE) n. 44/2001, purché sussista un nesso tra la domanda principale e l'azione di garanzia che escluda la violazione delle norme sul foro competente che sussiste solo quando quest'ultima ha il solo scopo di distogliere il convenuto dal suo giudice naturale.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. iii, 19 febbraio 2014, n. 3964
(RESPONSABILITÀ CIVILE - Genitori, tutori)

Ai sensi dell'art. 2048 c.c., la responsabilità dei genitori per i fatti illeciti commessi dal minore con loro convivente è correlata ai doveri inderogabili ex art. 147 c.c. e alla conseguente necessità di una costante opera educativa, finalizzata a correggere comportamenti non corretti e a realizzare una personalità equilibrata, consapevole della relazionalità della propria esistenza e della protezione della propria ed altrui persona da ogni accadimento consapevolmente illecito. Per sottrarsi a tale responsabilità, essi sono tenuti a dimostrare di aver impartito al figlio un'educazione normalmente sufficiente ad impostare una corretta vita di relazione in rapporto al suo ambiente, alle sue abitudini ed alla sua personalità, non assumendo alcun rilievo, a tal fine, la prova di circostanze (quali l'età ormai raggiunta dal minore e le esperienze lavorative da lui eventualmente avute) idonee ad escludere l'obbligo di vigilare sul minore, dal momento che tale obbligo può coesistere con quello educativo, ma può anche non sussistere, e comunque diviene rilevante soltanto una volta che sia stata ritenuta, sulla base del fatto illecito determinatosi, la sussistenza della culpa in educando (nella specie, la Corte ha riconosciuto la responsabilità dei genitori di una ragazza di sedici anni rea di aver attraversato la strada di corsa nonostante il semaforo per i pedoni fosse "rosso", colpendo una moto che sopraggiungeva ad alta velocità).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 11 febbraio 2014, n. 3089
(OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Caparra)

Ai fini della legittimità del recesso ex art. 1385 c.c., come della risoluzione, non è sufficiente l'inadempimento, ma occorre anche la verifica circa la non scarsa importanza ai sensi dell'art. 1455 c.c8., dovendo il giudice tenere conto della effettiva incidenza dell'inadempimento sul sinallagma contrattuale e verificare se, in considerazione della mancata o ritardata esecuzione della prestazione, sia da escludere per la controparte l'utilità del contratto alla stregua dell'economia complessiva dello stesso. Per altro, la mancata indicazione di un termine essenziale non vale ad escludere che i ritardi nella stipula del definitivo possano costituire di per sé un inadempimento di non scarsa importanza, ove concretamente i ritardi nell'adempimento superino ogni ragionevole limite di tolleranza da apprezzarsi discrezionalmente dal giudice di merito in relazione all'oggetto del contratto e alla natura del medesimo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 7 febbraio 2014, n. 2802
(FILIAZIONE NATURALE - RICONOSCIMENTO)


Cass. civ., sez. II, 31 gennaio 2014, n. 2145
(NOTAIO E ARCHIVI NOTARILI - Procedimento disciplinare)

In tema di azione disciplinare nei confronti di un notaio, si ritiene insufficiente una contestazione generica circa le modalità con le quali viene svolta la sua professione, essendo necessario specificare in maniera approfondita tutte le contestazioni (nella specie ci si limitava a riferire che la professione venisse svolta in modo incompetente e scorretto).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. terza, 27 gennaio 2014, n. 1608.
(RESPONSABILITÀ CIVILE – DIFFAMAZIONE, INGIURIE)


Cass. civ., sez. prima, 17 gennaio 2014, n. 929
(SEPARAZIONE DEI CONIUGI - ADDEBITO)

In tema di separazione tra coniugi, nonostante la pronuncia di addebito non si possa fondare sulla sola violazione dei doveri che l'art. 143 cod. civ. pone a carico dei coniugi, essendo invece necessario accertare se tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale, il venir meno all'obbligo di fedeltà coniugale, particolarmente attraverso una relazione extraconiugale nel cui ambito sia stata generata prole, rappresenta una violazione particolarmente grave di tale obbligo, che, determinando normalmente l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi, di regola, causa della separazione personale dei coniugi e, quindi, circostanza sufficiente a giustificare l'addebito della separazione al coniuge che ne è responsabile, sempreché non si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale mediante un accertamento rigoroso e una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, da cui risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale (nella specie, la compromissione del rapporto coniugale era dipesa unicamente dalla relazione adulterina del marito con un'altra donna, da cui era anche nata una figlia. Tale circostanza, infatti, aveva determinato il deterioramento del matrimonio, sfociato, dopo numerosi litigi, nell'allontanamento del marito dalla casa coniugale).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. terza, 16 gennaio 2014, n. 759.
(DANNI NON PATRIMONIALI (MORALI))


Cass. Civ., sez. I, 08 gennaio 2014, n. 139
(DIVORZIO)

Al fine della proponibilità della domanda di divorzio, che venga fondata su sentenza di separazione giudiziale ovvero su omologazione di separazione consensuale, e per il caso in cui vi sia stato in precedenza un altro procedimento di separazione, poi estintosi, la comparizione dei coniugi davanti al presidente del tribunale, in detta pregressa procedura, è idonea a segnare il giorno iniziale per il computo del prescritto periodo di ininterrotta separazione, tenuto conto che tale comparizione personale comporta la formale constatazione della volontà dei coniugi di cessare la convivenza, e che gli effetti della stessa non restano travolti dall'estinzione del relativo processo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 30 dicembre 2013
(Famiglia di fatto)

Al termine della convivenza, il partner che dia la prova dell'esclusività della proprietà dei beni mobili costituenti l'arredamento della casa in cui si svolgeva la vita familiare, ha il diritto di ottenere la loro restituzione dal convivente che li detenga senza titolo, restando tali beni nella proprietà esclusiva di chi ne è titolare.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. terza, 20 dicembre 2013, n. 28612
(CONTRATTO DI TRASPORTO – RESPONSABILITA’ DEL VETTORE)

In tema di responsabilità del vettore, il trasporto di gioielli costituisce un'attività che impone di per sé particolari forme di cautela, perché chi la svolge non può non mettere nel necessario conto l'eventualità di una rapina. Sicché il vettore è tenuto, al fine di ottenere l'esonero dalla responsabilità, a dimostrare l'effettiva natura di caso fortuito in riferimento ad un evento che - di per sé - non ha tale connotato (esclusa, nella specie, la sussistenza del caso fortuito, atteso che sia la società convenuta che l'autista del portavalori non avevano tenuto un comportamento conforme al grado di diligenza e prudenza imposto dal rilevante valore della merce. Tant'è vero che la società si era addirittura servita per l'abituale affidamento delle proprie vetture ad un'autorimessa il cui gestore era stato indagato per ricettazione, nonché trovato in possesso dei duplicati delle chiavi delle vetture).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. lavoro, 17 dicembre 2013, n. 28137
(DANNI – PATRIMONIALI E NON PATRIMONIALI (MORALI))

La vittima di un infortunio sul lavoro ha diritto non solo al risarcimento del danno biologico in senso stretto, conseguente all'accertamento medico svolto, ma anche del danno ontologicamente distinto ed ulteriore, il danno morale soggettivo, inteso come turbamento dello stato d'animo conseguente ad una lesione medicalmente accertabile, danno, quindi, dotato di logica autonomia in relazione alla diversità del bene protetto.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. III, 12 dicembre 2013, n. 27855
(RESPONSABILITÀ CIVILE - Professionisti - medici e paramedici)

Nelle cause di responsabilità professionale medica, il paziente non può limitarsi ad allegare un inadempimento, quale che esso sia, ma deve dedurre l'esistenza di una inadempienza, per così dire, vestita, astrattamente efficiente, cioè, alla produzione del danno, di talché, solo quando lo sforzo probatorio dell'attore consenta di ritenere dimostrato il contratto (o contatto sociale) e l'insorgenza o l'aggravamento della patologia, con l'allegazione di qualificate inadempienze in tesi idonee a porsi come causa o concausa del danno, scatterà l'onere del convenuto di dimostrare o che nessun rimprovero di scarsa diligenza o di imperizia può essergli mosso, o che, pur essendovi stato un suo inesatto adempimento, questo non ha avuto alcuna incidenza eziologica nella produzione del danno.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. unite, 29 novembre 2013, n. 26777.
(NOTAIO E ARCHIVI NOTARILI – PROCEDIMENTO DISCIPLINARE)

Non è previsto debba darsi avviso al notaio dell'attività accertativa che l'organo abilitato all'iniziativa disciplinare possa avere svolto in funzione della formulazione della richiesta, il che implica che l'inizio del procedimento agli effetti dell'avviso si identifichi solo nella formulazione della richiesta di procedere disciplinarmente.

[ leggi il testo integrale]

Corte Costituzionale, 22 novembre 2013, n. 278
(ADOZIONE)

Va dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'articolo 28, comma 7, della legge 4 maggio 1983, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia), come sostituito dall'art. 177, comma 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali), nella parte in cui non prevede - attraverso un procedimento, stabilito dalla legge, che assicuri la massima riservatezza - la possibilità per il giudice di interpellare la madre - che abbia dichiarato di non voler essere nominata ai sensi dell'art. 30, comma 1, del d.P.R. 3 novembre 2000, n. 396 (Regolamento per la revisione e la semplificazione dell'ordinamento dello stato civile, a norma dell'articolo 2, comma 12, della legge 15 maggio 1997, n. 127) - su richiesta del figlio, ai fini di una eventuale revoca di tale dichiarazione, atteso che l'irreversibilità del segreto si pone in contrasto con gli artt. 2 e 3 Cost..

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 8 novembre 2013, n. 25213.
(ADOZIONE - Adottabilità (dichiarazione di))

In tema di adozione, deve essere confermata la decisione del merito che, con giustificata motivazione, evidenzia una grave ed irreversibile inadeguatezza dei genitori, in relazione alle esigenze di sviluppo della minore, che finisce per configurarsi come mancanza di assistenza, giustificante la dichiarazione di adottabilità e ciò indipendentemente dall'età dei genitori.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 18 ottobre 2013, n. 23673.
(Compensazione)

Non opera il meccanismo della compensazione se non è certo il presunto credito vantato dal creditore nei confronti del debitore. Quest'ultimo, in tutti i casi di pagamento, ha l'onere di specificare il titolo al quale le somme versate si riferiscono.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 7 ottobre 2013, n. 22808.
(INTERESSI - Anatocismo )

Il mutuatario non può pretendere la cessazione dell'anatocismo per il solo fatto dell'intimazione del precetto e senza specificare adeguatamente le ulteriori ragioni di risoluzione anticipata del contratto.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 4 ottobre 2013, n. 22687
(DANNI - In genere)

È possibile la liquidazione equitativa del danno da fermo tecnico del veicolo a seguito di sinistro stradale anche in assenza di prova specifica, rilevando a tal fine la sola circostanza che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall'uso a cui esso era destinato. L'autoveicolo è, difatti, anche durante la sosta forzata, fonte di spesa (tassa di circolazione, premio di assicurazione) comunque sopportata dal proprietario, ed è altresì soggetto a un naturale deprezzamento di valore.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 3 ottobre 2013, n. 22601.
(OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Cessione del credito)

Il diritto di credito al risarcimento del danno non patrimoniale può costituire oggetto di cessione, a titolo oneroso o gratuito, ai sensi e nei limiti dell'art. 1260 c.c..

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. unite, 23 settembre 2013, n. 21672
(Ricorso - indicazione dei motivi e delle norme di diritto)

È inammissibile, per violazione dell'art. 366 bis c.p.c., applicabile "ratione temporis", il ricorso per cassazione nel quale il quesito di diritto si risolva in una generica istanza di decisione sull'esistenza della violazione di legge denunziata nel motivo. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto inammissibile il ricorso con il quale veniva posto un quesito circa la possibilità per il giudice, ai sensi degli art. 115 e 116 c.p.c., di fondare la propria decisione attenendosi a mere dichiarazioni difensive svolte in atti dai difensori delle parti in lite, senza chiarire l'errore di diritto imputato alla sentenza impugnata, in relazione alla concreta controversia).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. unite, 16 settembre 2013, n. 21108
(AFFIDAMENTO DEI MINORI – IN GENERE. SICUREZZA PUBBLICA - STRANIERI)

Non può essere rifiutato il nulla osta all'ingresso nel territorio nazionale, per ricongiungimento familiare, richiesto nell'interesse di minore cittadino extracomunitario, affidato a cittadino italiano residente in Italia con provvedimento di "kafalah" pronunciato dal giudice straniero, nel caso in cui il minore stesso sia a carico o conviva nel paese di provenienza con il cittadino italiano, ovvero gravi motivi di salute impongano che debba essere da questi personalmente assistito. (Principio enunciato ai sensi dell'art. 363 cod. proc. civ.).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 3 settembre 2013, n. 20137.
(Filiazione naturale - Alimenti)

L'obbligo del padre naturale, così come riconosciuto dalla sentenza del Tribunale e della Corte di Appello, di mantenere il figlio maggiorenne cessa quando questi comincia a percepire un reddito corrispondente alla professionalità acquisita in relazione alle normali e concrete condizioni di mercato, anche se l'inserimento ab origine nella famiglia paterna gli avrebbe garantito una posizione sociale migliore.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 30 agosto 2013, n. 19963.
(CIRCOLAZIONE STRADALE – DANNI A PERSONE TRASPORTATE)

Le direttive europee esprimono la superiore ratio legis Europae in tema di solidarietà nella materia particolare della circolazione dei veicoli, aerei e natanti, prevedendo una solidarietà tra gli autori del danno e le assicurazioni. Il terzo trasportato, anche se proprietario del veicolo e contraente, ha sempre diritto al risarcimento integrale da parte dell'assicuratore.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 28 agosto 2013, n. 19790.
(PERSONA FISICA E DIRITTI DELLA PERSONALITÀ - Riservatezza (privacy) - tutela dei dati nominativi)

Costituisce violazione della disciplina in materia dei dati personali - con conseguente risarcimento dei danni - la divulgazione, all'interno di un procedimento giurisdizionale, dei dati personali del giudice di primo grado al fine di screditare una sentenza da lui emessa.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un, 29 luglio 2013, n. 18191.
(ORDINAMENTO GIUDIZIARIO-DISCIPLINA DEI MAGISTRATI)


Cass. civ., sez. unite, 28 giugno 2013, n. 16305
(COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA – LIBERTA’ DI RELIGIONE)

In tema di intese tra lo Stato e le confessioni religiose diverse dalla cattolica, di cui all'art. 8, terzo comma, Cost., la deliberazione del Consiglio dei Ministri che, ai sensi dell'art. 2, comma 3, lett. l), della legge n. 400 del 1988, rifiuti l'apertura della trattativa a cagione della non qualificabilità confessionale e religiosa dell'associazione richiedente (nella specie, Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) non ha natura di atto politico ed è, quindi, sindacabile dal giudice amministrativo, poiché l'interesse fatto valere dall'istante riposa sui precetti costituzionali che fondano i diritti di libertà religiosa e negare la sindacabilità del diniego di trattativa equivarrebbe a privare di tutela il soggetto richiedente, aprendo la strada ad una discrezionalità foriera di discriminazioni.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. vi, 28 giugno 2013, n. 16364
(DIVISIONE - Divisione ereditaria - in genere)

Il coerede che sul bene da lui posseduto abbia eseguito delle migliorie, può pretendere, in sede di divisione, non già l'applicazione dell'art. 1150 comma 5 c.c., secondo cui è dovuta un'indennità pari all'aumento di valore della cosa in conseguenza dei miglioramenti, ma, quale mandatario o utile gestore degli altri partecipanti alla comunione ereditaria, il rimborso delle spese sostenute per materiali o manodopera.

 

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. ii, 21 giugno 2013, n. 15711.
(Contratto di APPALTO)

In tema di appalto, l'art. 1665 cod. civ., pur non enunciando la nozione di accettazione tacita dell'opera, indica i fatti e i comportamenti dai quali deve presumersi la sussistenza dell'accettazione da parte del committente e, in particolare, al quarto comma prevede come presupposto dell'accettazione (da qualificare come tacita) la consegna dell'opera al committente (alla quale è parificabile l'immissione nel possesso) e come fatto concludente la "ricezione senza riserve" da parte di quest'ultimo anche se "non si sia proceduto alla verifica". Bisogna, però, distinguere tra atto di "consegna" e atto di "accettazione" dell'opera: la consegna costituisce un atto puramente materiale che si compie mediante la messa a disposizione del bene a favore del committente, mentre l'accettazione esige, al contrario, che il committente esprima (anche "per facta concludentia") il gradimento dell'opera stessa, con conseguente manifestazione negoziale la quale comporta effetti ben determinati, quali l'esonero dell'appaltatore da ogni responsabilità per i vizi e le difformità dell'opera ed il conseguente suo diritto al pagamento del prezzo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. ii, 30 aprile 2013, n. 10183
(OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Caparra)

In tema di caparra confirmatoria, il principio per il quale, in forza dell'art. 1385 c.c., la parte non inadempiente ha facoltà di recedere dal contratto ritenendo la caparra ricevuta o esigendone il doppio rispetto a quella versata, non è applicabile tutte le volte in cui la parte non inadempiente, anziché recedere dal contratto, si avvalga del rimedio ordinario della risoluzione del negozio, perdendo, in tal caso, la funzione di liquidazione convenzionale anticipata del danno.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. unite, 05 aprile 2013, n. 8348
(PRESCRIZIONE E DECADENZA IN MATERIA CIVILE - Decorrenza)

In tema di risarcimento del danno derivato dalla circolazione stradale, nel caso in cui l'estinzione del reato dipenda dalla morte del reo, il danneggiato, parte civile nel procedimento penale, è sì nuovamente investito dell'onere di riattivarsi sul piano processuale entro il più breve termine biennale, ma ciò solo dal momento in cui sia divenuta irrevocabile la sentenza penale dichiarativa di quella estinzione, avendo egli, sino a quella data, l'indiscutibile diritto a riporre un legittimo affidamento sull'effetto conservativo dell'azione civile.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 27 marzo 2013, n. 7791
(OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Interpretazione del contratto - conservazione del contratto)

In tema di interpretazione del contratto, il criterio ermeneutico contenuto nell'art. 1367 c.c. - secondo il quale, nel dubbio, il contratto o le singole clausole devono interpretarsi nel senso in cui possono avere qualche effetto, anziché in quello secondo cui non ne avrebbero alcuno - va inteso non già nel senso che è sufficiente il conseguimento di qualsiasi effetto utile per una clausola, per legittimarne una qualsivoglia interpretazione pur contraria alle locuzioni impiegate dai contraenti, ma che, nei casi dubbi, tra possibili interpretazioni, deve tenersi conto degli inconvenienti cui può portare una (o più) di esse e perciò evitando di adottare una soluzione che la renda improduttiva di effetti. Ne consegue che detto criterio - sussidiario rispetto al principale criterio di cui all'art. 1362, primo comma, c.c. - condivide il limite comune agli altri criteri sussidiari, secondo cui la conservazione del contratto, cui esso è rivolto, non può essere autorizzata attraverso una interpretazione sostitutiva della volontà delle parti, dovendo in tal caso il giudice evitarla e dichiarare, ove ne ricorrano gli estremi, la nullità del contratto.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 26 marzo 2013, n. 7581
(FILIAZIONE - Filiazione legittima – disconoscimento)

Il dies a quo del termine annuale per l'azione di disconoscimento della paternità del figlio concepito durante il matrimonio va collocato nel momento della scoperta dell'adulterio, intesa quale conoscenza della relazione o dell'incontro di carattere sessuale della donna con altro uomo, idonei a determinare il concepimento del figlio che s'intende disconoscere.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 19 febbraio 2013, n. 4029
(RESPONSABILITÀ CIVILE - Professionisti - medici e paramedici)

Va riconosciuta le responsabilità del ginecologo che consiglia il ricovero di urgenza ma non fornisce informazioni sulle cure necessarie e, soprattutto, non avvisa i chirurghi della necessità di evitare interventi ablatori su un soggetto giovane ed integro e dunque in grado, se adeguatamente curato, di procreare; infatti, non è giuridicamente corretto il ragionamento di scissione tra fatto dannoso, invalidante, eseguito in una casa di cura non attrezzata per una situazione di emergenza, e la condotta omissiva e negligente del medico curante, che consiglia il ricovero e non interviene per dare ai medici che operano in condizioni di urgenza le necessarie informazioni sulle cure, i farmaci assunti.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 14 febbraio 2013, n. 3715
(NOTAIO E ARCHIVI NOTARILI - Contravvenzioni e sanzioni)

In tema di responsabilità disciplinare del notaio, è applicabile la disciplina introdotta dalla legge n. 248/2006, di conversione del d.l. n. 223/2006, abrogativa (con l'art. 2, comma 1, lett. a) delle disposizioni legislative e regolamentari che prevedono, con riferimento alle attività libero professionali e intellettuali, l'obbligatorietà di tariffe fisse o minime. Pertanto il notaio che offra, anche sistematicamente, la propria prestazione ad onorari e compensi più contenuti rispetto a quelli derivanti dall'applicazione della tariffa notarile, non pone in essere, per ciò solo, un comportamento di illecita concorrenza, essendone venuta meno la rilevanza sul piano disciplinare della relativa condotta.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 29 gennaio 2013, n. 2071
(NOTAIO E ARCHIVI NOTARILI – Responsabilità)

L'obbligo di effettuare le visure catastali incombe al notaio officiato della stipulazione di un contratto di trasferimento immobiliare anche in caso di utilizzazione della forma della scrittura privata autenticata.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 28 gennaio 2013, n. 1807
(FALLIMENTO - Azione revocatoria fallimentare)

Ai fini della revocatoria fallimentare di cui all'art. 67, primo comma, numero 3, l.f., qualora venga stipulato un mutuo con concessione di ipoteca al solo fine di garantire, attraverso l'acquisto di titoli dati poi in pegno al mutuante, una precedente esposizione dello stesso soggetto o di terzi, è configurabile fra i due negozi - mutuo ipotecario e costituzione di pegno - un collegamento funzionale, ed è individuabile il motivo illecito perseguito, rappresentato dalla costituzione di un'ipoteca per debiti preesistenti non scaduti.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. lav., 8 gennaio 2013, n. 212
(LAVORO SUBORDINATO (Rapporto di) - Diritti e doveri delle parti - fedeltà, divieto di concorrenza)

La previsione della risoluzione del patto di non concorrenza rimessa all'arbitrio del datore di lavoro concreta una clausola nulla per contrasto con norme imperative.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. VI, 21 dicembre 2012, n. 23733
(STRADE - Strada - privata o pubblica)

Ai fini dell'applicabilità della disciplina stradale non rileva tanto la proprietà della strada, bensì la destinazione di essa ad uso pubblico (confermata, nella specie, la sanzione inflitta ad un uomo per aver occupato abusivamente una strada con del materiale edile e delle fioriere; il giudice di secondo grado aveva affermato che la strada in oggetto era da considerarsi ad uso pubblico in ragione della presenza di numerazione civica, di pubblica illuminazione, e di libera accessibilità della stessa, collegata alla rete viaria pubblica senza alcun tipo di chiusura della strada).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 20 dicembre 2012, n. 23707
(AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO)

La figura dell'amministratore di sostegno mira ad offrire uno strumento d'assistenza alla persona carente di autonomia a causa della condizione d'infermità o incapacità in cui versa che, calibrato dal giudice tutelare rispetto al grado d'intensità di tale situazione, consente di escludere gli interventi più invasivi degli istituti tradizionali posti a tutela degli incapaci, quali l'interdizione e l'inabilitazione. L'intervento giudiziario, in coerenza con questa finalità, non può che essere contestuale al manifestarsi dell'esigenza di protezione del soggetto, dunque della situazione d'incapacità o infermità da cui quell'esigenza origina, che, secondo il contesto normativo di riferimento, rappresenta presupposto dello stesso istituto e non già dei suoi soli effetti (nella specie, la Corte ha respinto la richiesta di una donna di nominare preventivamente l'amministratore di sostegno da lei indicato in una scrittura privata autentica e destinato a fungere da garante per il rispetto del testamento biologico da lei predisposto).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 19 dicembre 2012, n. 23452
(USUCAPIONE)

L'attività di edificazione conserva la sua positiva valutabilità quale dimostrazione di possesso valido all'usucapione anche se il manufatto presenti profili di contrarietà alla legge urbanistica.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 7 novembre 2012, n. 19265
(LAVORO AUTONOMO - Professioni intellettuali – recesso)

L'art. 2237 c.c. ammette la facoltà di recedere indipendentemente da quello che è stato il comportamento del prestatore d'opera intellettuale, ossia prescindendo dalla presenza o meno di giusti motivi a carico di quest'ultimo. Tale amplissima facoltà ha come contropartita l'imposizione a carico del cliente dell'obbligo di rimborsare il prestatore delle spese sostenute e di corrispondergli il compenso per l'opera da lui svolta, mentre nessuna indennità è prevista, a differenza di quanto prescritto dall'art. 2227 c.c., per il mancato guadagno (nella specie, una donna, dopo aver versato una parte della somma dovuta, desisteva dall'intenzione di sottoporsi ad un interevento chirurgico, pertanto chiedeva ed otteneva la restituzione delle somme versate).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 29 ottobre 2012, n. 18587
(OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Interpretazione del contratto - accertamento del giudice di merito: incensurabilità in Cassazione)

L'interpretazione del contratto, mirando a determinare una realtà storica ed obiettiva, qual è la volontà delle parti espressa nel contratto, è tipico accertamento in fatto istituzionalmente riservato ai giudice del merito, censurabile in sede di legittimità soltanto per violazione dei canoni legali d'ermeneutica contrattuale posti dagli artt. 1362 ss. c.c., oltre che per vizi di motivazione nell'applicazione di essi: pertanto, onde far valere una violazione sotto entrambi i due profili, il ricorrente per cassazione deve, non solo fare esplicito riferimento alle regole legali d'interpretazione mediante specifica indicazione delle norme asseritamene violate ed ai principi in esse contenuti, ma è tenuto, altresì, a precisare in qual modo e con quali considerazioni il giudice del merito si sia discostato dai canoni legali assuntivamente violati o questi abbia applicati sulla base di argomentazioni illogiche od insufficienti.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 25 ottobre 2012, n. 18320
(AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO)

La valutazione della congruità e conformità del contenuto dell'amministrazione di sostegno alle specifiche esigenze del beneficiario appartiene all'apprezzamento del giudice di merito, il quale deve tenere conto essenzialmente del tipo di attività che deve essere compiuta per conto dell'interessato, della gravità e durata della malattia o della situazione di bisogno in cui versa l'interessato, nonché di tutte le altre circostanze caratterizzanti la fattispecie. Non costituisce condizione necessaria per l'applicazione di tale misura la circostanza che il beneficiario abbia chiesto o accettato il sostegno ovvero abbia indicato la persona da nominare o i bisogni concreti da soddisfare.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 23 ottobre 2012, n. 18175
(SEPARAZIONE DEI CONIUGI - Assegno al coniuge separato - natura e criteri di determinazione)

Condizione essenziale per il sorgere del diritto al mantenimento in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione è che questi sia privo di adeguati redditi propri, ossia di redditi che gli consentano di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, nonché che sussista una disparità economica tra i coniugi (cassata, nella specie, la decisione dei giudici di merito, che non avevano considerato, quale indispensabile elemento di riferimento ai fini dell'attribuzione e della valutazione di congruità dell'assegno, il contesto sociale nel quale i coniugi avevano vissuto durante la convivenza, quale situazione condizionante la qualità e la quantità dei bisogni emergenti).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 19 ottobre 2012, n. 18091
(APPALTO TRA PRIVATI - Garanzia - per le difformità e i vizi dell'opera)

In tema di appalto, nel caso in cui l'opera sia stata realizzata in violazione delle prescrizioni pattuite o delle regole tecniche, il committente, convenuto per il pagamento del prezzo, può, al fine di paralizzare la pretesa avversaria, opporre in via di eccezione le difformità e i vizi dell'opera, non occorrendo, al detto fine, la proposizione, in via riconvenzionale, di una domanda di risoluzione.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 16 ottobre 2012, n. 17683
(SPESE GIUDIZIALI IN MATERIA CIVILE - Condanna alle spese)

La dichiarazione della cessazione della materia del contendere, giustificata dall'intervenuto spontaneo adempimento della prestazione prima della notifica del decreto ingiuntivo, non esclude la legittimità della richiesta del decreto ingiuntivo e la infondatezza, nel merito, dell'opposizione, rendendosi così necessario, ai fini della regolamentazione delle spese di lite, fare ricorso al criterio della soccombenza virtuale.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 2 ottobre 2012, n. 16781
(IMPOSTE IN GENERE – Accertamento)

Il controllo automatizzato deve essere preceduto dalla comunicazione al contribuente soltanto nell'ipotesi in cui sussistano errori dello stesso contribuente.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 2 ottobre 2012, n. 16783
(GIUSTO PROCESSO - Tempo ragionevole e riparazione per l'eccessiva durata dei processi)

In tema di equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo, l'art. 4 della legge 24 marzo 2001, n. 89, nella parte in cui prevedeva la facoltà di agire per l'indennizzo in pendenza del processo presupposto (secondo la disposizione ante d.l. 83/2012), non consente di far decorrere il relativo termine di prescrizione prima della scadenza del termine decadenziale previsto dal medesimo art. 4 per la proposizione della domanda, in tal senso deponendo, oltre all'incompatibilità tra la prescrizione e la decadenza, se riferite al medesimo atto da compiere, la difficoltà pratica di accertare la data di maturazione del diritto, avuto riguardo alla variabilità della ragionevole durata del processo in rapporto ai criteri previsti per la sua determinazione, nonché il frazionamento della pretesa indennitaria e la proliferazione di iniziative processuali che l'operatività della prescrizione in corso di causa imporrebbe alla parte, in caso di ritardo ultradecennale nella definizione del processo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 26 settembre 2012, n. 16414
(ADOZIONE - Adottabilità (dichiarazione di))

Va confermato lo stato di adottabilità del minore ospitato presso una casa-famiglia se, da un lato, la madre risulta affetta da grave disagio psichico, dall'altro il padre si è recato raramente a visitarlo, manifestando altresì un comportamento "intensivo", "invasivo" e "direttivo" nei suoi confronti e le caratteristiche della sua personalità destano preoccupazione in relazione allo sviluppo psico-fisico del minore stesso.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 11 settembre 2012, n. 15158
(FILIAZIONE - Dichiarazione giudiziale (Filiazione naturale) - di maternità e paternità)

In tema di dichiarazione giudiziale di paternità, la contrarietà all'interesse del minore può sussistere solo in caso di concreto accertamento di una condotta del preteso padre tale da giustificare una dichiarazione di decadenza dalla potestà genitoriale, ovvero di prova dell'esistenza di gravi rischi per l'equilibrio affettivo e psicologico del minore e per la sua collocazione sociale. Tali rischi devono risultare da fatti obbiettivi, emergenti dalla pregressa condotta di vita del preteso padre. ed, in mancanza di essi, l'interesse del minore va ritenuto di regola sussistente, a prescindere dai rapporti di affetto che possano in concreto Instaurarsi con il presunto genitore e dalla disponibilità di questo ad instaurarli, avendo riguardo al miglioramento obiettivo della sua situazione in relazione agli obblighi giuridici che ne derivano per il preteso padre.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 6 settembre 2012, n. 14930
(OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Obbligazioni – solidali. )

La ratio dell'art. 1294 c.c è quella di tutelare l'interesse del creditore a disporre, ai sensi dell'art. 1292 c.c., della facoltà di una sola esecuzione nei confronti del patrimonio prescelto, ove più di uno siano gli obbligati e le parti contrattualmente nella loro autonomia abbiano previsto una non parzialità della assunta obbligazione.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 2 agosto 2012, n. 13892
(GRATUITO PATROCINIO IN MATERIA CIVILE (Patrocinio dei non abbienti))

In tema di patrocinio a spese dello Stato, il decreto con il quale il tribunale liquida il compenso all'avvocato ha natura decisoria e carattere definitivo; ne conseguono, da un lato l'impugnabilità ai sensi dell'art. 111 cost. e, dall'altro, la non revocabilità in via di autotutela da parte dell'autorità giudiziaria che lo ha emesso, la quale ha consumato, con l'adozione del medesimo, il proprio potere decisionale a tal riguardo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 2 agosto 2012, n. 13912
(DANNI - Valutazione e liquidazione - danno emergente e lucro cessante)

Il mancato guadagno di cui all'art. 1223 c.c. è da ritenersi l'incremento patrimoniale netto che la parte adempiente avrebbe conseguito mediante la realizzazione del contratto e che è venuto a mancare per la risoluzione per l'inadempimento della controparte.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 2 agosto 2012, n. 13894
(CIRCOLAZIONE STRADALE - Velocità – accertamento)

Il mancato rilascio dello scontrino non inficia la validità della multa per eccesso di velocità rilevata dalla polizia con uno strumento telelaser omologato.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 1 agosto 2012, n. 13796
(GIURISDIZIONE CIVILE - Giurisdizione ordinaria e amministrativa: impiego pubblico)

Va dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario in ordine alla domanda di trasformazione del rapporto di formazione e lavoro in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato di ruolo promossa da un dipendente dell'Inail nei confronti dell'Istituto; mentre va dichiarata la giurisdizione del giudice amministrativo per la domanda relativa all'ammissione a partecipare alle prove selettive indette dall'INAIL per il passaggio dalla posizione ordinamentale di ruolo B alla posizione C.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 27 luglio 2012, n. 13404
(LOCAZIONE DI COSE - Rinnovazione – tacita)

Al fine di dimostrare il tacito rinnovo del contratto di locazione a tempo determinato, non è sufficiente la mera permanenza del conduttore nei locali, dopo la scadenza del termine finale, ma occorre che risulti in termini inequivoci la volontà di entrambe le parti, non quella del solo conduttore, di mantenerlo in vita, e che a tale scopo non bastano né il silenzio serbato dal locatore a fronte del protrarsi dell'occupazione di fatto, né l'accettazione del pagamento dei canoni da parte di lui.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 27 luglio 2012, n. 13509
(Condominio negli edifici - balconi e terrazzi di uso esclusivo)

I balconi aggettanti, i quali sporgono dalla facciata dell'edificio, costituiscono solo un prolungamento dell'appartamento dal quale protendono e, non svolgendo alcuna funzione di sostegno né di necessaria copertura dell'edificio - come, viceversa, accade per le terrazze a livello incassate nel corpo dell'edificio - non possono considerarsi a servizio dei piani sovrapposti e, quindi, di proprietà comune dei proprietari di tali piani e ad essi non può applicarsi il disposto dell'art. 1125 c.c..I balconi aggettanti, pertanto, rientrano nella proprietà esclusiva dei titolari degli appartamenti cui accedono.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 24 luglio 2012, n. 12977
(SEPARAZIONE DEI CONIUGI - Casa coniugale)

Può farsi luogo ad assegnazione della casa coniugale ad uno dei coniugi, nell'interesse preminente dei figli minori - cui può assimilarsi quello dei figli maggiorenni non autosufficienti economicamente e dei soggetti maggiorenni portatori di handicap grave - purché la casa coniugale sia stata abitata dai coniugi e dai figli, fino all'instaurazione del procedimento di separazione o quantomeno fino a poco tempo prima, in modo da mantenere il figlio nel proprio ambiente abituale.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 19 giugno 2012, n. 10027
(PROCEDIMENTO CIVILE - Sospensione del processo)

Fuori dei casi in cui sia espressamente disposto che un giudizio debba rimanere sospeso sino a che un altro da cui dipenda sia definito con decisione passata in giudicato, intervenuta nel primo decisione in primo grado, il secondo di cui sia stata in quel grado ordinata la sospensione può essere ripreso dalla parte che vi abbia interesse entro il termine dal passaggio in giudicato della detta decisione stabilito dall'art. 297 c.p.c. Definito il primo giudizio senza che nel secondo la sospensione sia stata disposta o ripreso il secondo giudizio dopo che il primo sia stato definito, la sospensione del secondo può solo essere pronunziata sulla base dell'art. 337, secondo comma, c.p.c., dal giudice che ritenga di non poggiarsi sull'autorità della decisione pronunziata nel primo giudizio.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 18 giugno 2012, n. 9944
(FILIAZIONE - Filiazione naturale – cognome)

In tema di riconoscimento del figlio naturale e dell'aggiunta del cognome del padre a quello della madre, la difficile relazione sentimentale fra i genitori non può incidere sul diritto del padre e della minore a una identificazione della propria discendenza genitoriale e biologica (nella specie, la Corte ha respinto la tesi avanzata dalla madre, che aveva evidenziato la pessima reputazione dell'uomo, soprattutto alla luce dei difficili rapporti e del mancato mantenimento. La Corte ha ritenuto prevalente l'interesse della minore, a cui non nuoce l'aggiunta del cognome paterno, post-posto a quello materno).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 18 giugno 2012, n. 9931
(COMODATO)

In tema di locazione, se la ospitalità, anche non temporanea e protratta nel tempo, non concreta ipotesi di presunzione di sublocazione e se da essa neppure è dato presumere una detenzione autonoma dell'immobile locato derivante da un concesso comodato, si deve necessariamente ritenere che la semplice durata di tale permanenza, in assenza di altre circostanze, non può essere assunta ad indizio grave e determinante idoneo a provare l'esistenza di una sublocazione o di un contratto di comodato.

[ leggi il testo integrale]

CASS. CIV., SEZ. I, 12 GIUGNO 2012, N. 9546
(SEPARAZIONE DEI CONIUGI - Figli (provvedimenti relativi ai) – affidamento.)

L'art. 155 c.c.. consente al giudice di fissare le modalità della presenza dei figli presso ciascun genitore e di adottare ogni altro provvedimento ad essi relativo, attenendosi al criterio fondamentale rappresentato dal superiore interesse alla salute e ad una crescita serena ed equilibrata, in applicazione degli artt. 30 e 31 Cost.. L'esercizio in concreto di tale potere può assumere anche profili relativi ai diritti e alle libertà fondamentali individuali, ove le relative esteriorizzazioni determinino conseguenze pregiudizievoli per la prole che vi presenzi, compromettendone la salute psico-fisica e lo sviluppo (nella specie, la Corte ha confermato le statuizioni dei giudici del merito che, nell'ambito di un affido condiviso, avevano obbligato la madre ad astenersi da qualsiasi condotta di coinvolgimento del piccolo nella propria scelta religiosa. Tale decisione non era basata su soggettivi pregiudizi religiosi o per i connotati propri del movimento a cui apparteneva la donna, ma trovava fondamento negli effetti, specificamente evidenziati, dannosi per l'equilibrio e la salute psichica del bambino, ancora in tenera età, indotti dai contegni materni conseguenti e correlati all'adesione a tale confessione religiosa ed inseritisi in un contesto di vita del minore già reso particolarmente delicato dalla separazione dei genitori).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 11 giugno 2012, n. 9432
(APPELLO CIVILE - Appellabilità - sentenze secondo equità)

Ai fini della ammissibilità dell'appello per le sentenze pronunciate dal giudice di pace secondo equità (art. 113, secondo comma c.p.c..), nei limiti di cui all'art. 339, terzo comma, c.p.c., (come novellato dal d.lg. 2 febbraio 2006, n. 40, applicabile ratione temporis), non rileva se le suddette sentenze siano pronunciate secondo diritto o secondo equità, ma il valore della controversia, da determinarsi - indipendentemente dal valore dichiarato per il contributo unificato - applicando analogicamente le norme di cui agli art. 10 e segg. c.p.c. in tema di competenza. Di conseguenza, in presenza di una domanda determinata nell'ammontare, inferiore al limite quantitativo previsto per la giurisdizione di equità, che si accompagni ad una richiesta generica di maggior somma conforme a giustizia (salvo che quest'ultima possa considerarsi mera clausola di stile sulla base delle risultanze di causa), essendo indeterminata la somma richiesta, la domanda, in difetto di tempestiva contestazione, si presume, ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 14 c.p.c., pari al limite massimo della competenza per valore del giudice adito in ragione della natura della domanda (art. 7 c.p.c.) e, quindi, nella misura al di sopra del limite della giurisdizione equitativa. Consegue l'appellabilità secondo le regole generali e non nei limiti di cui all'art. 339.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 6 novembre 2012, n. 19075
(MEDIAZIONE - Responsabilità del mediatore)

In tema di responsabilità del mediatore, non rientra nella comune ordinaria diligenza, alla quale il mediatore deve conformarsi nell'adempimento della prestazione ai sensi dell'art. 1176 c.c., lo svolgimento, in difetto di particolare incarico, di specifiche indagini di tipo tecnico giuridico, dovendosi ritenere pertanto che in caso di intermediazione in compravendita immobiliare, non può considerarsi compreso nella prestazione professionale del mediatore l'obbligo di accertare, previo esame dei registri immobiliari, la libertà dell'immobile oggetto della trattativa da trascrizioni ed iscrizioni pregiudizievoli

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 5 giugno 2012, n. 9094
(PROPRIETÀ - Immissioni (di fumo, di rumori, di odori, etc.))

Le immissioni di rumori e di gas provocati dall'uso del garage da parte dei condomini e che derivano dalla sosta dei veicoli in caso di incrocio e dall'utilizzo in salita della rampa non possono ritenersi tali da risultare intollerabili, attesa la non frequenza della prima ipotesi e la velocità comunque moderata dei veicoli imposta dallo stato dei luoghi (respinta, nella specie, la domanda di ripristino dello stato dei luoghi avanzata da un condomino che lamentava un aggravamento apprezzabile delle condizioni abitative in seguito ai lavori effettuati dal condominio per regolarizzare l'accesso ai box).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 4 giugno 2012, n. 8928
(SEPARAZIONE DEI CONIUGI - Addebito (già "colpa") – condizioni)

La condotta tenuta da uno dei coniugi dopo la separazione e in prossimità di essa, se pure priva di efficacia autonoma nel determinare l'intollerabilità della convivenza, può comunque essere valutata dal giudice quale elemento per valutare la condotta pregressa ai fini del giudizio di addebitabilità (confermato, nella specie, l'addebito della separazione in capo al marito, che aveva tenuto un comportamento violento. In particolare, la Corte ha sottolineato che in presenza di gravi condotte lesive tenute da un coniuge nei confronti dell'altro, il giudice è esonerato dal dovere di comparare con esse, ai fini dell'addebitabilità, il comportamento del coniuge che sia vittima delle violenze).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 29 maggio 2012, n. 8548
(CONTRATTI BANCARI)

In tema di contratti bancari, secondo quanto previsto dagli artt. 6 e 4 legge n. 154/92 e 118 D.Lg. n. 385/93, in ipotesi di variazioni delle condizioni contrattuali in senso sfavorevole per il cliente, l'obbligo di comunicazione al cliente medesimo sussiste per la banca solamente se ed in quanto essa abbia esercitato il diritto, contrattualmente previsto, di variare unilateralmente, ed in senso sfavorevole alla controparte, talune condizioni del contratto medesimo. Tale obbligo non sussiste allorchè si tratti di variazione determinata da fattori (ad esempio, come nella specie, relativo all'ammortamento semestrale del rateo di mutuo in correlazione con la variazione dell'ECU rispetto alla lira) di carattere oggettivo e natura aleatoria, già previsti nel contratto. In tal caso, infatti, non si tratta di modifica unilaterale del contratto, e, comunque, di essa il cliente risulta essersi, in ogni caso, già preventivamente assunto il relativo rischio.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 29 maggio 2012, n. 8516
(DIFESA E DIFENSORE NEL PROCESSO PENALE - Patrocinio dei non abbienti - provvedimenti e impugnazioni)

Posto che il procedimento di opposizione ex art. 170 d.p.r. 115/2002 (al decreto di liquidazione dei compensi a custodi ed ausiliari del giudice ed al decreto di liquidazione degli onorari dovuti ai difensori di patrocinati a spese dello Stato) presenta, anche se riferito a liquidazioni inerenti ad attività espletate ai fini di giudizio penale, carattere di autonomo giudizio contenzioso avente ad oggetto controversia di natura civile incidente su situazione soggettiva dotata della consistenza di diritto soggettivo patrimoniale, parte necessaria dei procedimenti suddetti deve considerarsi ogni titolare passivo del rapporto di debito oggetto del procedimento; con la conseguenza che in tale prospettiva finalistica va letta la previsione di cui all'art. 170 d.p.r. 115/2002 e che, nei procedimenti di opposizione a liquidazioni inerenti a giudizi civili e penali suscettibili di restare a carico dell'"erario", anche quest'ultimo, identificato nel Ministero della Giustizia, è parte necessaria.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 28 maggio 2012, n. 8498
(COMUNIONE E CONDOMINIO - Condominio negli edifici - amministratore, attribuzioni e provvedimenti)

Il nuovo amministratore di un condominio, se non autorizzato dai partecipanti alla comunione, non ha il potere di approvare incassi e spese condominiali risultanti dai prospetti sintetici consegnatigli dal precedente amministratore e pertanto l'accettazione di tali documenti non costituisce prova idonea del debito nei confronti di quest'ultimo da parte dei condomini per l'importo corrispondente al disavanzo tra le rispettive poste contabili, spettando invece all'assemblea dei condomini approvare il conto consuntivo, onde confrontarlo con il preventivo ovvero valutare l'opportunità delle spese affrontate d'iniziativa dell'amministratore.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 25 maggio 2012, n. 8352
(SUCCESSIONE TESTAMENTARIA - Disposizioni testamentarie)

È valida la clausola del testamento con la quale il testatore manifesti la propria volontà di escludere dalla propria successione alcuni dei successibili (nel caso di specie, la clausola recitava "escludo da ogni mio avere i miei cugini", non seguita da alcuna clausola di carattere dispositivo).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. trib., 23 maggio 2012, n. 8129
(COSA GIUDICATA IN MATERIA PENALE - Efficacia delle sentenze di assoluzione nel giudizio amministrativo e nel giudizio civile)

Ai sensi dell'art. 654 c.p.p., l'efficacia vincolante del giudicato penale non può operare automaticamente nel processo tributario, poiché in questo, da un lato, vigono le limitazioni in materia di prova di cui all'art. 7 comma 4 d.lg. n. 546 del 1992, e dall'altro, possono valere anche presunzioni semplici, di per sé non idonee a supportare una pronuncia penale di condanna. Pertanto non è possibile attribuire, alla sentenza penale irrevocabile emessa in materia di reati fiscali, alcuna automatica autorità di cosa giudicata, anche qualora i fatti esaminati in sede penale siano gli stessi sui quali si fonda l'accertamento tributario.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 22 maggio 2012, n. 8077
(CITAZIONE IN MATERIA CIVILE - Nullità della citazione)

La dichiarazione di nullità della citazione che si produce, ai sensi dell'art. 164 comma 4 c.p.c., nel caso in cui il "petitum" venga del tutto omesso o risulti assolutamente incerto, ovvero qualora manchi del tutto l'esposizione dei fatti costituenti la ragione della domanda, postula una valutazione che tenga conto, nell'identificazione dell'oggetto della domanda, dell'insieme delle indicazioni contenute nell'atto di citazione e nei documenti ad esso allegati, determinandosi la nullità soltanto qualora, all'esito del predetto scrutinio, l'oggetto della domanda risulti assolutamente incerto. Questo elemento deve peraltro essere vagliato coerentemente con la "ratio" ispiratrice della norma (consistente essenzialmente nell'esigenza di mettere immediatamente il convenuto nelle condizione di predisporre una adeguata linea di difesa e di individuare agevolmente ciò che l'attore chiede e per quali ragioni), che impone all'attore di specificare sin dall'atto introduttivo, a pena di nullità, l'oggetto della sua domanda. La nullità dell'atto di citazione può peraltro essere dichiarata soltanto nel caso in cui l'incertezza dell'oggetto della domanda investa il contenuto dell'atto nella sua interezza: qualora, viceversa, sia possibile individuare una o più domande sufficientemente determinate nei loro elementi essenziali, gli eventuali difetti relativi ad altre domande potranno comportare soltanto l'improponibilità di queste ultime, ma non la nullità della citazione nella sua interezza.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 16 maggio 2012, n. 7630
(OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Risoluzione del contratto per inadempimento - importanza dell'inadempimento)

In materia di responsabilità contrattuale, la valutazione della sua gravità, ai fini della risoluzione del contratto, ai sensi dell'art. 1455 c.c., costituisce questione di fatto, rimessa al prudente apprezzamento del giudice del merito, ed è insindacabile in sede di legittimità se sorretta da motivazione congrua ed immune da vizi logici e giuridici.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 15 maggio 2012, n. 7626
(GIURISDIZIONE CIVILE - Giurisdizione ordinaria e amministrativa: impiego pubblico)

Mentre le controversie aventi ad oggetto l'atto di nomina del dirigente pubblico appartengono alla giurisdizione del giudice amministrativo, le controversia che hanno origine da vicende che conducono allo scioglimento del rapporto appartengono alla giurisdizione ordinaria.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 15 maggio 2012, n. 7525
(CASSAZIONE CIVILE – Ricorso)

Contro l'ordinanza del Tribunale che libera un immobile dall'ipoteca, non è ammissibile il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111, c. 7, Cost. Il provvedimento, pur essendo decisorio, manca del carattere di definitività: quindi ben può essere discusso in sede di cognizione piena.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 15 maggio 2012, n. 7543
(PRESCRIZIONE E DECADENZA IN MATERIA CIVILE - Prescrizioni brevi - fatto costituente reato)

Nel caso in cui l'illecito civile sia considerato dalla legge come reato, ma il giudizio penale non sia stato promosso, anche se per mancata presentazione della querela, l'eventuale più lunga prescrizione prevista per il reato si applica anche all'azione di risarcimento, a condizione che il giudice civile accerti, incidenter tantum, e con gli strumenti probatori ed i criteri propri del procedimento civile, la sussistenza di una fattispecie che integri gli estremi di un fatto - reato in tutti i suoi elementi costitutivi, soggettivi ed oggettivi, e la prescrizione stessa decorre dalla data del fatto. È, infatti, irrilevante, ai predetti fini, che non sia stata iniziata l'azione penale perché la sostituzione del più lungo termine non è condizionata al concreto inizio dell'azione penale contro il soggetto dell'atto illecito.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 9 maggio 2012, n. 7051
(ESECUZIONE FORZATA - Opposizione all'esecuzione)

Una volta che il soggetto interessato, proponendo l'opposizione ex art. 617 c.p.c., mostri necessariamente - proprio perché propone l'opposizione - di avere avuto conoscenza dell'atto impugnato, ancorché non gliene sia stata fatta rituale comunicazione o prima che gli venga comunicato un atto del procedimento successivo, idoneo a fargli acquisire necessariamente la conoscenza (o il dovere di conoscenza) degli atti precedenti, fra cui quello non comunicato (o non ritualmente comunicato), rientra, tra gli oneri di allegazione connessi alla soggezione dell'opposizione agli atti ad un termine decadenziale decorrente dal compimento dell'atto nullo e dall'individuazione del dies a quo nella conoscenza, comunque acquisita, del provvedimento, indicare nell'atto di opposizione quando, in concreto e di fatto, sia stata acquisita detta conoscenza, nonché darne dimostrazione (sempreché la relativa prova non sia evincibile dai documenti prodotti dalla controparte o, comunque, acquisiti al processo), essendone l'opponente onerato sulla base del principio per cui incombe a chi deve agire nell'osservanza di un termine di decadenza, dare dimostrazione di averlo osservato (nella specie, l'opponente era venuto a conoscenza dell'iscrizione di ipoteca attraverso una posta prioritaria e non posta raccomandata).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 7 maggio 2012, n. 6850
(LOCAZIONE DI COSE - Canone – pagamento)

Non è mai consentito al conduttore autoridursi il canone sulla base di pretesi controcrediti, costituendo tale sua condotta un'alterazione del sinallagma contrattuale che determina uno squilibrio tra le prestazioni delle parti.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 7 maggio 2012, n. 6847
(AVVOCATO)

L'attività di difesa che si sostanzia nella partecipazione a numerose udienze e alla sottoscrizione della comparsa conclusionale e dell'atto di precetto, quando è basata sul contenuto della procura a margine della citazione, è a tutti gli effetti un'attività professionale da liquidare (confermata la decisione del giudice di secondo grado che aveva accolto la domanda per il pagamento di competenze professionali proposta da una legale nei confronti di una ditta difesa in giudizio davanti al Giudice di Pace. Il giudice di merito, infatti, aveva valutato l'attività del professionista come operato proprio di codifensore - e non di procuratore domiciliatario - sul rilievo che con la procura a margine dell'atto di citazione gli era stata conferita la rappresentanza processuale e che lo stesso aveva partecipato a svariate udienze).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 4 maggio 2012, n. 6789
(FALLIMENTO - Azione revocatoria fallimentare – condizioni)

Qualora ad una prima dichiarazione di fallimento resa da un tribunale, poi riconosciuto incompetente in sede di conflitto positivo virtuale di competenza o di regolamento di competenza facoltativo, faccia seguito un'altra dichiarazione di fallimento, pronunciata dal tribunale designato da questa Corte, il periodo sospetto, ai fini dell'azione revocatoria fallimentare, dev'essere computato a ritroso dalla data della prima sentenza.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 23 aprile 2012, n. 6327
(ORDINAMENTO GIUDIZIARIO - Disciplina dei magistrati)

In tema di illeciti disciplinari commessi da magistrati, possono costituire indici rivelatori della "scarsa rilevanza" del fatto addebitato al magistrato sia la sostanziale unitarietà del comportamento (che attiene alla medesima unica vicenda), sia la circostanza che lo stesso riconosca la "inopportunità" del proprio "sconveniente" comportamento e la incongruità del giudizio espresso su altro collega (nella specie, la Sezione disciplinare del CSM aveva ravvisato un comportamento gravemente scorretto del giudice, il quale in una serie di comunicazioni indirizzate al Presidente del Tribunale, aveva svolto critiche gratuite ed ingiustificate nei confronti della collega che aveva ricoperto in precedenza le sue funzioni, addebitandole una mala gestio dei ruoli e un'incapacità di organizzarli, dalla quale era derivata la difficile situazione del Tribunale).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 23 aprile 2012, n. 6327.
(Ordinamento giudiziario - Magisrati)

In tema di illeciti disciplinari commessi da magistrati, possono costituire indici rivelatori della "scarsa rilevanza" del fatto addebitato al magistrato sia la sostanziale unitarietà del comportamento (che attiene alla medesima unica vicenda), sia la circostanza che lo stesso riconosca la "inopportunità" del proprio "sconveniente" comportamento e la incongruità del giudizio espresso su altro collega (nella specie, la Sezione disciplinare del CSM aveva ravvisato un comportamento gravemente scorretto del giudice, il quale in una serie di comunicazioni indirizzate al Presidente del Tribunale, aveva svolto critiche gratuite ed ingiustificate nei confronti della collega che aveva ricoperto in precedenza le sue funzioni, addebitandole una mala gestio dei ruoli e un'incapacità di organizzarli, dalla quale era derivata la difficile situazione del Tribunale).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 20 aprile 2012.
(RESPONSABILITÀ CIVILE - Amministrazione pubblica)

L'Amministrazione finanziaria non può essere chiamata a rispondere del danno eventualmente causato al contribuente sulla base del solo dato oggettivo della illegittimità dell'azione amministrativa, essendo necessario che la stessa, nell'adottare l'atto illegittimo, abbia anche violato le regole di imparzialità, correttezza e buona amministrazione, che costituiscono il limite esterno della sua azione. Pertanto non è sufficiente l'obiettiva illegittimità del comportamento della P.A., ma occorre che tale illegittimità sia connotata da un quid pluris, che viene identificato nella violazione delle regole di imparzialità, correttezza e buona amministrazione (nella specie, la Corte ha respinto il ricorso di una donna che chiedeva il risarcimento dei danni subiti in conseguenza del ritardo dell'ammissione della erroneità di una richiesta dell'Agenzia delle Entrate e del provvedimento di sgravio).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. trib., 20 aprile 2012, n. 6253
(IMPOSTE IN GENERE - Dichiarazione redditi – termine)

Il contribuente, in base al d.P.R. n. 322 del 1998, art. 2, comma 8 bis, è titolare della generale facoltà di emendare i propri errori mediante apposita dichiarazione integrativa, la quale, peraltro, agli effetti dei termini di decadenza e stante la mancanza di modifiche allo specifico (e autonomo) regime delle restituzioni, non interferisce sull'effettivo esercizio del diritto al rimborso; sicchè l'istanza di rimborso può essere proposta anche oltre il termine di presentazione della dichiarazione del periodo d'imposta successivo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 20 aprile 2012, n. 6280
(ESECUZIONE FORZATA - Vendita forzata – nullità)

La nullità dell'ordinanza di vendita o di assegnazione nel processo esecutivo, sia nell'ipotesi di vizi che direttamente concernono tali provvedimenti, sia che si tratti di vizi che rappresentino il riflesso della tempestiva e fondata impugnazione di atti del procedimento esecutivo anteriori ad essi ed obbligatoriamente prodromici, ha affetto anche nei confronti dell'acquirente o dell'assegnatario.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 19 aprile 2012
(COMPETENZA CIVILE - Competenza per territorio – consumatore)

La controversia instaurata dal notaio per il recupero dell'imposta di registro non versata e anticipata dal professionista non appartiene al foro territoriale del consumatore. Si deve escludere che la sopravvenienza della norma dell'art. 33, comma 2, lett. u), d.lg. n. 206/05 e, quindi, l'introduzione del foro del consumatore, abbia potuto determinare la conseguenza della parziale abrogazione dell'art. 58 del d.P.R. n. 131 del 1986, quanto allo speciale foro riconosciuto a favore del soggetto d'imposta che abbia pagato ai sensi dell'art. 10, lettere b) del citato d.P.R. e che debba esercitare la surrogazione. Nel caso di specie, infatti, si tratta di una controversia estranea all'ambito di quelle per cui opera il foro del consumatore, atteso che il contratto di prestazione d'opera intervenuto tra la parte ed il notaio assume, in definitiva, solo la funzione di occasione che, in concorso con altri fatti, determina la controversia di cui al citato art. 58.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. lav., 18 aprile 2012, n. 6039.
(OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Risoluzione del contratto per inadempimento - eccezione di inadempimento (inadimplenti inadimplendum))

Nei contratti a prestazioni corrispettive, qualora una delle parti adduca, a giustificazione della propria inadempienza, l'inadempimento o la mancata offerta di adempimento dell'altra, si deve procedere ad una valutazione unitaria e comparativa dei comportamenti, tenendo conto soprattutto dei rapporti di causalità e proporzionalità (e non meramente cronologici) esistenti tra le prestazioni inadempiute, della loro incidenza sulla funzione economico - sociale del contratto, e quindi, degli interessi perseguiti dai contraenti (nella specie, relativa alla richiesta di pagamento di mensilità non corrisposte nell'ambito di un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, la Corte ha escluso che potesse costituire inadempimento il mero stato di malattia del lavoratore, che integrava soltanto un caso di sospensione del sinallagma funzionale del rapporto).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 17 aprile 2012, n. 5994
(PROCEDIMENTO TRIBUTARIO - Competenza e giurisdizione)

L'opposizione ex art. 617 c.p.c., con la quale si fanno valere asseriti vizi della cartella di pagamento emessa in esito ad iscrizione a ruolo del contributo unificato previsto dall'art. 9 d.p.r. 115/2002, rientra nella competenza giurisdizionale del giudice tributario, atteso che il contributo unificato in oggetto ha natura di entrata tributaria e che il controllo della legittimità delle cartelle esattoriali, configurando queste atti di riscossione e non di esecuzione forzata, spetta, quando le cartelle riguardino tributi, al giudice tributario in base alla previsione degli artt. 2, comma 1, e 19 lett. d), d.lg. 546/1992

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 16 aprile 2012, n. 5972
(CONIUGI (Rapporti patrimoniali tra) - Comunione dei beni)

Le sentenze, pronunciate tra i coniugi e passate in cosa giudicata (in cause, rispettivamente, di divorzio e di caduta in comunione legale di altro bene acquistato separatamente da uno dei coniugi), le quali, nell'interpretare il contenuto e la portata precettiva di una precedente pronuncia intervenuta tra le stesse parti, abbiano ritenuto non idonea a determinare l'allentamento del legame matrimoniale la sentenza di primo grado di separazione personale in pendenza di un appello sul titolo della separazione stessa, sull'affidamento dei figli e sulla misura dell'assegno di mantenimento, non vincolano, in relazione a detto accertamento incidentale, il terzo che, ante rem iudicatam, abbia acquistato da uno dei coniugi la quota di contitolarità di un bene immobile; ne consegue che, nel successivo giudizio, al quale partecipi anche l'acquirente, in cui si controverta della validità di detta alienazione di quota in relazione alla regola dell'amministrazione congiuntiva dettata dall'art. 184 c.c., il giudice è abilitato a stabilire autonomamente quando è passata in giudicato la sentenza che ha pronunciato la separazione personale tra i coniugi, al fine di determinare il momento di scioglimento del regime di comunione legale.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 12 aprile 2012, n. 5771
(ESATTORE ED ESAZIONE DELLE IMPOSTE - Riscossione dell'imposta)

Al pari del fermo di cui all'art. 86 del d.P.R. n. 602/1973, anche l'ipoteca di cui all'art. 77 del citato decreto costituisce un atto preordinato all'espropriazione, per cui deve necessariamente soggiacere agli stessi limiti per questa stabiliti dal precedente art. 76, nel senso che non può essere iscritta se il debito del contribuente non supera il limite degli 8000 euro.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. trib., 11 aprile 2012, n. 5729
(NOTIFICAZIONI E COMUNICAZIONI IN MATERIA CIVILE)

In tema di notificazioni, la consegna dell'atto da notificare «a persona di famiglia», secondo il disposto dell'art. 139 c.p.c., non postula necessariamente né il solo rapporto di parentela - cui è da ritenersi equiparato quello di affinità - né l'ulteriore requisito della convivenza del familiare con il destinatario dell'atto, non espressamente menzionato dalla norma, risultando, all'uopo, sufficiente l'esistenza di un vincolo di parentela o di affinità che giustifichi la presunzione che la "persona di famiglia" consegnerà l'atto al destinatario stesso; resta, in ogni caso, a carico di colui che assume di non aver ricevuto l'atto l'onere di provare il carattere del tutto occasionale della presenza del consegnatario in casa propria, senza che a tal fine rilevino le sole certificazioni anagrafiche del familiare medesimo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 10 aprile 2012, n. 5648
(REVOCAZIONE (Giudizio di - in materia civile) – Dolo)

Il dolo processuale di una delle parti in danno dell'altra in tanto può costituire motivo di revocazione della sentenza, ai sensi dell'art. 395, n. l, c.p.c., in quanto consista in un'attività deliberatamente fraudolenta, concretantesi in artifici o raggiri tali da paralizzare o sviare la difesa avversaria ed impedire al giudice l'accertamento della verità, facendo apparire una situazione diversa da quella reale. Di conseguenza, non sono idonei a realizzare la fattispecie descritta la semplice allegazione di fatti non veritieri favorevoli alla propria tesi, il silenzio su fatti decisivi della controversia o la mancata produzione di documenti, che possono configurare comportamenti censurabili sotto il diverso profilo della lealtà e correttezza processuale, ma non pregiudicano il diritto di difesa della controparte, la quale resta pienamente libera di avvalersi dei mezzi offerti dall'ordinamento al fine di pervenire all'accertamento della verità (cassata, nella specie, l'impugnazione per revocazione di una sentenza cha aveva disposto la separazione dei coniugi, con assegno di mantenimento in favore della moglie. Il marito aveva eccepito che la donna aveva taciuto l'esistenza di una relazione extraconiugale, da cui era poi nato un figlio, già in essere al momento della presentazione dei coniugi davanti al giudice nella causa di separazione).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 10 aprile 2012, n. 5643
(PROVA TESTIMONIALE CIVILE - Capacità a testimoniare)

La nullità di una testimonianza resa da persona incapace ai sensi dell'art. 246 c.p.c., essendo posta a tutela dell'interesse delle parti, è configurabile come una nullità relativa e, in quanto tale, deve essere eccepita subito dopo l'espletamento della prova. Diversamente dovrà intendersi sanata ai sensi dell'art. 157, secondo comma, c.p.c.. Qualora detta eccezione venga rigettata con ordinanza la parte interessata ha l'onere di riproporla in sede di precisazione delle conclusioni e nei successivi atti di impugnazione in quanto detta omissione equivale alla rinuncia della eccezione con conseguente sanatoria per acquiescenza.

[ leggi il testo integrale]

Consiglio di Stato, sez. III, 10 aprile 2012, n. 2054
(PUBBLICA AMMINISTRAZIONE (P.A.) - Contratti della P.A.)

In materia di affidamento del servizio di manutenzione degli impianti elevatori è illegittima la composizione della Commissione di gara in cui non siano presenti ingegneri in quanto in contrasto con l’ art. 84 co. 2 del codice degli appalti. Infatti la presenza di esperti nelle commissioni garantisce il rispetto dei principi di imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa che non possono considerarsi soddisfatti laddove il compito di valutare motivatamente la qualità delle offerte tecniche, sia demandato a due architetti e a un medico chirurgo che, con ogni ragionevole probabilità, non hanno in materia competenze ed esperienze.

[ leggi il testo integrale]

Corte Costituzionale, 5 aprile 2012, n. 80
(REGIONE – Turismo (codice del turismo))

La Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79, nella parte in cui dispone l’approvazione dell'art. 1, limitatamente alle parole «necessarie all'esercizio unitario delle funzioni amministrative» e «ed altre norme in materia». L’art. 1, che definisce l’ambito di applicazione del c.d. codice del turismo, precisa che lo stesso «reca, nei limiti consentiti dalla competenza statale, norme necessarie all'esercizio unitario delle funzioni amministrative in materia di turismo ed altre norme in materia riportabili alle competenze dello Stato, provvedendo al riordino, al coordinamento e all'integrazione delle disposizioni legislative statali vigenti, nel rispetto dell'ordinamento dell'Unione europea e delle attribuzioni delle regioni e degli enti locali». Tale disposizione sfugge, nel suo complesso, alla censura di carenza di delega, in quanto precisa che le norme seguenti si mantengono nei confini della competenza statale e si limitano a dare attuazione alla delega di riordino e riassetto contenuta nella legge n. 246 del 2005. Ciò che esula dall'ambito consentito dalla delega è la finalità di provvedere «all'esercizio unitario delle funzioni amministrative», che, ricalcando la formula dell'art. 118, primo comma, Cost., si riferisce al possibile accentramento di competenze amministrative, e conseguentemente legislative, secondo limiti e modalità precisati dalla giurisprudenza di questa Corte. Si tratta quindi di una finalità che attiene non al riassetto della legislazione statale in materia di turismo, ma che riassume sinteticamente llorientamento a disciplinare, in senso innovativo, llassetto dei rapporti tra Stato e Regioni nella medesima materia. La norma, pertanto, è illegittima per violazione degli artt. 76 e 77, primo comma, Cost., in quanto lesiva della competenza ... [ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 5 aprile 2012, n. 5525
(PERSONA FISICA E DIRITTI DELLA PERSONALITÀ - Riservatezza (privacy) - diritto di cronaca, di critica, di satira e diritto all'oblio)

Il sistema introdotto con il d.lg. n. 196 del 2003, informato al prioritario rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali e della dignità della persona (e in particolare della riservatezza e del diritto alla protezione dei dati personali nonché dell'identità personale o morale del soggetto cui gli stessi pervengono), è caratterizzato dalla necessaria rispondenza del trattamento dei dati personali a criteri di proporzionalità, necessità, pertinenza e non eccedenza allo scopo (quest'ultimo costituendo un vero e proprio limite intrinseco del trattamento lecito dei dati personali), che trova riscontro nella compartecipazione dell'interessato nell'utilizzazione dei propri dati personali, a quest'ultimo spettando il diritto di conoscere in ogni momento chi possiede i suoi dati personali e come li adopera, nonché di opporsi al trattamento dei medesimi, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta, ovvero di ingerirsi al riguardo, chiedendone la cancellazione, la trasformazione, il blocco, ovvero la rettificazione, l'aggiornamento, l'integrazione (art. 7 d.lgs. n. 196 del 2003), a tutela della proiezione dinamica dei propri dati personali e del rispetto della propria attuale identità personale e morale. Pertanto, anche in caso di memorizzazione nella rete internet, mero deposito di archivi dei singoli utenti che accedono alla rete e cioè dei titolari dei siti costituenti la fonte dell'informazione (c.d. siti sorgente), deve riconoscersi al soggetto cui appartengono i dati personali oggetto di trattamento ivi contenuti il diritto all'oblio, e cioè al relativo controllo a tutela della propria immagine sociale, che anche quando trattasi di notizia vera, e a fortiori se di cronaca, può tradursi nella pretesa alla contestualizzazione e aggiornamento dei medesimi, e se del caso, avuto riguardo alla finalità della conservazione nell'archivio e all'interesse che la sottende, financo ... [ leggi il testo integrale]

Corte Cost., 5 aprile 2012, n. 78
(CONTRATTI BANCARI - Operazioni bancarie in conto corrente)

La Corte Costituzionale dichiara llillegittimità costituzionale dell'articolo 2, comma 61, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, per violazione dell'art. 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 6 della Convenzione europea, come interpretato dalla Corte di Strasburgo. Le norme della CEDU integrano, quali norme interpostee, il parametro costituzionale espresso dall'art. 117, primo comma, Cost., nella parte in cui impone la conformazione della legislazione interna ai vincoli derivanti dagli obblighi internazionali. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha più volte affermato che se, in linea di principio, nulla vieta al potere legislativo di regolamentare in materia civile, con nuove disposizioni dalla portata retroattiva, diritti risultanti da leggi in vigore, il principio della preminenza del diritto e il concetto di processo equo sanciti dall'art. 6 della Convenzione ostano, salvo che per imperative ragioni di interesse generale, all'ingerenza del potere legislativo nell'amministrazione della giustizia, al fine di influenzare l’esito giudiziario di una controversia. Nel caso in esame, non è dato ravvisare quali sarebbero i motivi imperativi d’interesse generale, idonei a giustificare l’effetto retroattivo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 26 marzo 2012, n. 4830
(MEDIAZIONE – Provvigione)

In tema di mediazione, presupposto essenziale del diritto al compenso non è necessariamente il conferimento espresso dell'incarico, quanto piuttosto la circostanza che il mediatore abbia di fatto svolto un'attività utile per la conclusione dell'affare e che di tale attività le parli fossero consapevoli e da essa abbiano tratto vantaggio.

[ leggi il testo integrale]

Cons. Stato, sez. V, 22 marzo 2012, n. 1634
(CIRCOLAZIONE STRADALE - Sanzioni amministrative)

L’espletamento del servizio di polizia stradale non è funzione che spetta automaticamente ai dipendenti con la qualifica di cantoniere o capo cantoniere, ma consegue ad una scelta dell'amministrazione. Infatti la norma dell'art. 12, co. 3 del codice della strada non attribuisce i servizi di polizia stradale immediatamente ed in via automatica ai dipendenti degli enti locali, ma prevede la possibilità che a detto personale vengano assegnati specifici e limitati servizi di polizia stradale e precisamente solo quelli di prevenzione ed accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale e di tutela e controllo sull'uso delle strade, allorché l’amministrazione istituisca il servizio e individui i dipendenti ai quali assegnare delle funzioni.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 20 marzo 2012, n. 4372
(TUTELA DEL CONSUMATORE - Pacchetti turistici e agenzie di viaggio)

L'offerta di prestazioni contenute nel pacchetto di viaggio, ovvero accessorie ad esso ma comunque garantite dall'operatore turistico, rientrano tout court nell'orbita del rapporto contrattuale. Le omissioni di informazioni rilevanti, da parte del Tour Operator, costituiscono, a loro volta, violazioni di natura contrattuale e non precontrattuale (la Corte si è così espressa accogliendo il ricorso di un consumatore avverso la sentenza dei giudici del merito che gli avevano negato ogni pretesa risarcitoria relativamente ad un soggiorno vacanza, che includeva la possibilità di immersioni subacquee per due persone - attività che costituiva per il turista motivo determinante per la conclusione del contratto -, possibilità di immersioni, però, rivelatasi impraticabile essendo l'attività subacquea vietata in quel luogo di vacanza durante il soggiorno del turista).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 20 marzo 2012, n. 4399
(SERVITÙ - Passaggio coattivo)

Deve essere esclusa la necessità di integrazione del contraddittorio in un giudizio per la costituzione della servitù di passo coattivo, instaurato da un comproprietario del fondo dominante, sia perché ogni partecipante alla comunione può chiedere la costituzione di detta servitù a favore del fondo intercluso, sia per il principio dell'indivisibilità della servitù, dato che una volta riconosciute le condizioni per l'imposizione della servitù stessa, questa deve intendersi costituita attivamente e passivamente a favore ed a carico dei rispettivi fondi, con effetti che, concretandosi in una qualitas fundi, non possono essere circoscritti al solo condomino che ne richiese la costituzione.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 20 marzo 2012, n. 4382
(OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Trattative e responsabilità precontrattuale)

Qualora un immobile di proprietà della pubblica amministrazione - nel caso di specie, di una comunità montana - venga detenuto a titolo di comodato ed in buona fede, a seguito di trattative, che non hanno poi portato alla conclusione del contratto, la buona fede ed il legittimo affidamento del comodatario vengono meno se l'altra parte manifesta in modo inequivoco di non consentire la prosecuzione del rapporto e di volere rientrare nella disponibilità dell'immobile. Deve quindi valutarsi, ai fini del risarcimento del danno per la rottura delle trattative, il momento dal quale l'immobile è stato detenuto con la consapevolezza dell'assenza di un titolo giustificativo e, quindi, in male fede.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 20 marzo 2012, n. 4371
(GIUOCO E SCOMMESSA - Corse dei cavalli (ippica))

E' nullo, per mancanza di causa/alea, ai sensi degli artt. 1325 n. 1 e 1418 comma 2 c.c. il contratto di scommessa a quota fissa concluso in violazione dell'art. 11 del Regolamento sulle scommesse sulle corse dei cavalli dell'UNIRE, mediante accettazione della scommessa oltre il termine fissato dall'art. 17 "Nel momento in cui i cavalli entrati in pista si siano allineati per la partenza" (la Corte ha precisato che, sebbene tale art. 17 si riferisca ai gestori del giuoco, tuttavia va comunque posta in relazione con quella di cui all'art. 2 del regolamento che pone gli scommettitori incondizionatamente sottoposti alle norme regolamentari Unire).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 20 marzo 2012, n. 4376
(SEPARAZIONE DEI CONIUGI - Revisione condizioni)

Il provvedimento di chiusura del procedimento di modifica delle condizioni di separazione (tanto consensuale che giudiziale), previsto dall'art. 710 cod. proc. civ., è immediatamente ed automaticamente esecutivo per quanto si desume all'interno dello stesso art. 710, restando, invece, esclusa la sua soggezione alla disciplina della norma generale del procedimento camerale, di cui all'art. 741 cod. proc. civ

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 19 marzo 2012, n. 4305
(NOTIFICAZIONI E COMUNICAZIONI IN MATERIA CIVILE)

In tema di notifica alle società di capitali o di persone, ai fini della notificazione al rappresentante dell'ente con residenza, dimora e domicilio sconosciuti non è sufficiente che il notificante abbia attinto alle notizie e ai dati contenuti nell'apposito registro delle imprese, erroneamente ritenuti esaustivi e prevalenti, dovendosi, al contrario, procedere alla notificazione alla persona fisica indicata nell'atto che rappresenta l'ente, come sancito dal terzo comma dell'art. 145 c.p.c.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 13 marzo 2012, n. 3959.
(SOCIETÀ DI CAPITALI)

Nel regime di attuazione del registro delle imprese (e per i soggetti societari persone giuridiche successivamente all'abrogazione dell'art. 2457-ter c.c., richiamato dall'art. 2497-bis c.c.) l'iscrizione nel registro delle imprese del trasferimento della sede del soggetto iscritto, quando tale trasferimento comporti che la sede sia trasferita in altra provincia e, quindi, che l'iscrizione passi da una camera di commercio ad altra, si ha per perfezionata a tutti gli effetti che ne derivano soltanto una volta avvenuta la cancellazione dell'iscrizione di provenienza.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 6 marzo 2012, n. 3447.
(DANNI - Valutazione e liquidazione: invalidità permanente e temporanea – permanente)

In tema di determinazione del reddito da considerare ai fini del risarcimento del danno per invalidità permanente l'art. 4 del d.l. n. 857 del 1976, convertito in legge n. 39 del 1977 - dopo aver indicato (primo comma) i criteri da adottarsi con riguardo ai casi di lavoro, rispettivamente, autonomo e subordinato-, allorché stabilisce (terzo comma) che "in tutti gli altri casi" il reddito da considerare ai suddetti fini non può essere inferiore a tre volte l'ammontare annuo della pensione sociale, ricomprende in tale ultima previsione non solo l'ipotesi in cui l'invalidità permanente ed il conseguente danno futuro siano stati riportati da soggetti che non siano lavoratori autonomi o dipendenti, ma anche quella, più generale, in cui il danno futuro incida su soggetti attualmente privi di reddito, ma potenzialmente idonei a produrlo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 6 marzo 2012, n. 3454.
(LOCAZIONE DI COSE - Obbligazioni del locatore - riparazioni e manutenzione)

L'obbligo del locatore, di effettuare le riparazioni necessarie a mantenere l'immobile nel buono stato locativo riguarda non solo la parte dell'immobile di esclusiva proprietà del locatore, ma anche le parti comuni dell'edificio, trattandosi di un obbligo strettamente connesso con l'immobile locato.

[ leggi il testo integrale]

Cons. Stato, sez. IV, 6 marzo 2012, n. 1260.
(EDILIZIA E URBANISTICA - Costruzione abusiva: conseguenze – demolizione)

Ai sensi dell'art. 31 del d.P.R. n. 380/2001, accertata l'esecuzione di opere in assenza di concessione ovvero in difformità totale dal titolo abilitativo, non vi è spazio per apprezzamenti discrezionali, atteso che l'esercizio del potere repressivo di un abuso edilizio consistente nell'esecuzione di un'opera in assenza del titolo abilitativo costituisce atto dovuto, per il quale è in re ipsa l'interesse pubblico alla sua rimozione; pertanto non costituisce onere del Comune, nell'esercizio di tale potere repressivo, verificare la sanabilità delle opere in sede di vigilanza sull'attività edilizia.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 6 marzo 2012, n. 3474
(APPELLO CIVILE - Domande nuove - OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Caparra)

In tema di contratti nei quali si abbia la consegna di una somma di denaro a titolo di caparra confirmatoria, qualora il contraente non inadempiente abbia agito per la risoluzione (giudiziale o di diritto) ed il risarcimento del danno, costituisce domanda nuova, inammissibile in appello, quella volta ad ottenere la declaratoria dell'intervenuto recesso con ritenzione della caparra (o pagamento del doppio), avuto riguardo - oltre che alla disomogeneità esistente tra la domanda di risoluzione giudiziale e quella di recesso - alla irrinunciabilità dell'effetto conseguente alla risoluzione di diritto.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 5 marzo 2012, n. 3393
(POTESTÀ DEI GENITORI - Giudice tutelare)

La previsione della necessità dell'autorizzazione del giudice tutelare, necessaria in generale per la riscossione di capitali da parte del genitore ai sensi dell'art. 320, quarto comma, c.c. non è derogata dall'art. 159 cod. postale, essendo irrilevante, a tal fine, dell'indicazione del nome del rappresentante sul titolo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 28 febbraio 2012, n. 3001
(LOCAZIONE DI COSE - Canone – aggiornamento)

L'integrazione del canone prevista dall'art. 23 legge 392/1978 opera non solo per le riparazioni straordinarie realizzate nel corso del rapporto, ma anche per quelle eseguite durante una precedente locazione costituendo la maggiorazione del canone elemento costitutivo del medesimo, corrispettivo dell'impegno economico affrontato dal locatore nel caso di rilevanti opere eseguite anche soltanto per la conservazione della destinazione e dell'efficienza dell'immobile.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 27 febbraio 2012, n. 2979
(COMUNIONE E CONDOMINIO - Condominio negli edifici - spese, manutenzione e riparazioni)

La responsabilità solidale dell'acquirente per il pagamento dei contributi dovuto al condominio dal venditore è limitata al biennio precedente all'acquisto, trovando applicazione l'art. 63 disp. att. e non già l'art. 1104 cc, atteso che, giusto il disposto di cui all'art. 1139 cc, la disciplina dettata in tema di comunione si applica anche al condominio solamente in mancanza di norme che, come appunto il citato art. 63, specificamente lo regolano (nella specie, relativa all'interpretazione di un preliminare di vendita, la Corte ha ritenuto che la clausola con cui il venditore si impegnava a saldare ogni debito spettante alla parte venditrice riguardasse solo i debiti propri del venditore e non qualsiasi debito a chiunque spettante, essendo l'impegno finalizzato a garantire il compratore nei limiti di cui all'art. 63 disp att. c.c.).

[ leggi il testo integrale]

Corte Cost., 23 febbraio 2012, n. 31
(POTESTÀ DEI GENITORI – Decadenza)

La Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 569 del codice penale, nella parte in cui stabilisce che, in caso di condanna pronunciata contro il genitore per il delitto di alterazione di stato, previsto dall’articolo 567, secondo comma, del codice penale, consegua di diritto la perdita della potestà genitoriale, così precludendo al giudice ogni possibilità di valutazione dell’interesse del minore nel caso concreto. La norma censurata che, ignorando l’interesse del minore, statuisce la perdita della potestà sulla base di un mero automatismo, non è conforme al principio di ragionevolezza, e contrasta quindi con il dettato dell’art. 3 Cost. Il delitto di cui all’art. 567, secondo comma, cod. pen., diversamente da altre ipotesi criminose in danno di minori, non reca in sé una presunzione assoluta di pregiudizio per i loro interessi morali e materiali, tale da indurre a ravvisare sempre l’inidoneità del genitore all’esercizio della potestà genitoriale. È ragionevole, pertanto, affermare che il giudice possa valutare, nel caso concreto, la sussistenza di detta idoneità in funzione della tutela dell’interesse del minore.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 21 febbraio 2012, n. 2474
(SPESE GIUDIZIALI IN MATERIA CIVILE - Distrazione delle spese)

Il professionista distrattario può chiedere al debitore soccombente solo l'importo relativo agli onorari e alle spese processuali, e non anche quello relativo all'Iva che gli sarebbe dovuta, a titolo di rivalsa, dal proprio cliente abilitato a detrarla.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 20 febbraio 2012, n. 2446
(PRIVILEGI - Generali sui mobili: crediti per retribuzioni, provvigioni dei coltivatori diretti delle cooperative e imprese artigiane)

Ai fini dell'applicazione dell'art. 2751 bis n. 2, c.c., a norma del quale hanno privilegio generale sui mobili i crediti riguardanti le retribuzioni dei professionisti e di ogni altro prestatore di opera intellettuale dovute per gli ultimi due anni della prestazione, deve ritenersi che le prestazioni del professionista avvocato vadano valutate nel loro complesso al momento in cui sono chiesti o devono essere determinati gli onorari, ancorché riferibili ad attività svolte oltre il biennio. Sicché, con specifico riferimento al rapporto tra l'avvocato e il patrocinato, non è il complessivo rapporto professionale che deve essere preso in considerazione ma distintamente ogni singola prestazione professionale al compimento della quale può essere compiutamente quantificato il compenso anche alla luce del risultato raggiunto, come avviene, ad esempio, al termine di ogni grado di giudizio.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 17 febbraio 2012, n. 2320
(FALLIMENTO – Privilegio)

La T.I.A. rientra nell'ambito di quelle entrate pubbliche, definibili tasse di scopo, che mirano a fronteggiare una spesa di carattere generale ripartendone l'onere sulle categorie sociali che da questa traggono vantaggio o che comunque determinano l'esigenza per la mano pubblica di provvedere. Pertanto, avendo natura tributaria, deve essere ammessa al fallimento come credito privilegiato ex art. 2752 c.c.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 14 febbraio 2012, n. 2065
(INTERMEDIARI FINANZIARI (PROMOTORI FINANZIARI))

Nel caso in cui l'acquisto di titoli non sia avvenuto per iniziativa dell'offerente, ma a seguito di un precedente accordo di carattere generale fra l'investitore e il soggetto delegato per la definizione negoziale, è ravvisabile un'ipotesi di negoziazione e non un'ipotesi di collocamento presso il pubblico, che rende inapplicabile il diritto di recesso previsto dall'art. 30, comma 6, T.U.F..

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 13 febbraio 2012, n. 1984
(POTESTÀ DEI GENITORI)

In applicazione dell'art. 8 del Regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, l'unico criterio per stabilire la competenza giurisdizionale di uno stato membro per le domande relative alla responsabilità genitoriale su un minore è quello della residenza abituale del minore al momento della proposizione della domanda, intendendosi come luogo di residenza quello del concreto e continuativo svolgimento della vita personale, e non quello risultante da un calcolo puramente aritmetico del vissuto.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 13 febbraio 2012, n. 2034
(PERSONA FISICA E DIRITTI DELLA PERSONALITÀ - Riservatezza (privacy))

Deve essere confermata la condanna per il Comune e il dirigente, responsabili per l'affissione di un documento relativo alla richiesta di riconoscimento della causa di servizio per una patologia. Nella specie, infatti, risulta violato il diritto alla riservatezza, atteso che il documento conteneva dati sensibili dell'uomo ed era visibile a tutti.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 8 febbraio 2012, n. 1765
(ESECUZIONE IMMOBILIARE - Vendita - con incanto (o all'asta))

In tema di esecuzione immobiliare con vendita all'incanto per persona da nominare, il committente è tenuto a conferire apposito mandato all'avvocato incaricato ed a saldare il prezzo: in mancanza, la perdita della cauzione già versata e la diversa aggiudicazione a favore dell'avvocato, presente alla vendita, libera, totalmente o parzialmente, quest'ultimo da responsabilità, salvo sussista superficialità, di cui va accertata la misura dell'incidenza, nello svolgimento dell'incarico professionale.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 7 febbraio 2012, n. 1684
(OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Cessione del credito)

La domanda di inefficacia della cessione del credito, ai fini della rivalsa sul terzo, in quanto debitore del soggetto inadempiente, va fatta valere con l'atto di citazione e non con la comparsa conclusionale, altrimenti diventa «domanda nuova», come tale, inammissibile in appello.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 7 febbraio 2012, n. 1695
(LEASING (Locazione finanziaria))

L'art. 1526 c.c. non indica criteri interpretativi ma riconosce al giudice del merito l'apprezzamento di fatto, potendo incidere in via equitativa sull'equilibrio contrattuale, come soluzione per evitare indebiti arricchimenti a danno dell'utilizzatore e dei suoi creditori. Considerando la concreta determinazione dell'importo dell'equo compenso, quindi, questo potrà legittimamente superare il corrispettivo del temporaneo godimento del bene. Mentre, una volta recuperato, da parte del concedente il capitale monetario investito nell'operazione in vista del lucro corrispondente tramite il compenso ed il residuo valore del bene, il risarcimento del danno non sarà rapportato all'intera differenza necessaria per realizzare il guadagno previsto. Infatti, attraverso l'anticipato recupero del bene e del suo valore, il concedente è in grado di ottenere, mediante il reimpiego di quel valore, un utile proporzionale, che deve essere quindi calcolato in detrazione rispetto alla somma che l'utilizzatore stesso avrebbe ancora dovuto pagare nel caso in cui il rapporto fosse continuato.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 19 gennaio 2012, n. 778
(COMUNIONE E CONDOMINIO - Cose e servizi comuni di edifici - acqua, gas, luce e tubazioni)

L'art. 1117, 3° comma del codice civile, può essere interpretato nel senso che la proprietà dei tubi di scarico dei singoli condomini sulla colonna verticale è limitata fino al punto del loro raccordo con l'innesto nella stessa (nella specie, avente ad oggetto la contestazione della natura condominiale o meno di una braga di raccordo, da cui derivavano perdite d'acqua, la Corte ha confermato la decisione del Tribunale, secondo cui la proprietà di tale braga doveva imputarsi al condominio, in ragione della funzione prevalente di raccordo svolto dalla stessa, senza la cui presenza il funzionamento della colonna verticale sarebbe venuto meno).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 18 gennaio 2012, n. 685
(ESECUZIONE MOBILIARE PRESSO IL DEBITORE E PRESSO TERZI - Beni impignorabili o relativamente pignorabili - stipendi, salari e assegni)

In tema di espropriazione forzata presso terzi, le modifiche apportate dalle leggi n. 311 del 2004 ed 80 del 2005 (di conversione del D.L. n. 35 del 2005) al D.P.R. n. 180 del 1950 (approvazione del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle pubbliche amministrazioni) hanno comportato la totale estensione al settore del lavoro privato delle disposizioni originariamente dettate per il lavoro pubblico. Ne consegue che i crediti derivanti dai rapporti di cui al n. 3 dell'art. 409 c.p.c. (nella specie, rapporto di agenzia) sono pignorabili nei limiti di un quinto, previsto dall'art. 545 c.p.c..

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 18 gennaio 2012, n. 666.
(TRASPORTO (Contratto di - ) - Trasporto di persone - responsabilità del vettore per sinistri e danni alle persone)

Per danni subiti dal trasportato "durante il viaggio" ai sensi dell'art. 1681 c.c. devono considerarsi (anche) quelli conseguenti alle operazioni preparatorie e accessorie, quali la salita e la discesa dal mezzo di trasporto.

[ leggi il testo integrale]

Consiglio di Stato, sez. VI, 18 gennaio 2012, n. 178
(PUBBLICA AMMINISTRAZIONE (P.A.) - Contratti della P.A.)

L'art. 38 del d.lgs. n. 163 del 2006, nella parte in cui elenca le dichiarazioni di sussistenza dei requisiti morali e professionali richiesti ai fini della partecipazione alle procedure di gara, assume come destinatari tutti coloro che, in quanto titolari della rappresentanza dell'impresa, siano in grado di trasmettere, con il proprio comportamento, la riprovazione dell'ordinamento nei riguardi della loro personale condotta, al soggetto rappresentato. Pertanto, deve ritenersi sussistente l'obbligo di dichiarazione non soltanto da parte di chi rivesta formalmente la carica di amministratore, ma anche da parte di colui che, in qualità di procuratore ad negotia, abbia ottenuto il conferimento di poteri consistenti nella rappresentanza dell'impresa e nel compimento di atti decisionali.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 17 gennaio 2012, n. 529
(Avvocato – Deontologia)

Costituisce violazione dei doveri di correttezza, lealtà e colleganza, che sono ricompresi nel più ampio precetto di cui all'art. 38, primo comma, r. dl. n. 1578 del 1933, e specificamente disciplinati dagli artt. 6 e 22 del codice deontologico, la condotta dell'avvocato che induce il collega in errore con l'omissione voluta di una circostanza decisiva (nella specie, la falsa attestazione di detenere tre libretti al portatore recanti somme e che rappresentavano il credito litigioso ed erano vincolati all'esito della causa o della transazione), ritardando la realizzazione del diritto altrui facendo divenire il collega di controparte strumento inconsapevole della realizzazione del suo disegno dilatorio.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 17 gennaio 2012, n. 528
(ORDINAMENTO GIUDIZIARIO - Disciplina dei magistrati - illeciti disciplinari: fattispecie)

La motivazione delle cause dei ritardi nel compimento degli atti relativi all'esercizio delle funzioni ha natura di causa di giustificazione non codificata, rilevante sul piano oggettivo ovvero su quello soggettivo, sempre caratterizzata da una indiscutibile elasticità applicativa attesa la impossibilità di elencare tassativamente e analiticamente tutte le situazioni astratte idonee a giustificare l'inosservanza della norma precettiva. Ne consegue che il ritardo grave o reiterato costituisce ex se illecito, la cui giustificabilità deve essere dimostrata dall'incolpato mediante l'allegazione delle circostanze idonee a dimostrarla (fattispecie relativa al ritardo da parte di un giudice nel deposito delle sentenze e delle ordinanze).

[ leggi il testo integrale]

Cass civ. sez. III, 17 gennaio 2012, n. 549
(LOCAZIONE DI COSE - Recesso del conduttore)

Ai fini del valido ed efficace esercizio del diritto potestativo di recesso del conduttore, a norma dell' art. 27, ottavo comma, della legge 27 luglio 1978 n. 392, è sufficiente che egli manifesti, con lettera raccomandata o altra modalità equipollente, al locatore il grave motivo per cui intende recedere dal contratto di locazione, senza avere anche l'onere di spiegare le ragioni di fatto, di diritto o economiche su cui tale motivo è fondato, ne' di darne la prova perché queste attività devono esser svolte in caso di contestazione da parte del locatore.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 16 gennaio 2012, n. 433
(Impresa familiare)

Il criterio dell'apporto incrementativo del partecipante alla produttività dell'azienda non serve per accertare gli utili, ma per stabilire la quota di essi spettante al familiare, solo laddove tale quota non sia già stata predeterminata consensualmente dalle parti. Peraltro è ragionevole ritenere che i redditi dell'impresa familiare dichiarati fiscalmente dal titolare tengano conto dei ricavi ottenuti nel periodo e delle spese effettuate: la esistenza dì altri costi non dichiarati deve essere specificamente dedotta -nonchè dimostrata- in sede di merito.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 16 gennaio 2012, n. 444
(VENDITA - Garanzia per vizi della cosa venduta - termini e condizioni per l'azione)

Nel caso di vendita di cosa mobile, da consegnare al compratore in luogo diverso rispetto a quello dell'acquisto, il termine decadenziale di otto giorni entro cui denunciare i vizi non decorre dalla loro scoperta, bensì dalla consegna della merce.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 13 gennaio 2012, n. 387
(DIVORZIO - Casa coniugale)

L'art. 6 della legge 1 dicembre 1970 n. 898 subordina il provvedimento di assegnazione della casa coniugale alla presenza di figli, minori o maggiorenni non autosufficienti economicamente, conviventi con i coniugi. In assenza di tale presupposto la casa in comproprietà non può essere assegnata dal giudice in sostituzione o quale componente dell'assegno di mantenimento (di separazione o divorzio) e resta soggetta alle norme sulla comunione, in ordine all'uso e all'eventuale divisione.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 9 gennaio 2012, n. 35
(GIUSTO PROCESSO - Tempo ragionevole e riparazione per l'eccessiva durata dei processi)

In caso di violazione del termine di durata ragionevole del processo, il diritto all'equa riparazione spetta a tutte le parti del processo, indipendentemente dal fatto che esse siano risultate vittoriose o soccombenti e dalla consistenza economica ed importanza del giudizio, a meno che il soccombente abbia promosso una lite temeraria, o abbia artatamente resistito in giudizio al solo fine di perseguire proprio il perfezionamento del diritto alla riparazione, e dunque in difetto di una condizione soggettiva di incertezza, restando irrilevante l'asserita consapevolezza da parte dell'istante della scarsa probabilità di successo dell'iniziativa giudiziaria.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ. sez. I, 20 dicembre 2011, n. 27653
(SEPARAZIONE DEI CONIUGI - Revisione condizioni)

Se la definizione delle condizioni patrimoniali della separazione non subisce adeguamenti sempre possibili nei giudizio di divorzio, ovvero in seguito non venga attivato da parte del coniuge interessato il procedimento di modifica di quelle condizioni, confermate in sede di divorzio, a mente del combinato disposto dagli artt. 9 legge n. 898/1970 e. 710 c.p.c., quell'assetto resta definitivamente consacrato in quei termini, dunque immutato sino a che non ne venga richiesta la revisione.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 19 dicembre 2011, n. 27521
(APPELLO CIVILE - Domande nuove)

In un giudizio avente oggetto la domanda di accertamento della proprietà per usucapione, non può essere colpita dalla sanzione della inammissibilità la mera specificazione in appello di nuove modalità di acquisto del possesso. Infatti, il diritto di proprietà, rientrando nella categoria dei diritti autodeterminati, si caratterizza per il suo contenuto e non anche per il suo titolo di acquisto, con l'effetto che l'allegazione nel giudizio di appello di un diverso fatto costitutivo della proprietà integra una mera emendatio libelli, non vietata dall'art. 345 c.p.c.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 14 dicembre 2011, n. 26842
(OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Risoluzione del contratto per inadempimento - importanza dell'inadempimento)

La valutazione della gravità dell'inadempimento ai fini della risoluzione di un contratto a prestazioni corrispettive ai sensi dell'art. 1455 c.c. costituisce questione di fatto, la cui valutazione è rimessa al prudente apprezzamento del giudice del merito, ed è insindacabile in sede di legittimità ove sorretta da motivazione congrua ed immune da vizi logici e giuridici (nella specie, avente ad oggetto l'esecuzione di un contratto preliminare, la Corte ha statuito che se una parte non presta la cooperazione necessaria non può lamentare l'inadempimento contrattuale dell'altra. Nel caso specifico, il preliminare prevedeva espressamente che la ripartizione degli spazi interni dell'immobile oggetto del contratto dovesse avvenire sulla base del progetto presentato dal promissario acquirente. L'elaborato fatto pervenire al promittente venditore prevedeva che una parte del fabbricato fosse adibito a garage ed una parte ad altro uso. Questo era però in contrasto con il progetto approvato dal Comune, che prevedeva la sola destinazione a garage, circostanza ben nota all'ingegnere. Ad essere inadempiente era dunque il promissario acquirente che non aveva prestato la cooperazione necessaria per consentire l'adempimento della controparte. Del resto, la promittente venditrice non avrebbe potuto consegnare l'immobile senza la ripartizione degli spazi, perché ciò avrebbe comportato la consegna di un bene diverso o comunque non corrispondente al valore e al prezzo pattuito)

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 14 dicembre 2011, n. 26831
(COMUNIONE E CONDOMINIO - Condominio negli edifici - spese, manutenzione e riparazioni)

In tema di ripartizione degli oneri condominiali tra nudo proprietario ed usufruttuario, in applicazione degli artt. 1004 e 1005 c.c., il nudo proprietario non è tenuto, neanche in via sussidiaria o solidale al pagamento delle spese condominiali, né può essere stabilita dall'assemblea una diversa modalità di imputazione degli oneri stessi in deroga alla legge.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 14 dicembre 2011, n. 26898
(PROPRIETÀ - Immissioni (di fumo, di rumori, di odori, etc.) - normale tollerabilità)

I limiti normativi di rumorosità da osservarsi nella costruzioni degli impianti di ascensore, ancorchè sopravvenuti alla realizzazione dell'edificio ed alla installazione dell'ascensore, in quanto evidentemente finalizzati a contenere l 'impatto acustico nell'ambito di ambienti circoscritti (quali i fabbricati condominiali),a salvaguardia del diritto alla salute delle persone direttamente esposte alle emissioni in questione, ben possono essere assunti quali obiettivi parametri,ai fini del giudizio ex art. 844 c.c. di tollerabilità delle immissioni, valutazione che va compiuta all'attualità.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 13 dicembre 2011, n. 26759
(DIVORZIO - Assegno all'ex coniuge - accertamento redditi e patrimonio delle parti)

Il diritto all'assegno divorzile va accertato verificando l'inadeguatezza dei mezzi del coniuge richiedente raffrontati ad un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 13 dicembre 2011, n. 26772
(FILIAZIONE - Filiazione naturale – alimenti)

Nell'ipotesi in cui al momento della nascita il figlio sia riconosciuto da uno solo dei genitori, tenuto quindi a provvedere per intero al suo mantenimento, non viene tuttavia meno l'obbligo dell'altro genitore per il periodo anteriore alla pronuncia di dichiarazione giudiziale di paternità o di maternità naturale. Il diritto del figlio ad essere mantenuto, istruito ed educato da parte di entrambi i genitori prescinde dal riconoscimento giuridico dello status parentale. Esso sorge con la nascita giacché è responsabilità che consegue ad una situazione ontologicamente naturale e pertanto giuridica. Il genitore che ritarda il suo doveroso riconoscimento, fin al punto da far intervenire il giudice, non può allegare a proprio vantaggio il ritardo stesso.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 13 dicembre 2011, n. 26717
(LOCAZIONE DI COSE - Canone – pagamento)

La clausola che subordina il pagamento della prima rata del canone di locazione di un immobile al rilascio delle autorizzazioni necessarie per l'esercizio della nuova destinazione da parte della Regione non è una condizione meramente potestativa ed è dunque legittima (nella specie, una s.r.l. aveva stipulato con il Comune un contratto di locazione avente ad oggetto un immobile destinato a carcere. L'intenzione della società era quella di allestire un centro medico previo mutamento di destinazione. La s.r.l., però, non aveva provveduto al pagamento del canone di locazione, in forza di una clausola contrattuale che prevedeva espressamente la subordinazione del pagamento della prima rata del canone al rilascio da parte della Regione delle autorizzazioni necessarie per l'esercizio della nuova destinazione).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 13 dicembre 2011, n. 26729
(OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Incapacità del contraente)

Presupposto dell'annullamento del contratto di compravendita, in caso di incapacità naturale di un contraente, è la malafede dell'altro. In assenza di prove sul punto, il contratto rimane valido.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 13 dicembre 2011, n. 26705
(RESPONSABILITÀ CIVILE - Colpa - concorso del danneggiato)

Se, nella ricostruzione della dinamica di un sinistro è stata accertata l'equivalenza, almeno presuntiva, degli apporti causali del danneggiato e del danneggiante e, quindi, una responsabilità solidale, il risarcimento dei danni spettante alla vittima dell'incidente non può che essere ridotta, in ragione della sua colpa concorrente.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 9 dicembre 2011, n. 26466
(SPESE GIUDIZIALI IN MATERIA CIVILE – Compensazione)

In tema di compensazione delle spese di lite, il vizio di violazione di legge (art. 92 c.p.c, comma secondo), denunciabile e sindacabile anche in sede di legittimità, sussiste qualora la decisione di compensazione delle spese del giudizio sia giustificata da generici motivi di opportunità e di equità, mentre l'illogicità, contraddittorietà od erroneità dei motivi esplicitati rileva ai sensi del n. 5 dell'art. 360 c.p.c.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 6 dicembre 2011, n. 26200
(RESPONSABILITÀ CIVILE - Precettori e maestri (insegnanti))

Ai sensi dell'art. 2048 c.c., i genitori sono responsabili dei danni cagionati dai figli minori che abitano con essi, per quanto concerne gli illeciti riconducibili ad oggettive carenze nell'attività educativa, che si manifestino nel mancato rispetto delle regole della civile coesistenza, vigenti nei diversi ambiti del contesto sociale in cui il soggetto si trovi ad operare (in applicazione del suesposto principio, la Corte ha rinviato ai giudici del merito la controversia relativa all'azione di risarcimento dei danni avanzata dai genitori di un ragazzo minorenne colpito con una testata dal giocatore di una squadra avversaria, anch'esso minorenne, nel corso di una partita di calcio, mentre il gioco era fermo e senza che in precedenza vi fosse stata alcuna subito aggressione da parte dell'avversario).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 6 dicembre 2011, n 26199
(OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Risoluzione del contratto per inadempimento – effetti)

Il valore abdicativo della domanda di risoluzione di un contratto ad esecuzione continuata o periodica, rispetto alla richiesta di adempimento, va circoscritto a quella sola parte del rapporto per cui è possibile una scelta - appunto tra risoluzione e adempimento - secondo l'art. 1453, comma 2, c.c; mentre rispetto alle prestazioni già eseguite il creditore conserva il diritto di ricevere la controprestazione.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. lav., 6 dicembre 2011, n. 26151
(CONSULENZA TECNICA IN MATERIA CIVILE (PERIZIA))

La consulenza non rientra nella disponibilità delle parti ma è rimessa al potere discrezionale del giudice, il quale esattamente decide di escluderla ogni qual volta si avveda che la richiesta della parte tende a supplire con la consulenza la deficienza della prova o a compiere un'indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provate (nella specie, la Corte ha ritenuto che l'agente di commercio che vanta un credito per differenze provvisionali non può astenersi dall'obbligo di allegarne i fatti costitutivi invocando l'esercizio dei poteri istruttori d'ufficio).

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. III, 6 dicembre 2011, n. 26205
(PROVA TESTIMONIALE CIVILE - Capacità a testimoniare - persone aventi interesse al giudizio)

L'art. 246 c.p.c. non prevede l'incapacità a testimoniare del coniuge in comunione dei beni, ma esprime un principio di carattere generale secondo cui non possono testimoniare persone aventi un interesse nella causa che potrebbe legittimare la loro partecipazione al giudizio: pertanto, non è la qualità di coniuge a rendere incapace di testimoniare, ma l'esistenza di un interesse nella causa (nella specie, avente ad oggetto la richiesta danni in seguito ad un morso di cane, la Corte ha escluso la capacità di testimoniare della moglie in comunione dei beni del proprietario dell'animale, atteso che la donna aveva chiaramente un interesse giuridico all'esito della causa, essendo i coniugi in comunione dei beni ed avendo richiesto il danneggiato una somma che avrebbe depauperato entrambi i coniugi).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 6 dicembre 2011, n. 26196
(CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO - Fermo amministrativo)

Il preavviso di fermo, quand'anche riguardi obbligazioni di natura extratributaria, è atto autonomamente impugnabile, in quanto atto funzionale a portare a conoscenza dell'obbligato una determinata pretesa dell'Amministrazione, rispetto alla quale sorge immediatamente, ex art. 100 c.p.c., l'interesse del destinatario alla tutela giurisdizionale per il controllo della legittimità sostanziale della stessa.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 6 dicembre 2011, n. 26193
(ARRICCHIMENTO SENZA CAUSA)

La mancata approvazione dell'autorità di controllo e l'omessa realizzazione dell'opera non sono circostanze tali da escludere l'utilità del progetto che può essere rappresentata dal suo utilizzo per pratiche amministrative (riconosciuto, nella specie, il diritto di tre professionisti al pagamento delle prestazioni rese per la redazione di un progetto esecutivo per la realizzazione di un istituto scolastico, che non era poi stato costruito perché il fondo sul quale la costruzione avrebbe dovuto essere effettuata era privo di qualsiasi collegamento con la pubblica via).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 5 dicembre 2011, n. 26002.
(RESPONSABILITÀ CIVILE per rovina (crollo) di edifici)

Colui che lamenti il danno consistito nel crollo del proprio edificio per lavori fatti sul fabbricato contiguo, che nelle fasi di merito abbia dedotto la responsabilità del proprietario di questo, quale committente dei lavori di demolizione e ricostruzione, non può dedurre per la prima volta in sede di legittimità, la questione della responsabilità dello stesso proprietario a norma dell'art. 840 c.c.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 2 dicembre 2011, n. 25861
(SEPARAZIONE DEI CONIUGI - Assegno al coniuge separato)

Premesso che l'assegno di mantenimento in favore del coniuge integra un credito pecuniario, come tale produttivo, a norma dell'art.1282 c.c., di interessi corrispettivi ope legis, salvo diversa previsione del titolo, dalla data in cui diventi liquido ed esigibile, va altresì osservato che, una volta determinato, esso è soggetto alle regole ordinarie in tema di mora debendi, inclusa, quindi, la produzione di interessi legali sugli interessi scaduti dal giorno della domanda giudiziale: e cioè, nella specie, dalla notificazione del precetto di pagamento, atto di natura giuridica e contenuto equivalenti ad un'ordinaria domanda di condanna.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 24 novembre 2011, n. 24812
(Avvocato - Consiglio dell'ordine)

Nelle elezioni dei consigli degli ordini professionali, qualora tra gli iscritti più votati ed eletti perché rientranti nel numero previsto per il voto plurinominale, corrispondente a quello dei componenti del consiglio, vi sia un professionista non eleggibile o incandidabile, poiché l'elezione dello stesso è da considerare invalida sin dalla origine e quindi tamquam non esset, ad integrare il numero degli eletti deve essere chiamato il professionista che abbia ricevuto il maggior numero di preferenze dopo l'ultimo degli eletti, non potendosi applicare la regola delle elezioni suppletive prevista per la diversa ipotesi di sopravvenuta e successiva incapacità ad essere consiglieri, per morte, dimissioni o decadenza dalla carica di cui all'art. 15, comma 3, del D. Lgs. Lgt. n. 382 del 1944, stante il divieto di applicazione analogica o a casi simili delle normative speciali, ai sensi dell'art. 14 delle preleggi (la Corte ha pronunciato il suesposto principio nella controversia relativa alla nomina di un membro del consiglio degli avvocati, la cui elezione doveva essere annullata in quanto viziata da ineleggibilità ai sensi dell'art. 22, 6 comma, del R.D.L. n. 1578 del 1033, convertito nella legge n. 36 del 1934, come successivamente modificato, essendo egli stato commissario agli ultimi esami di avvocato svoltisi precedenti alla tornata elettorale).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 23 novembre 2011
(Gratuito patrocinio in materia civile (Patrocinio dei non abbienti))

Il patrocinio a spese dello Stato è previsto esclusivamente per la difesa in giudizio del cittadino non abbiente, avendo il legislatore inteso in tal modo dare attuazione al dettato dell'art. 24 Cost., sicché non trova applicazione per l'attività stragiudiziale.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 21 novembre 2011, n. 24444
(Mediazione – Provvigione)

La provvigione del mediatore per la compravendita immobiliare deve essere parametrata al reale valore dell'affare e non al prezzo dichiarato dalle parti. E se la conclusione del negozio è stata dolosamente occultata al mediatore, la prescrizione del suo diritto alla provvigione decorre da quanto ha avuto notizia della vendita.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 16 novembre 2011, n. 24004
Intermediari finanziari (promotori finanziari)

In tema di intermediazione finanziaria, la mera circostanza che il cliente abbia consegnato al promotore somme di denaro con modalità difformi da quelle con cui quest'ultimo sarebbe stato legittimato a riceverle non esclude, in caso di indebita appropriazione di tali somme da parte del promotore, la responsabilità solidale dell'intermediario preponente per il fatto illecito commesso dal promotore, né - in mancanza di ulteriori elementi - può costituire da sola concausa del danno subito dall'investitore ovvero fatto idoneo a ridurre l'ammontare del risarcimento, ai sensi dell'art. 1227 c.c.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 14 novembre 2011, n. 23776
Divorzio - Assegno all'ex coniuge - accertamento redditi e patrimonio delle parti

L'accertamento del diritto a percepire l'assegno divorzile va effettuato verificando l'adeguatezza o meno dei mezzi del richiedente alla conservazione di un tenore di vita analogo a quello mantenuto in costanza di matrimonio (nella specie, la Corte ha osservato che nonostante il coniuge richiedente potesse contare su acquisizioni immobiliari a seguito di disposizioni testamentarie, e nonostante il conseguimento dell'intera proprietà della casa coniugale, l'assegno di mantenimento era comunque dovuto, perdurando una significativa sproporzione tra i redditi delle parti, che non consentivano al coniuge più debole di mantenere lo stesso tenore di vita precedente al divorzio).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. trib., 14 novembre 2011, n. 23822
Notificazione a mezzo posta

La notifica dell'avviso di accertamento a mezzo del servizio postale a persona che si è definita addetta «al servizio del destinatario», è validamente eseguita. Peraltro,l'agente postale non è tenuto ad accertare la corrispondenza al vero delle dichiarazioni rese dal ricevente.

[ leggi il testo integrale]

Corte cost., 9 novembre 2011, n. 293
Sanità pubblica - Attività soggette a vigilanza sanitaria - trasfusione del sangue umano

La Corte Costituzionale dichiara llillegittimità costituzionale dell'articolo 11, comma 13, del d.l. 31 maggio 2010, n. 78, per violazione dell'art. 3, primo comma, Cost. Va premesso che la menomazione della salute conseguente a trattamenti sanitari può determinare, oltre al risarcimento del danno in base alla previsione dell'art. 2043c.c., il diritto ad un equo indennizzo, in forza dell'art. 32 in collegamento con l’art. 2 Cost., qualora il danno, non derivante da fatto illecito, sia conseguenza dell'adempimento di un obbligo legale, come la sottoposizione a vaccinazioni obbligatorie nonché il diritto, qualora ne sussistano i presupposti a norma degli artt. 2 e 38, secondo comma, Cost., a misure di sostegno assistenziale disposte dal legislatore nell'ambito della propria discrezionalità. In questo quadro non si giustifica, e risulta, quindi, fonte di una irragionevole disparità di trattamento in contrasto con l’art. 3, comma primo, Cost., la situazione venutasi a creare, a seguito della normativa censurata, per le persone affette da epatite post-trasfusionale rispetto a quella dei soggetti portatori della sindrome da talidomide. A questi ultimi è riconosciuta la rivalutazione annuale dell'intero indennizzo, mentre alle prime la rivalutazione (sulla base del tasso di inflazione programmato: art. 2, comma 1, legge n. 210 del 1992) è negata proprio sulla componente diretta a coprire la maggior parte dell'indennizzo stesso, con la conseguenza, tra l’altro, che soltanto questo rimane esposto alla progressiva erosione derivante dalla svalutazione. E ciò ad onta delle caratteristiche omogenee riscontrate tra i due benefici. La declaratoria riguarda anche il successivo comma 14, trattandosi di disposizione strettamente connessa alla precedente, in quanto diretta a regolare gli effetti intertemporali della norma interpretativa, della quale, dunque, segue la sorte.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. trib., 9 novembre 2011, n. 23314
Tributi locali - Imposta comunale immobili (ICI)

Gli immobili religiosi come conventi e abbazie non possono usufruire dell'esenzione dall'ICI quando vengono svolte in esse attività commerciali come l'ospitalità a pagamento con le modalità del trattamento alberghiero.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 6 dicembre 2011, n. 26188
(ASSICURAZIONE (Contratto di) - Assicurazione della responsabilità civile)

L'art. 2947 c.c. deve essere quindi interpretato nel senso che la prescrizione inizia a decorrere non dal momento in cui l'agente compie l'illecito o da quello in cui il fatto del terzo determina ontologicamente il danno all'altrui diritto, bensì dal momento in cui l'illecito ed il conseguente danno si manifestano all'esterno, divenendo oggettivamente percepibili e riconoscibili (nella specie, la Corte ha ritenuto che la prescrizione del diritto alla restituzione di somme pagate in eccesso a titolo di premi assicurativi, per aver la compagnia assicuratrice partecipato ad un'intesa illecita, debba decorrere dalla data di deposito del provvedimento sanzionatorio emesso dall'AGCM e non dalla data di pagamento dei premi).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 4 novembre 2011, n. 22936
Donazione – Revocazione

Gli elementi sintomatici dell'ingratitudine, quale causa giustificatrice della revocazione della donazione, possono essere individuati nella relazione adulterina della beneficiaria, così come nella mancanza di qualsiasi solidarietà e riconoscenza, da parte sua, nei confronti del donante, tale da manifestare un malanimo che si traduce in ingiuria grave.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 25 ottobre 2011, n. 22082
Divisione - Impedimento alla divisione

Nell'ipotesi di immobili non comodamente divisibili l'attribuzione dell'intero immobile in comproprietà ai coniugi, contitolari in regime patrimoniale di comunione legale dei beni della quota maggiore, non è in contrasto con il principio del favor divisionis al quale è informato l'art. 720 cod. civ., tenuto conto della considerazione unitaria del diritto dei coniugi i quali - a stregua della disciplina prevista dagli artt. 159 e ss. cod. civ. - non sono titolari di un diritto di quota di cui possano disporre - come avviene nella comunione ordinaria - ma sono solidalmente titolari di un diritto sui beni comuni di cui ciascuno dei coniugi può disporre senza il consenso dell'altro.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 24 ottobre 2011, n. 21960
Procedimento civile - Iscrizione a ruolo

Il vizio di iscrizione della causa a ruolo, ed in particolare quello che si risolve nell'errata indicazione della data di differimento della prima udienza di comparizione, non determina ex se nullità processuale, e resta sanato se la parte destinataria della notificazione dell'atto introduttivo, onerata dell'esame diligente dei suddetti registri, ne abbia comunque avuto conoscenza. Inficia di contro l'iscrizione ed il conseguente procedimento se ha implicato violazione del diritto di difesa del correlato principio di effettività del contraddittorio.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 24 ottobre 2011, n. 21963
Responsabilità civile (Extracontrattuale) - Amministrazione pubblica

Nel caso di accertamento annullato dall'Agenzia delle Entrate a seguito delle contestazioni della parte interessata, l'agenzia è tenuta a rimborsare il contribuente delle spese sostenute per l'assistenza di un commercialista.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 10 ottobre 2011, n. 20806
Avvocato – Onorari

Ai fini della mora del debitore, il credito per prestazione d'opera del professionista deve essere certo nel suo ammontare, e se la determinazione dell'esatto valore è rimessa al giudice, la costituzione in mora può aversi solo con la domanda giudiziale: solo da quel momento può decorrere il calcolo degli interessi legali, non essendo sufficiente la notifica della parcella da parte dell'avvocato.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 7 ottobre 2011, n. 20689
Giusto processo - Tempo ragionevole e riparazione per l'eccessiva durata dei processi

In tema di irragionevole durata del processo, l'importo liquidato a titolo di equo indennizzo non può essere inferiore ad euro 750 per ogni anno di ritardo, per i primi tre anni, e ad euro 1000 per i successivi.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 4 ottobre 2011, n. 20294
Esecuzione mobiliare presso il debitore e presso terzi

In caso di ordine di pagamento diretto al terzo debitore, intimato per credito tributario dall'esattore ai sensi dell'art. 72 bis del d.p.r. n. 602/73 e successive modifiche, il debitore in liquidazione coatta amministrativa può far valere, con il rimedio dell'opposizione all'esecuzione, il divieto di azioni esecutive individuali in pendenza della procedura concorsuale.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. lav., 29 settembre 2011, n. 19912
Lavoro subordinato - lavoratrici madri

Il divieto di licenziamento della lavoratrice madre è reso inoperante quando ricorre una colpa grave da parte della lavoratrice. La colpa grave, però, non può ritenersi integrata da una giusta causa o da un giustificato motivo soggettivo, ma richiede quella colpa specificatamente prevista, connotata appunto dalla gravità, e proprio per questo diversa dalla colpa in senso lato che deve connotare qualsiasi inadempimento del lavoratore, per essere sanzionato con il licenziamento (nella specie, la Corte ha escluso che l'assenza ingiustificata e immotivata della lavoratrice, al tempo stesso madre e puerpera, per oltre una settimana fosse una condizione che integrava la colpa grave ai fini del licenziamento).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 27 settembre 2011, n. 19732
Leasing (Locazione finanziaria)

In tema di leasing, il concedente, in caso di risoluzione contrattuale, mantenendo la proprietà del bene e acquisendo i canoni maturati fino alla risoluzione, non può e non deve conseguire un indebito vantaggio derivante da un cumulo di utilità (canoni e residuo valore del bene)in contrasto con lo specifico dettato normativo di cui all'art. 1526, che è norma inderogabile.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 26 settembre 2011, n. 19596
Amministrazione di sostegno

L'elenco delle persone indicate dall'art. 408 c.c. come quelle sulle quali dovrebbe, ove possibile, ricadere la scelta del giudice, non contiene alcun criterio preferenziale in ordine di elencazione perché ciò contrasterebbe con l'ampio margine di discrezionalità nella scelta riconosciuta dalla legge al giudice di merito finalizzata esclusivamente agli interessi della beneficiaria. Ciò del resto trova conferma nell'ultimo comma dell'art. 408 c.c., laddove viene data al giudice tutelare la facoltà di scegliere, ove ricorrano gravi motivi, anche una persona diversa da quelle indicate dall'art. 408, comma 1, il che sta necessariamente a significare che l'indicazione delle persone predette non riveste un ordine preferenziale né un carattere esclusivo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 19 settembre 2011, n. 19051.
Amministratori responsabilità: azione sociale

Per la decorrenza del termine di prescrizione quinquennale dell'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori societari è necessaria l'oggettiva conoscibilità della situazione di incapienza patrimoniale, che può desumersi da un complesso di elementi quali il mancato deposito dei bilanci e la notorietà delle difficoltà nei pagamenti.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 13 settembre 2011, n. 18745
Giusto processo - Tempo ragionevole e riparazione per l'eccessiva durata dei processi

Il diritto all'equa riparazione per la durata non ragionevole di un processo spetta a tutte le parti, siano esse risultate vittoriose o soccombenti, con l'unico limite delle situazioni comportanti abuso del processo; è onere della parte che le eccepisce, per negare la sussistenza del danno risarcibile, fornire la prova di tali ipotesi di abuso.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 13 settembre 2011, n. 18762
Fallimento - Dichiarazione di fallimento

La procedura prefallimentare non può paragonarsi ad un processo di cognizione ordinaria, essendo essa di natura inquisitoria, compatibile con la necessaria audizione delle parti, pur nella sommarietà delle prove acquisibili, tra cui quelle rilevabili e attuabili d'ufficio dal giudice. Essa mira ad accertare con celerità e senza cognizione piena la sussistenza attuale dei presupposti per la dichiarazione di fallimento dell'imprenditore: di modo che la conseguente sentenza positiva costituisce essa stessa il punto d'avvio per il giudizio di cognizione ordinaria in ordine a quei medesimi presupposti. Pertanto, la nullità di essa, pronunciata dalla Corte di Appello, travolge tutti gli atti conseguenziali, ivi inclusi il giudizio di cognizione di 1^ grado, la sentenza relativa ed il giudizio di 2^ grado (art. 159 c.p.c.), mentre non fa neppure salvi situazioni, fatti ed effetti riferibili alla fase "quo ante", che possano valere come vincoli assoluti per il giudice fallimentare riguardo ad una nuova dichiarazione di fallimento (nella specie, la Corte ha confermato la nullità della notifica dell'avviso di comunicazione del debitore e, conseguentemente, la nullità della sentenza di fallimento e, a cascata, la nullità di tutti gli atti successivi).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 6 settembre 2011, n. 18262
Proprietà - Immissioni (di fumo, di rumori, di odori, etc.)

Le immissioni nocive che superino la normale tollerabilità giustificano la richiesta di rimozione della canna fumaria, in particolare se questa è posta ad una distanza inferiore rispetto a quella minima prevista dal regolamento edilizio comunale.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 6 settembre 2012, n.. 14931
(DANNI - Patrimoniali e non patrimoniali - non patrimoniali (morali))

Il danno non patrimoniale da uccisione di congiunto, quale tipico danno - conseguenza, non coincide con la lesione dell'interesse (non è in re ipsa) e come tale deve essere allegato e provato da chi chiede il relativo risarcimento; tuttavia, trattandosi di pregiudizio che si proietta nel futuro, è consentito il ricorso a valutazioni prognostiche ed a presunzioni, sulla base degli elementi obiettivi che è onere del danneggiato fornire. La sua liquidazione avviene in base a valutazione equitativa che tenga conto dell'intensità del vincolo familiare, della situazione di convivenza e di ogni ulteriore utile circostanza, quali la consistenza più o meno ampia del nucleo familiare, le abitudini di vita, l'età della vittima e dei singoli superstiti.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 2 settembre 2011, n. 18040
Obbligazioni e contratti - Rescissione del contratto

L'azione generale di rescissione per lesione richiede la simultanea e-sistenza dei requisiti relativi ad una sproporzione "ultra dimidium", ad uno stato di bisogno del contraente danneggiato e ad un approfittamento di esso da parte dell'altro contraente.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 1 settembre 2011, n. 18000
Adozione legittimante - dichiarazione di adottabilità - stato di abbandono

In assenza di rapporti significativi tra i nonni paterni e la minore, lo stato di abbandono della stessa non può essere escluso dalla sola disponibilità dei nonni paterni di prendersene cura.

[ leggi il testo integrale]

Cass, civ., sez. II, 2 agosto 2011, n. 16914
Cose e servizi comuni di edifici - presunzioni di comunione

Il diritto di condominio sulle parti comuni dell'edificio ha il suo fondamento nel fatto che tali parti siano necessarie per l'esistenza dell'edificio stesso, ovvero che siano permanentemente destinate all'uso o al godimento comune, sicchè la presunzione di comproprietà posta dall'art. 1117 c.c., che contiene un'elencazione non tassativa, ma meramente esemplificativa dei beni da considerare oggetto di comunione, può essere superata se la cosa, per obbiettive caratteristiche strutturali, serve in modo esclusivo all'uso o al godimento di una parte dell'immobile, venendo meno, in questi casi, il presupposto per il riconoscimento di una contitolarità necessaria, giacchè la destinazione particolare del bene prevale sull'attribuzione legale, alla stessa stregua del titolo contrario.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 2 agosto 2011, n.. 16914
Pertinenze

Ai sensi degli artt. 817 e 819 c.c., la volontà di destinare in modo durevole una cosa al servizio o ad ornamento di un'altra, così come quella di far cessare il rapporto pertinenziale già costituito, non necessita di forme particolari o solenni, ma può essere desunta da qualsiasi elemento ritenuto idoneo a tal fine dal giudice di merito, il cui accertamento non è sindacabile in sede di legittimità, se espresso con motivazione adeguata ed immune da vizi logici.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 2 agosto 2011, n. 16858
Procedimento tributario (Nuovo) - Competenza e giurisdizione

La giurisdizione per le controversie di natura tributaria che traggono origine da un atto impositivo (nella specie cartella esattoriale e/o preavviso di fermo) appartengono alla giurisdizione del G.T., secondo quanto prescritto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 2 e 19.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 29 luglio 2011, n. 16744
Divorzio - Pensione di riversibilità e altri assegni per la morte dell'ex coniuge

In tema di corresponsione di una quota della pensione di reversibilità, ciò che rileva è il riconoscimento giudiziale della titolarità di un assegno divorzile, mentre resta irrilevante la modalità solutoria del debito una tantum, espressamente consentita dallo stesso art. 5, ottavo comma, legge n.898/1970, in via alternativa all'ordinaria corresponsione periodica.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 28 luglio 2011, n. 16499
Capacità a testimoniare - persone aventi interesse al giudizio

La capacità a testimoniare va valutata a prescindere da vicende che costituiscano un posterius facti rispetto alla predicabilità ex ante dell'interesse a partecipare al giudizio (nella specie, la Corte ha escluso la capacità a testimoniare di colui che si assume proprietario di somme oggetto di contesa, quand'anche risulti che la pretesa creditoria sia stata soddisfatta prima dell'attivazione del giudizio in cui viene offerta testimonianza).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 27 luglio 2011, n. 16417
(Previdenza ed assistenza. Assicurazioni e pensioni sociali)

In tema di indennità spettante al coniuge superstite di un lavoratore deceduto, il giudice non può fondare la propria convinzione che il coniuge sia privo di reddito sulla circostanza della mera percezione di un assegno familiare; in ogni caso, la surroga dell'Inail verso i responsabili del fatto lesivo non può superare quanto dovuto al coniuge superstite.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 27 luglio 2011, n. 16422
Responsabilità civile - Cose in custodia

Intercorrendo il rapporto di custodia fra la cosa e chi ha l'effettivo potere su di essa (il proprietario, come il possessore o anche il detentore), il potere di intervenire sulla cosa opera non come fondamento di una presunzione di colpa, ma come uno degli elementi per individuare la figura del custode; con la conseguenza che, a pari o a diverso titolo, la custodia può far capo a più soggetti, ciascuno con poteri di gestione e di intervento.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 27 luglio 2011, n. 16424
Danni patrimoniali e non patrimoniali (morali)

Non è ammissibile nel nostro ordinamento l'autonoma categoria di "danno esistenziale", inteso quale pregiudizio alle attività non remunerative della persona atteso che, ove in essa si ricomprendano i pregiudizi scaturenti dalla lesione di interessi della persona di rango costituzionale, ovvero derivanti da fatti-reato, essi sono già risarcibili ai sensi dell'art. 2059 c.c., interpretato in modo conforme a Costituzione, con la conseguenza che la liquidazione di una ulteriore posta di danno comporterebbe una duplicazione risarcitoria. Ove nel "danno esistenziale" si intendesse includere pregiudizi non lesivi di diritti inviolabili della persona, tale categoria sarebbe del tutto illegittima, posto che simili pregiudizi sono irrisarcibili, in virtù del divieto di cui all'art. 2059 c.c.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 26 luglio 2011, n. 16318
(Onorari avvocato - valore della causa)

Ai fini della determinazione dello scaglione per la liquidazione degli onorari di avvocato, ove siano proposte più domande, alcune di valore indeterminabile ed una, di risarcimento del danno, di valore determinato, esse si cumulano tra loro, e la causa va ritenuta di valore indeterminabile.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 26 luglio 2011, n. 16309
Successione legittima e necessaria - Riduzione delle donazioni.

In tema di azione di riduzione, la mancata censura da parte del soggetto che ha proposto l'azione di riduzione della donazione per lesione della quota di legittima nell'ambito della successione della statuizione del giudice di appello, secondo cui la scelta della riduzione della donazione effettuata dal de cuius di un immobile diverso da quello individuato dal giudice di primo grado realizza ugualmente la finalità propria dell'azione proposta, consistente appunto nell'ottenere la piena reintegrazione del diritto di legittimario, rende inammissibili per difetto di interesse i profili di censura: l'omessa impugnazione della "ratio decidendi", giuridicamente del tutto sufficiente a giustificare la decisione adottata, rende definitiva l'autonoma motivazione non impugnata, escludendo pertanto la possibilità che sia cassata la sentenza del giudice di secondo grado.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 25 luglio 2011, n. 16174
Avvocato - Giudizi e sanzioni disciplinari. Impugnazioni

In tema di procedimento disciplinare a carico di un avvocato, alla luce di una interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 50 del r.d.l. n. 1578/33, onde consentire, nella prospettiva del giusto processo (art. 111, primo e secondo comma, cost.), un più rapido intervento di un giudice terzo ed imparziale sulla legittimità dell'avvio dell'anzidetto procedimento, deve ritenersi ammissibile il ricorso al C.N.F. avverso la decisione in cui il locale Consiglio dell'Ordine stabilisce di iniziare il procedimento medesimo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 25 luglio 2011, n. 16240
Obbligazioni e contratti - Vizi del consenso

Non può essere annullato il contratto di compravendita di un'auto nell'ipotesi in cui, pur risultando assente una caratteristica tecnica richiesta dall'acquirente, risulta che lo stesso ha comunque utilizzato a lungo l'auto, non ritenendo essenziale, rispetto all'utilizzo, l'optional richiesto (nella specie, l'acquirente credeva che la vettura fosse dotata di ABS, mentre in realtà tale dispositivo non era installato sulla vettura).

[ leggi il testo integrale]

Corte cost., 25 luglio 2011 n. 245
Matrimonio contratto in Italia da stranieri

La Corte costituzionale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 116, comma 1, c.c., come modificato dall'art. 1, comma 15, l. 15 luglio 2009 n. 94, limitatamente alle parole "nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano". La Corte rileva che al legislatore italiano è consentito dettare norme, non palesemente irragionevoli e non contrastanti con obblighi internazionali, che regolino l'ingresso e la permanenza di stranieri extracomunitari in Italia. Tali norme, però, devono costituire il risultato di un ragionevole e proporzionato bilanciamento tra i diversi interessi, di rango costituzionale, implicati dalle scelte legislative in materia di disciplina dell'immigrazione, specialmente quando esse siano suscettibili di incidere sul godimento di diritti fondamentali, tra i quali rientra quello di contrarre matrimonio, discendente dagli art. 2 e 29 cost., ed espressamente enunciato nell'art. 16 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 e nell'art. 12 della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Si impone, pertanto, la conclusione secondo cui la previsione di una generale preclusione alla celebrazione delle nozze, allorché uno dei nubendi risulti uno straniero non regolarmente presente nel territorio dello Stato, rappresenta uno strumento non idoneo ad assicurare un ragionevole e proporzionato bilanciamento dei diversi interessi coinvolti nella presente ipotesi, specie ove si consideri che il d.lg. 25 luglio 1998 n. 286 già disciplina alcuni istituti volti a contrastare i cosiddetti "matrimoni di comodo".

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 13 luglio 2011, n. 15394
Responsabilità civile - Padroni e committenti in genere

Gli enti sportivi sono tenuti a tutelare la salute degli atleti anche attraverso la prevenzione di eventi pregiudizievoli la loro integrità psicofisica e ne rispondono, in base all'art. 2049 c.c. e 32 cost., in relazione all'operato dei propri medici e del personale. Pertanto, la mancata predisposizione da parte dell'A.c.s.i. (Associazione Centri Sportivi Italiani) di un regolamento per un torneo calcistico dilettantistico con la previsione dell'obbligo di visita medica e il non aver detta associazione sottoposto a visita medica il soggetto partecipante, colto da malore e successivamente deceduto, o quantomeno chiesto idonea ed adeguata certificazione medica ai fini della partecipazione a detto torneo, di natura agonistica, comporta il sorgere della responsabilità ex art. 2049 con consequenziale obbligo al risarcimento dei danni (fattispecie relativa alla morte a seguito di ischemia miocardica in soggetto affetto da grave ipertrofia cardiaca e aterosclerosi).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 12 luglio 2011, n. 15296
(Condominio negli edifici - spese, manutenzione e riparazioni)

La legittimazione passiva, nell'azione per il recupero delle quote condominiali, spetta soltanto al vero proprietario dell'unità immobiliare, e non anche a chi possa apparire tale, perché in materia di condominio non opera il principio dell'apparenza del diritto.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 12 luglio 2011, n. 15308
(Cose e servizi comuni di edifici - innovazioni e opere in genere sulle parti comuni)

Nell'identificazione del limite all'immutazione della cosa comune, disciplinato dall'art. 1120, comma 2, c.c. il concetto di inservibilità della stessa non può consistere nel semplice disagio subito rispetto alla sua normale utilizzazione - coessenziale al concetto di innovazione - ma è costituito dalla concreta inutilizzabilità della "res communis" secondo la sua naturale fruibilità; si può tener conto di specificità - che possono costituire ulteriore limite alla tollerabilità della compressione del diritto del singolo condomino - solo se queste costituiscano una inevitabile e costante caratteristica di utilizzo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 11 luglio 2011, n. 15186
(Distanze delle costruzioni dalle vedute)

Il condomino che abbia trasformato il proprio balcone in veranda, elevandola sino alla soglia del balcone sovrastante, non è soggetto, rispetto a questa, all'osservanza delle distanze prescritte dall'art. 907 c.c. nel caso in cui la veranda insista esattamente nell'area del balcone, senza debordare dal suo perimetro, in modo da non limitare la veduta in avanti e a piombo del proprietario del balcone sovrastante, giacché l'art. 907 citato non attribuisce a quest'ultimo la possibilità di esercitare dalla soletta o dal parapetto del suo balcone una "inspectio o prospectio" obliqua verso il basso e contemporaneamente verso l'interno della sottostante proprietà (in applicazione del suesposto principio, la Corte ha considerato illegittimità la condotta della parte che aveva realizzato sul proprio terrazzo una veranda pur in assenza di una balcone aggettante soprastante).

[ leggi il testo integrale]

Cass civ., sez. II, 11 luglio 2011, n. 15189
(Fornitura e somministrazione)

In un insieme non precisato di numerose forniture svoltesi nell'arco di oltre sei mesi, risulta privo di aggancio ai criteri ordinari di causalità e della logica presuntiva pervenire alla conclusione che tutte le forniture siano avariate, in presenza soltanto di prova di impurità di una e di accertamento di sostanze nocive in un'altra. Per dimostrare la persistente inadeguatezza di tutte le forniture è indispensabile allegare e dimostrare l'esistenza di effetti nocivi o di altri fattori rivelatori di adulterazione, accertati nel corso dei sei mesi e risultanti dai controlli verosimilmente predisposti dall'acquirente, il quale, se avesse ritenuto che sin dalla prima fornitura vi fosse stata un'alterazione, avrebbe ben potuto monitorare le successive, sì da essere in grado di documentare l'esito delle analisi (fattispecie relativa alla somministrazione di mangimi ritenuti adulterati).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 8 luglio 2011, n. 15117
(Espropriazione per pubblico interesse o pubblica utilità – Stima)

Nei rapporti non esauriti, per essere ancora in corso la controversia sulla misura dell'indennità, deve ricorrersi al criterio del valore venale del bene anche se il ricorso avverso la sentenza determinativa dell'indennità non abbia sollevato questione sulla legge applicabile, ma, come nella specie, si sia limitato a contestare la quantificazione in concreto dell'indennità, non essendo concepibile, in ordine all'individuazione del criterio legale di stima, la formazione di un giudicato autonomo, né l'acquiescenza allo stesso, dato che il bene della vita alla cui attribuzione tende l'opponente alla stima è l'indennità, liquidata nella misura di legge, non già l'indicato criterio legale, così che l'impugnazione del credito indennitario rimette in discussione proprio il criterio legale utilizzato dalla sentenza determinativa dell'indennità, ed il relativo capo, fondandosi sulla premessa dell'applicabilità dell'art. 5 bis d.l. n. 333/92, non è suscettibile, venuta meno tale premessa, di conservare la natura e gli effetti di un'autonoma statuizione.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 6 luglio 2011, n. 14839
(Giurisdizione civile - Autorità giudiziarie ecclesiastiche e dello Stato della Città del Vaticano)

Il giudice italiano difetta di giurisdizione rispetto ad una azione risarcitoria promossa da un cittadino nei confronti del giudice ecclesiastico per supposti comportamenti, non penalmente rilevanti, produttivi di danno che quest'ultimo avrebbe tenuto nel processo canonico per la dichiarazione di nullità di un matrimonio che sia stato celebrato a norma dell'art. 8 dell'Accordo di Villa Madama del 18 febbraio 1984, ratificato con legge 25 marzo 1985, n. 121.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 6 luglio 2011, n. 14899
(Contratto preliminare (compromesso))

Il rifiuto del promissario acquirente di stipulare la compravendita definitiva di un immobile privo dei certificati di abitabilità o di agibilità e di conformità alla concessione edilizia è giustificato, pur se il mancato rilascio dipende da inerzia del Comune: l'acquirente, infatti, ha interesse ad ottenere la proprietà di un immobile idoneo ad assolvere la funzione economico - sociale e a soddisfare i bisogni che inducono all'acquisto, cioè la fruibilità e la commerciabilità del bene, per cui i predetti certificati devono ritenersi essenziali.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 4 luglio 2011, n. 14553.
(Separazione dei coniugi - Casa coniugale)

L'assegnazione della casa ex art. 155, comma 4, c.c., è consentita unicamente con riguardo all'immobile che ha costituito il centro di aggregazione della famiglia durante la convivenza, con esclusione di ogni altro immobile di cui i coniugi abbiano la disponibilità come, ad esempio, la casa di vacanza.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 4 luglio 2011, n. 14554
(Adozione legittimante - dichiarazione di adottabilità - procedimento)

In tema di adozione, ai genitori del minore è riconosciuta una legittimazione autonoma connessa ad un'intensa serie di poteri, facoltà e diritti processuali, atta a fare assumere loro la veste di parti necessarie e formali dell'intero procedimento di adottabilità e, quindi, di litisconsorti necessari pure nel giudizio d'appello, quand'anche in primo grado non si siano costituiti, con conseguente necessità di integrare il contraddittorio nei loro confronti, ove non abbiano proposto il gravame.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 27 giugno 2011, n. 14196
(Comunione e condominio - Cose e servizi comuni di edifici lastrico solare, terrazzo e logge)

Le spese relative al rifacimento dell'impermeabilizzazione della terrazza a livello di uso esclusivo si ripartiscono secondo i canoni ordinari dettati dall'articolo 1126 c.c.: un terzo a carico del proprietario esclusivo e i rimanenti due terzi a carico dei proprietari degli immobili sottostanti; pertanto dei danni cagionati all'appartamento sottostante per le infiltrazioni d'acqua provenienti dal lastrico, deteriorato per difetto di manutenzione, rispondono tutti gli obbligati inadempienti alla funzione di conservazione secondo le proporzioni stabilite dall'art. 1126 c.c., vale a dire i condomini ai quali il lastrico serve da copertura, in proporzione dei due terzi, ed il titolare della proprietà superficiaria o dell'uso esclusivo, in ragione delle altre utilità, nella misura del terzo residuo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 24 giugno 2011, n. 13908
(Cassazione civile)

Nel giudizio di cassazione, la morte del domiciliatario del ricorrente determina, ai sensi dell'art. 141, quarto comma, c.p.c., l'inefficacia dell'elezione di domicilio, con la conseguenza che l'avviso d'udienza va notificato presso la cancelleria della Corte di cassazione ai sensi del secondo comma dell'art. 366 c.p.c., essendo il diritto del difensore non domiciliato in Roma, di essere informato della data fissata per la discussione del ricorso, adeguatamente salvaguardato - nel contemperamento, operato dal legislatore, dei diversi interessi delle parti e delle esigenze dell'ufficio - dalla possibilità dello stesso difensore di chiedere che l'avviso gli sia inviato in copia mediante lettera raccomandata, a norma dell'art. 135 disp. att. c.p.c.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. III, 21 giugno 2011, n. 13604
(Contratto di assicurazione. Assicurazioni sulla vita)

Ai fini della colpa grave o del dolo da rinvenirsi in un contratto di assicurazione sulla vita, in presenza di sintomi ambigui e non specifici, stante la genericità degli stessi, non integra affatto dolosa reticenza né comportamento gravemente colposo il fatto che l'assicurato non abbia, al momento della stipula della polizza­vita, dichiarato la esistenza di quei sintomi a cui i medici hanno dato rilievo aspecifico e tranquillizzante, qualora questi sintomi, aggravatisi, risultino, attraverso successive indagini strumentali o di altra natura, premonitori di una vera e propria malattia, che, data la sua insidiosità, può essere acclarata solo con specifico esame, secondo la valutazione della situazione che il paziente presenta (nella specie, secondo la compagnia, l'assicurato avrebbe taciuto, al momento della stipula della polizza vita, di essere portatore di una grave patologia, che in poco tempo ne avrebbe cagionato la morte; a detta della Corte, però, l'assicurato ebbe certezza della patologia solo con la diagnosi definitiva avvenuta a distanza di oltre 9 mesi da quando stipulò la polizza vita).

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. III, 20 giugno 2011, n. 13483
(Locazione di cose)

La disciplina di cui alla legge n. 431 del 1988 trova applicazione per tutte quelle locazioni che soddisfano il bisogno primario della disponibilità di un alloggio, indispensabile per la stessa estrinsecazione della persona umana, e le sole eccezioni sono quelle da essa stessa previste; sicché essa si applica anche alla locazione per abitazione ad uso di seconda casa, caratterizzata dalla protratta permanenza del conduttore per cospicui periodi dell'anno ed anzi dalla tendenziale fruizione dell'immobile secondo le disponibilità del tempo libero di quegli senza uno schema prefissato, in quanto finalizzata a soddisfare esigenze abitative certamente complementari, ma di rango uguale a quelle della prima casa, in quanto relative al tempo libero e quindi al soddisfacimento di interessi e passioni dell'individuo e quindi funzionali al pieno sviluppo della sua personalità.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. II, 15 giugno 2011, n. 13101
(Servitù - Passaggio coattivo)

In tema di costituzione di una servitù coattiva di passaggio su una parte comune di un edificio in condominio, la domanda giudiziale volta ad ottenere il riconoscimento di tale servitù deve essere proposta solamente contro i proprietari della stessa e non contro tutti i condomini. Il litisconsorzio, infatti, diviene necessario solamente se più persone hanno sul fondo servente un diritto corrispondente alla proprietà o ad altro diritto reale di godimento.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 11 giugno 2012, n. 9467.
(VENDITA - Garanzia per vizi della cosa venduta. )

Il mancato completamento delle opere finalizzate alla integrale consegna del bene rendono inapplicabili le garanzie concesse all'acquirente per i difetti della cosa venduta e per il buon funzionamento (nella specie, la Corte ha escluso l'applicabilità di tali garanzie atteso che al materiale recapito presso l'officina del compratore non aveva fatto seguito il completamento del relativo montaggio, che per contratto e tenuto conto della natura del bene venduto avrebbe dovuto avvenire a cura della venditrice, sicché la consegna comunque non avrebbe potuto ritenersi perfezionata, se non all'atto del successivo intervento).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 11 giugno 2012, n. 9437.
(SPORT – Sci)

In caso di danno per le lesioni riportate a seguito di una caduta da un allievo, minore di età, di una scuola di sci, l'iscrizione e l'ammissione del medesimo al corso determina la nascita di un vincolo contrattuale che fa sorgere a carico della scuola l'obbligo di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo per il tempo in cui questi usufruisce della prestazione scolastica, anche al fine di evitare che l'allievo procuri danno a se stesso (nella specie, la Corte ha cassato la decisione dei giudici del merito che avevano respinto la richiesta risarcitoria avanzata dal padre della vittima, atteso che l'attore aveva fatto valere esclusivamente la responsabilità a titolo extracontrattuale della Scuola di sci, deducendo la violazione degli art. 2048 e 2049 c.c.. I giudici del merito non avevano ritenuto applicabili l'art. 2048 c.c., perché il danno non era stato provocato all'attore da altro allievo della scuola, ma si trattava di danno che il minore aveva arrecato a se stesso; né avevano ritenuto applicabili gli artt. 2049 e 2043 c.c., poiché non era stata sufficientemente dimostrata la colpa dell'insegnante. La Corte ha ribaltato tale decisone, atteso che i giudici avevano il potere ed anzi il dovere di qualificare e valutare diversamente la fattispecie, nell'ambito dei fatti dedotti in giudizio ed in termini congruenti con l'oggetto della domanda e con le finalità perseguite dalla parte).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 11 giugno 2012, n. 9426
(ASSICURAZIONE (Contratto di) - Assicurazione della responsabilità civile: circolazione stradale - gestione della lite)

In applicazione del disposto di cui all'art. 1220 c.c.. (integrato con le disposizioni degli artt. 1175 e 1375 c.c.), il debitore non può' essere considerato in mora, quindi in colpa, né tenuto al pagamento dei relativi interessi e maggior danno nelle obbligazioni pecuniarie, dal momento in cui ha offerto al creditore la prestazione anche senza l'osservanza delle formalità previste dagli artt. 1208 e 1210 c.c. (nella specie, la Corte ha escluso la mala gestio dell'assicurazione, atteso che la stessa aveva provveduto a depositare gli importi dovuti su libretto fruttifero).

[ leggi il testo integrale]

T.A.R. Lazio, sez. I, 9 giugno 2011, n. 5151
(Avvocato - Consiglio Nazionale Forense)

La materia delle professioni appartiene al legislatore statale che non risulta abbia esercitato detta riserva, né riformando direttamente l’ordinamento della professione forense, sede propria per l’introduzione di un istituto, quale quello delle specializzazioni, prima inesistenti, destinato ad innovare profondamente i termini dello svolgimento dell'attività, né attribuendo al CNF la competenza ad adottare in via regolamentare la disciplina delle specializzazioni della professione legale. Pertanto non è dato comprendere da quale fonte normativa il CNF abbia derivato la potestà di creare ex novo una figura professionale precedentemente non contemplata dal vigente ordinamento quella dell'avvocato specialista che si aggiunge alle figure dell'avvocato iscritto all'albo e dell'avvocato abilitato al patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 7 giugno 2011, n. 12408
(Danni patrimoniali e non patrimoniali)

Per i postumi di lieve entità non connessi alla circolazione di veicoli valgono , indipendentemente dalla gravità dei postumi (inferiori o superiori al 9%), i valori indicati dalle Tabelle elaborate dal Tribunale di Milano e non quelli posti dall'art. 139 del codice delle assicurazioni private.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. VI, 31 maggio 2011, n. 12013
(Fallimento. Ripartizione dell'attivo crediti privilegiati)

Per valutare il carattere artigiano di un'impresa, ai fini del riconoscimento del privilegio ex art. 2751 bis n. 5 c.c., ove difetti la particolare professionalità dell'imprenditore occorre tener conto dell'organizzazione dell'attività: si può ravvisare la qualifica artigiana solo se nel processo produttivo e nell'impresa il lavoro ha funzione preminente sul capitale, incidendo come fattore determinante sul volume dei ricavi.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 26 maggio 2011, n. 11564
(Avvocato - Giudizi e sanzioni disciplinari impugnazioni)

La notifica di una copia del provvedimento disciplinare del Consiglio dell'Ordine degli avvocati palesemente mancante di alcune pagine comporta unicamente l'inidoneità della notifica stessa a far decorrere il termine breve per l'impugnazione di cui all'art. 50, comma 2, del r.d.l. n. 1578 del 1933, senza che possa ravvisarsi alcuna violazione del diritto di difesa dell'interessato, il quale può procurarsene una copia completa presso la segreteria dell'Ordine conservando integro, sino a tale momento, od a quello della successiva notifica di una copia integrale, l'intero termine per proporre il ricorso.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 26 maggio 2011, n. 11609
(Danni patrimoniali e non patrimoniali)

In tema di risarcimento del danno non patrimoniale, il giudice nel procedere alla quantificazione ed alla liquidazione deve evitare duplicazioni risarcitorie, mediante l'attribuzione di somme separate e diverse in relazione alle diverse voci (sofferenza morale, danno alla salute, danno estetico, ecc), ma deve comunque tenere conto dei diversi aspetti in cui il danno si atteggia nel caso concreto.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 26 maggio 2011, n. 11602
(Locazione di cose - Locazioni concluse dall'usufruttuario)

In tema di contratto di locazione stipulato dall'usufruttuario, a fronte del diritto reale limitato, che limita il diritto assoluto del proprietario, qualora non vi siano motivi di sociale solidarietà, come per le locazioni abitative ristrette al nucleo familiare, l'ordinamento non può non privilegiare il carattere assoluto di quel diritto, cui viene a riconoscere, tramite il tetto dei cinque anni dalla estinzione, la sua funzione sociale, ovvero quella di consentire al conduttore la possibilità di reperire altro immobile per l'esercizio della sua attività.

In tema di contratto di locazione stipulato dall'usufruttuario, a fronte del diritto reale limitato, che limita il diritto assoluto del proprietario, qualora non vi siano motivi di sociale solidarietà, come per le locazioni abitative ristrette al nucleo familiare, l'ordinamento non può non privilegiare il carattere assoluto di quel diritto, cui viene a riconoscere, tramite il tetto dei cinque anni dalla estinzione, la sua funzione sociale, ovvero quella di consentire al conduttore la possibilità di reperire altro immobile per l'esercizio della sua attività.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 18 maggio 2011, n. 10910
(Contratti della P.A.)

Per il contratto d'opera professionale, quando ne sia parte una p.a. e pur ove questa agisca "iure privatorum", é richiesta, in ottemperanza al disposto degli art. 16 e 17 del r.d. n. 2240/23, la forma scritta "ad substantiam", rimane del tutto irrilevante l'esistenza di una deliberazione con la quale l'organo collegiale dell'Ente abbia autorizzato il conferimento dell'incarico al professionista, ove tale deliberazione non risulti essersi tradotta nel necessario distinto ed autonomo documento sottoscritto dal rappresentante esterno dell'Ente stesso e dal professionista, giacché detta deliberazione non costituisce una proposta contrattuale nei confronti di quest'ultimo, ma un atto con efficacia interna all'Ente che, almeno ai fini che ne occupano, ha solo natura autorizzatoria.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 14 maggio 2012, n. 7426
(ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE)

Nel contratto di associazione in partecipazione la prestazione dedotta nel rapporto sinallagmatico non può essere interpretata come di mera prestazione d'opera intellettuale bensì di risultato pratico concreto (nella specie, l'associazione in partecipazione aveva ad oggetto la produzione e il commercio di beni, sicchè la Corte ha ritenuto inadempiente la parte la cui obbligazione consisteva nel progettare funzionalmente i beni al fine di renderli commerciabili sul mercato di riferimento. La Corte ha ritenuto che la progettazione di prodotti non idonei alla immissione sul mercato e alla commercializzazione fosse del tutto inutile ai fini perseguiti dalla associazione stessa).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 11 maggio 2012, n. 7256
(DANNI - Patrimoniali e non patrimoniali - vacanza rovinata)

Nell'ipotesi di inadempimento o inesatta esecuzione del contratto avente ad oggetto pacchetti turistici il danno non patrimoniale da vacanza rovinata - pregiudizio conseguente alla lesione dell'interesse del turista di godere pienamente del viaggio organizzato come occasione di piacere e di riposo - è risarcibile in virtù del combinato disposto degli artt. 2059 c.c. ed artt. 2 e 32 Cost. (nella specie, la Corte ha ravvisato anche il presupposto per la risarcibilità della gravità del pregiudizio, trattandosi di viaggio di nozze e come tale di occasione del tutto irripetibile).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 9 maggio 2011, n. 10153.
(Assemblea dei condomini negli edifici. Deliberazioni)

In materia di deliberazioni di assemblea condominiale, l'approvazione del rendiconto ha valore di riconoscimento di debito in relazione alle sole poste passive specificamente indicate. Pertanto, l'approvazione di un rendiconto di cassa che presenti un disavanzo tra uscite ed entrate, non implica che, per via deduttiva, possa ritenersi riconosciuto il fatto che la differenza sia stata versata dall'amministratore utilizzando denaro proprio, ovvero che questi sia comunque creditore del condominio per l'importo corrispondente, atteso che la ricognizione di debito, sebbene possa essere manifestata anche in forma non espressa, richiede pur sempre un atto di volizione su di un oggetto specificamente sottoposto all'esame dell'organo collettivo, chiamato a pronunciarsi su di esso.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 27 aprile 2011, n. 9376
(Divorzio. Provvedimenti relativi ai figli)

Nell'ordinario giudizio di cognizione, l'esatto contenuto della pronuncia va individuato non alla stregua del solo dispositivo, bensì integrando questo con la motivazione nella parte in cui la medesima rivela l'effettiva volontà del giudice. Pertanto, il preventivo accordo tra i genitori in merito alle spese straordinarie dei figli, contenuto in separata scrittura, diventa vincolante anche se viene richiamato solo nelle motivazioni - e non nel dispositivo - della sentenza.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 19 aprile 2011, n. 8925
(Impugnazioni civili)

La declaratoria di estinzione del giudizio di cassazione relativo al ricorso principale, conseguente all’atto di rinuncia del ricorrente, non determina l'inefficacia del ricorso incidentale, che pertanto deve essere esaminato nel merito.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 18 aprile 2011, n. 8860
(Disciplina delle professioni. Dottori-commercialisti)

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 15 aprile 2011, n.. 8754
(Divorzio. Assegno all'ex coniuge. Accertamento redditi e patrimonio delle parti)

Pur a fronte di una immutata situazione patrimoniale del coniuge obbligato alla corresponsione dell'assegno divorzile, la sopravvenuta riduzione della capacità reddituale di costui, a seguito di pensionamento, è suscettibile di assumere rilievo quale possibile giustificato motivo di riduzione o soppressione dell'assegno ex art. 5 e 9 l. n. 898/70.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 15 aprile 2011, n. 8724
(Notificazioni e comunicazioni in materia civile)

È ammessa la notificazione al condominio nello stabile condominiale ai sensi dell'art. 139 c.p.c. (piuttosto che, ai sensi degli art. 137 e seg. c.p.c, all'amministratore che ne ha la rappresentanza legale), anche a persona diversa dall'amministratore, purché nello stesso stabile si trovino locali destinati allo svolgimento ed alla gestione delle cose e dei servizi comuni (come ad esempio la portineria), idonei, come tali, a configurare un "ufficio" dell'amministratore, dovendo, in mancanza, essere eseguita presso il domicilio privato di quest'ultimo. Per invalidare tale tipo di notifica non è necessario contestare la qualità dichiarata dal consegnatario, atteso che tale qualità, considerata in sé e per sé, non è sufficiente a far ritenere validamente perfezionata la notificazione nei confronti del condominio fatta nello stabile condominiale: non è, infatti, sufficiente allo scopo la consegna dell'atto ad uno dei condomini, anche se "incaricato al ritiro" ed anche se "capace", dovendo risultare, dalla relazione di notificazione ovvero altrimenti, lo stato dei luoghi come sopra descritti. In tal caso, l'onere della prova relativa non incombe al destinatario dell'atto, poiché dal tenore della relazione di notificazione non è desumibile "prima facie" la regolarità della notificazione destinata al condominio, in persona del suo amministratore pro tempore, effettuata però presso lo stabile condominiale a persona diversa dall'amministratore (a differenza di quanto invece si avrebbe se, per esempio, dalla relata di notificazione risulti la consegna al "portiere" o ad altra persona incaricata presso un apposito "ufficio dell'amministratore" interno all'edificio condominiale): pertanto, è onere del notificante dimostrare che la notificazione, malgrado il tenore della relazione dell'ufficiale giudiziario, venga effettuata con le modalità richieste quando destinatario sia ... [ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 15 aprile 2011, n. 8713.
(Sanzioni amministrative. Ingiunzione opposizione)

Nel giudizio di opposizione ad ordinanza-ingiunzione relativo al pagamento di una sanzione amministrativa, l'attestazione del verbalizzante circa l'ora della rilevata infrazione costituisce accertamento assistito da fede privilegiata superabile solo con la querela di falso; quest'ultima è diretta a verificare la correttezza dell'operato del pubblico ufficiale, la proposizione e l'esame di ogni questione concernente l'alterazione nel verbale, pur se involontaria o dovuta a cause accidentali, della realtà degli accadimenti e dell'effettivo svolgersi dei fatti.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 14 aprile 2011, n. 8491
(Comunione e condominio. Assemblea dei condomini negli edifici)

L'art. 1137 c.c. non disciplina la forma delle impugnazioni delle deliberazioni condominiali, che vanno pertanto proposte con citazione, in applicazione della regola dettata dall'art. 163 c.p.c. L'adozione della forma del ricorso non esclude l'idoneità al raggiungimento dello scopo di costituire il rapporto processuale, a patto che l'atto sia presentato al giudice, e non anche notificato, entro i trenta giorni previsti dall'art. 1137 c.c., atteso che estendere alla notificazione la necessità del rispetto del termine non risponde ad alcuno specifico e concreto interesse del convenuto, mentre grava l'attore di un incombente il cui inadempimento può non dipendere da una sua inerzia, ma dai tempi impiegati dall'ufficio giudiziario per la pronuncia del decreto di fissazione dell'udienza di comparizione.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 14 aprile 2011, n. 8539
(Contratti della P.A.)

Il contratto di prestazione d'opera professionale stipulato con una pubblica amministrazione, ancorché quest'ultima agisca "iure privatorum", deve rivestire, a pena di nullità, la forma scritta, la quale deve essere estesa anche alle modifiche successive dell'incarico che comportino variazioni sostanziali nella natura delle prestazioni affidati al professionista e/o nella misura del compenso dovutogli. Qualora sia in contestazione l'applicazione o l'esecuzione del contratto, in quanto il professionista incaricato abbia chiesto il pagamento degli onorari, la nullità del contratto per difetto della forma scritta è rilevabile d'ufficio in ogni grado e stato del giudizio.

[ leggi il testo integrale]

Corte Cost., 7 aprile 2011, n. 113
(Cosa giudicata in materia penale. Revisione)

La Corte costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 630 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede un diverso caso di revisione della sentenza o del decreto penale di condanna al fine di conseguire la riapertura del processo, quando ciò sia necessario, ai sensi dell’art. 46, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, per conformarsi ad una sentenza definitiva della Corte europea dei diritti dell’uomo. La Corte di Strasburgo ritiene, con giurisprudenza ormai costante, che l’obbligo di conformarsi alle proprie sentenze definitive, sancito a carico delle Parti contraenti dall’art. 46, paragrafo 1, della CEDU, comporti anche l’impegno degli Stati contraenti a permettere la riapertura dei processi, su richiesta dell’interessato, quante volte essa appaia necessaria ai fini della restitutio in integrum in favore del medesimo, nel caso di violazione delle garanzie riconosciute dalla Convenzione, particolarmente in tema di equo processo. Il giudice a quo ha individuato nell’art. 630 cod. proc. pen. la sedes dell’intervento additivo richiesto: la revisione, infatti, costituisce l’istituto, fra quelli attualmente esistenti nel sistema processuale penale, che presenta profili di maggiore assonanza con quello la cui introduzione appare necessaria al fine di garantire la conformità dell’ordinamento nazionale al parametro evocato. Nella specie, l’art. 630 cod. proc. pen. deve essere dichiarato costituzionalmente illegittimo proprio perché (e nella parte in cui) non contempla un «diverso» caso di revisione, rispetto a quelli ora regolati, volto specificamente a consentire (per il processo definito con una delle pronunce indicate nell’art. 629 cod. proc. pen.) la riapertura del processo, quando la riapertura stessa risulti necessaria, ai sensi dell’art. ... [ leggi il testo integrale]

Corte Cost., 7 aprile 2011, n. 116
(Lavoro subordinato. Lavoratrici madri)

La Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 16, lettera c), del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nella parte in cui non consente, nell’ipotesi di parto prematuro con ricovero del neonato in una struttura sanitaria pubblica o privata, che la madre lavoratrice possa fruire, a sua richiesta e compatibilmente con le sue condizioni di salute attestate da documentazione medica, del congedo obbligatorio che le spetta, o di parte di esso, a far tempo dalla data d’ingresso del bambino nella casa familiare. L’ostacolo all’accoglimento di tale richiesta, costituito dal rigido collegamento della decorrenza del congedo dalla data del parto, si pone in contrasto sia con l’art. 3 Cost., sotto il profilo della disparità di trattamento – privo di ragionevole giustificazione – tra il parto a termine e il parto prematuro, sia con i precetti costituzionali posti a tutela della famiglia.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 6 aprile 2011, n. 7844
(Danni patrimoniali e non patrimoniali)

In presenza dell'allegazione del fatto-base delle gravi lesioni subite dal figlio convivente all'esito di sinistro stradale, il giudice deve ritenere in particolare provata la sofferenza inferiore (o patema d'animo) e lo sconvolgimento dell'esistenza che anche per la madre ne derivano, dovendo nella liquidazione del relativo ristoro tenere conto di entrambi i suddetti profili, ivi ricompresa la degenerazione della sofferenza interiore nella scelta di abbandonare il lavoro al fine di dedicarsi esclusivamente alla cura del figlio, bisognevole di assistenza in ragione della gravità delle riportate lesioni psicofisiche.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 6 aprile 2011, n. 7854
(Procedimento civile. Termini processuali. Sospensione)

L'esclusione dalla sospensione feriale dei termini prevista per le opposizioni esecutive si applica anche al termine per proporre ricorso per cassazione: il principio sancito dall'art. 3 l. n. 742 del 1969, secondo cui talune cause, quali quelle di opposizione all'esecuzione o agli atti esecutivi, non sono sottoposte a sospensione durante il periodo feriale, deve intendersi riferito all'intero corso del procedimento, sicché esso ricomprende anche ai termini per proporre ricorso per cassazione; la norma citata si riferisce a controversie che abbiano una determinata natura (tale, cioè, da giustificare l'esigenza di una sollecita trattazione), e non già all'organo giudiziario presso il quale pende la controversia medesima.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 5 aprile 2011, n. 7722
(Responsabilità civile. Cose in custodia)

In tema di furto in appartamento agevolato dall'esistenza di una impalcatura sulla facciata del fabbricato, il criterio di imputazione della responsabilità ex art. 2051 comporta sì la responsabilità del custode proprietario dell'impalcatura (salvo che provi il fortuito) per i danni cagionati dalla cosa, ma non comporta affatto la presunzione di nesso causale fra la cosa ed il danno, che va comunque provato dal danneggiato. Il che è certamente possibile anche tramite un procedimento di inferenza induttiva (presunzione), tuttavia inevitabilmente correlato all'apprezzamento delle circostanze concrete.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 4 aprile 2011, n. 7606
(Società di capitali. Amministratori. Responsabilità)

La totale mancanza di contabilità sociale, o la sua tenuta in modo sommario e non intellegibile, è di per sé giustificativa della condanna dell'amministratore al risarcimento del danno, in sede di azione di responsabilità promossa dalla società a norma dell'art. 2392 c.c., vertendosi in tema di violazione da parte dello amministratore medesimo di specifici obblighi di legge, idonea a tradursi in un pregiudizio per il patrimonio sociale.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 23 marzo 2011, n. 6681
(Borsa. Consob)

Le attività della pubblica amministrazione, ed in particolare della Consob, ente pubblico di garanzia di controllo e vigilanza sul mercato dei valori mobiliari e sulla raccolta finanziaria del risparmio, deve svolgersi nei limiti e con l’esercizio dei poteri previsti dalle leggi speciali che la istituiscono, ma anche della norma primaria del neminem ledere, in considerazione dei principi di legalità, imparzialità e buona amministrazione dettati dall'art. 97 Cost. in correlazione con l’art. 47, prima parte, della Costituzione; pertanto la Consob è tenuta a subire le conseguenze stabilite dall'art. 2043 c.c., atteso che tali principi di garanzia si pongono come limiti esterni della sua attività discrezionale, ancorchè il sindacato di questa rimanga precluso al giudice ordinario. L’illecito civile, per la sua struttura, segue le comuni regole del codice civile anche per quanto concerne la c.d. imputabilità soggettiva, la causalità, l’evento di danno e la sua quantificazione (in applicazione del suesposto principio, la Corte ha condannato la Consob al risarcimento dei danni patiti da alcuni risparmiatori, che avevano perso tutto quanto investito a seguito di una sollecitazione all'investimento effettuato da una società autorizzata dalla stessa Consob, che, però, aveva omesso di compiere la dovuta vigilanza anche quando era risultato evidente che la società in oggetto rientrava in un gruppo più ampio di soggetti, che svolgevano autorità di intermediazione senza le necessarie autorizzazioni).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 23 marzo 2011, n. 6712
(Danni patrimoniali e non patrimoniali)

L'affermazione che la ricerca del proprio veicolo rimosso provochi stress non può dirsi del tutto ingiustificata alla luce della comune esperienza (nella specie, la Corte ha confermato il risarcimento in favore di una donna per lo stress emotivo subito per le ricerca della propria autovettura che era stata illegittimamente rimossa).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 23 marzo 2011, n. 6681
Responsabilità civile (Autorità di vigilanza - Tutela del risparmio)

L'attività delle Autorità di vigilanza sui mercati finanziari deve svolgersi nei limiti della norma primaria del "neminem laedere", in considerazione dei principi di legalità, imparzialità e buona amministrazione dettati dall'art. 97 cost., in correlazione con l'art. 47 cost., prima parte, atteso che tali principi di garanzia si pongono come limiti esterni all'esercizio del potere discrezionale dell'Autorità, ancorché il sindacato di questo rimanga precluso al g.o. L'illecito civile, per la sua struttura, segue le comuni regole del codice civile anche per quanto concerne la imputabilità soggettiva, la causalità, l'evento di danno e la sua quantificazione.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 22 marzo 2011, n. 6526
(Confessione in materia civile)

La dichiarazione confessoria, contenuta nel modulo di constatazione amichevole del sinistro (CID), resa dal responsabile del danno proprietario del veicolo assicurato e litisconsorte necessario, non ha valore di piena prova nemmeno nei confronti del solo confitente, ma deve essere liberamente apprezzata dal giudice, dovendo trovare applicazione l'art. 2733, comma 3, c.c., secondo cui, in caso di litisconsorzio necessario, la confessione resa da alcuni soltanto dei litisconsorti è, appunto, liberamente apprezzata dal giudice.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 21 marzo 2011, n.. 6357
(Danni. Valutazione e liquidazione)

In tema di risarcimento del danno da fatto illecito, in caso di versamento di acconti anteriormente alla liquidazione, il giudice deve tenerne conto (senza che trovi nel caso applicazione la regola posta dall'art. 1194 c.c. secondo cui il debitore non può imputare il pagamento al capitale piuttosto che agli interessi - valevole esclusivamente per le obbligazioni di valuta -), devalutando alla data dell'evento dannoso sia il credito risarcitorio rivalutato che l'acconto versato, e, detraendo quest'ultimo dal primo, sulla differenza residua computare quindi gli interessi.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 14 marzo 2011, n. 5928.
(Procedimento tributario. Competenza e giurisdizione)

Rientrano nella giurisdizione tributaria le controversie relative al provvedimento di rigetto dell'istanza di rateizzazione di un debito avente natura tributaria.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 14 marzo 2011, n. 5924
(Ordinamento giudiziario. Disciplina dei magistrati)

La presenza del crocefisso nelle aule giudiziarie, indipendentemente dalla legittimità della norma regolamentare che la prevede, non determina in sè, per il solo fatto di essere generalmente osservata, una lesione del diritto soggettivo di libertà religiosa e di opinione del giudice, che potrebbe essere messo in discussione solo se gli fosse imposto l'obbligo di esercitare la giurisdizione sotto la sua tutela simbolica (nella specie, la Corte ha confermato la sanzione disciplinare inflitta al magistrato che, dopo essersi rifiutato di esercitare la giurisdizione in un'aula dove era presente un crocifisso, si era rifiutato altresì di tenere le udienze in un'apposita aula senza simboli religiosi).

[ leggi il testo integrale]

Corte costituzionale, 11 marzo 2011, n. 83
(Filiazione naturale. Riconoscimento)

In riferimento agli art. 2, 3, 24, 30, 31 e 111 cost., non è fondata - nei sensi di cui in motivazione - la q.l.c. dell'art. 250 c.c. nella parte in cui, in caso di azione per il riconoscimento della paternità o maternità naturale e di opposizione da parte del genitore che per primo ha effettuato il riconoscimento non prevede, per il figlio che non abbia ancora raggiunto i sedici anni di età, adeguate forme di tutela dei suoi preminenti personalissimi diritti, e in particolare di autonoma rappresentanza e difesa in giudizio. Al minore, infatti, va riconosciuta, in una tale controversia, la qualità di parte nel giudizio e se, di regola, la sua rappresentanza sostanziale e processuale è affidata al genitore che lo ha riconosciuto qualora si prospettino situazioni di conflitto d'interessi - anche in via potenziale - spetta al giudice di procedere alla nomina di un curatore speciale, ai sensi dell'art. 67 c.p.c., eventualmente anche d'ufficio.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 9 marzo 2011, n. 5518.
(Tributi locali. Imposta comunale immobili (ICI))

In materia di tassazione ai fini i.c.i. degli immobili di interesse storico o artistico è applicabile esclusivamente la regola stabilita dall'art. 2, comma 5 d.l. n. 16/93, conv. con l. n. 75/93, come interpretato dall'art. 74, comma 6, l. n. 342/00, anche qualora per tali immobili vengano effettuati interventi di restauro e di risanamento conservativo o interventi di ristrutturazione edilizia o interventi di ristrutturazione urbanistica, quali indicati dalle lettere c), d) ed e) del comma 1 dell'art. 31, l. n. 457/78.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. lav., 8 marzo 2011, n. 5437
(Danno biologico per stress da lavoro)

Il danno biologico per stress da lavoro straordinario va liquidato non secondo equità, ma sulla base di valutazioni medico legali.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 7 marzo 2011, n. 5348
(Circolazione stradale. Giurisdizione civile)

Le controversie in merito alla restituzione delle somme versate per l'accesso a zone a traffico limitato, in ragione dell'annullamento dei provvedimenti istitutivi di tali somme, appartengono alla giurisdizione del g.o.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 3 marzo 2011, n. 5117
(Disciplina delle professioni. Medici e chirurghi)

La prescrizione quinquennale dell'azione disciplinare nei confronti degli esercenti professioni sanitarie, prevista dall'art. 51 del d.P.R. 5 aprile 1950 n. 221, è interrotta con effetto istantaneo ai sensi dell'art. 2945, comma 1, c.c., dal promovimento della detta azione disciplinare in sede amministrativa, mentre per la fase giurisdizionale davanti alla Commissione centrale è applicabile il comma 2 del menzionato art. 2945 che prevede l'effetto permanente dell'interruzione.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 3 marzo 2011, n. 5111
(Responsabilità civile. Circolazione stradale, risarcimento del danno, rivalsa e azione di regresso)

Le aree destinate alla distribuzione del carburante agli utenti rientrano nella nozione di aree equiparate alle strade ad uso pubblico, dovendosi intendere per aree equiparate quelle aree che, ancorché di proprietà privata, sono aperte ad un numero indeterminato di persone. Per tale motivo, il danneggiato da un sinistro stradale avvenuto all'interno di un'area di distribuzione del carburante ha azione diretta nei confronti dell'assicuratore del responsabile dell'evento.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. III, 1 marzo 2011, n. 5024
(Locazione. Miglioramenti apportati alla cosa locata)

In tema di locazioni non abitative, il locatore non ha diritto al risarcimento dei danni rapportato al costo necessario per la "riduzione in pristino" dell'immobile, laddove, in virtù del contratto di locazione regolarmente registrato, ogni innovazione sia stata con lui concordata dall'inquilino (nel caso di specie la Corte ha rigettato il ricorso del proprietario di una porzione immobiliare adibita all'esercizio di attività di studio medico-estetico che chiedeva al conduttore, che aveva operato delle migliorie ai locali, peraltro condivise, la rimozione delle opere a spese dello stesso conduttore).

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. III, 28 febbraio 2011 n. 4917
(Comodato. Separazione dei coniugi. Casa comiugale)

Nell'ipotesi di concessione in comodato da parte di un terzo di un bene immobile di sua proprietà perché sia destinato a casa familiare, il provvedimento emesso in corso di separazione di assegnazione della casa coniugale ad uno dei due coniugi non è opponibile al comodante se lo stesso chieda la restituzione dell'immobile nell'ipotesi di sopravvenuto bisogno, caratterizzato dai requisiti della urgenza e della non previsione, come disposto dall'art. 1809 c.c. (nella specie, la Corte ha confermato la decisione dei giudici d’appello, che avevano disposto la restituzione dell'immobile concesso in comodato dalla suocera e assegnato in corso di separazione alla nuora, ritenendo integrato nella fattispecie l’ipotesi di sopravvenuto bisogno alla luce delle precarie condizioni di salute della donna risultanti da apposita certificazione medica e dalla produzione in giudizio di una lettera con cui il figlio le comunicava l’intenzione di non volerla più ospitare).

 

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 25 febbraio 2011, n. 4617
(Impugnazioni civili)

L'impugnazione di un provvedimento giurisdizionale deve essere proposta nelle forme previste dalla legge per la domanda così come è stata qualificata dal giudice, a prescindere dalla correttezza o meno di tale qualificazione, e non come le parti ritengano che debba essere qualificata (nel caso di specie, un soggetto ricorreva davanti al tribunale in base alla procedura prevista dall'art. 152 del codice privacy per il risarcimento dei danni subiti a seguito della pubblicazione di una foto segnaletica in occasione dell'arresto per furto di energia elettrica condominiale, arresto revocato già il giorno successivo per insussistenza delle esigenze cautelari. Il tribunale aveva interpretato la domanda come esclusivamente finalizzata ad ottenere il risarcimento del danno conseguente alla lesione di un diritto soggettivo, come tale da far valere ai sensi dell'art. 2043 c.c. e, quindi, attraverso il giudizio di cognizione ordinario. Pertanto, la Corte, in applicazione del principio suesposto, ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalla parte lesa, atteso che il mezzo d'impugnazione consentito dall'ordinamento era l'appello e non il ricorso immediato per cassazione).

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. VI, 23 febbraio 2011, n. 4422
(Avvocato. Responsabilità civile)

Non è fonte di responsabilità professionale, per il legale che sia stato incaricato della presentazione di una dichiarazione di successione in prossimità della scadenza del relativo termine e in mancanza della documentazione necessaria per il tempestivo adempimento della prestazione, omettere di consigliare il cliente di accettare l'eredità con beneficio di inventario, in modo da farlo beneficiare della proroga prevista per tale ipotesi dalla legge, trattandosi di una deviazione dell'atto dal suo scopo precipuo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. II, 23 febbraio 2011, n. 4410
(Ordinamento giudiziario. Giudice di pace)

Il g.d.p. che esercita le funzioni giurisdizionali dopo la scadenza del mandato e nelle more della riconferma prima della nuova immissione in possesso per l'espletamento del successivo incarico pone in essere un'attività giurisdizionale in carenza di "potestas iudicandi" che produce la nullità assoluta del procedimento, la quale si estende alla sentenza conseguente.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. III, 21 febbraio 2011, n. 4196
(Danni)

La citazione in giudizio di un parlamentare affinché il giudice valuti se il fatto da lui commesso, pur se a contenuto diffamatorio, sia da considerare scriminato ai sensi dell'art.68, comma 1, cost. non comporta una lesione all'immagine personale suscettibile di risarcimento, atteso che tale citazione non costituisce di per sè fatto offensivo dell'onore e decoro della persona altrui.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. I, 17 febbraio 2011, n. 3905
(Divorzio. Competenza e procedimento)

Non incorre in decadenza il convenuto che, nel giudizio di divorzio, si costituisce entro un termine inferiore a quello di venti giorni precedenti l'udienza di comparizione innanzi al giudice istruttore se l'intervallo temporale tra la data di deposito dell'ordinanza presidenziale di fissazione di questa udienza e la data dell'udienza stessa sia inferiore al suddetto termine dilatorio. In quanto unica parte pregiudicata da quella violazione, il solo convenuto è legittimato a dolersene ovvero a rinunciare al termine se ritiene di essere comunque in grado di spiegare adeguatamente le proprie ragioni di difesa.

[ leggi il testo integrale]

Corte giustizia CE, sez. I, 17 febbraio 2011, n. 283
(Unione europea. Cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni)

Gli artt. 14 e 18 del regolamento (CE) del Consiglio 28 maggio 2001, n. 1206, relativo alla cooperazione fra le autorità giudiziarie degli Stati membri nel settore dell'assunzione delle prove in materia civile o commerciale, devono essere interpretati nel senso che un'autorità giudiziaria richiedente non è tenuta, nei confronti dell'autorità giudiziaria richiesta, al versamento di un anticipo ovvero al successivo rimborso dell'indennità riconosciuta al testimone interrogato (nella specie, in un procedimento davanti ai giudici polacchi doveva essere escusso un testimone irlandese e l’autorità giudiziaria di questo paese aveva subordinato l’audizione del testimone al versamento di un’indennità da parte dell’autorità giudiziaria richiedente).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 15 febbraio 2011, n. 3680
(Responsabilità civile. Precettori e maestri (insegnanti))

Nelle controversie relative al risarcimento del danno da lesioni provocate dall'aggressione di un cane incustodito, nel cortile della scuola, l'alunno deve provare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, mentre l'istituto ha l'onere di dimostrare che l'evento dannoso si è verificato per un fatto ad esso non imputabile, essendo state adottate misure idonee ad evitare l'ingresso di persone o animali all'interno dell'edificio scolastico.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. II, 15 febbraio 2011, n. 3728
(Fallimento. Curatore poteri. Contratto preliminare)

In tema di preliminare di compravendita, comunicata dal promittente venditore la volontà di recedere dal contratto e di incamerare la ricevuta caparra confirmatoria, ai sensi dell'art. 1385, comma 2, c.c., e promossa, prima del fallimento del promissario tradens, domanda giudiziale diretta alla declaratoria della legittimità dell'avvenuto esercizio del mezzo di autotutela per reagire all'altrui inadempimento, imputabile e di non scarsa importanza, il sopravvenuto fallimento di quest'ultimo preclude al curatore di paralizzare, attraverso l'esercizio della facoltà di sciogliersi dal contratto ex art. 72, comma 2, legge fall., l'emissione di una sentenza, opponibile alla massa dei creditori, che, accogliendo la domanda del promittente, accerti, con effetto "ex tunc", l'intervenuta caducazione, già in via stragiudiziale, degli effetti negoziali.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. I, 14 febbraio 2011, n. 3572
(Adozione legittimante)

In tema di adozione legittimante, l'art. 6 l. n. 184/83 pone il principio conformatore dell'istituto secondo il quale tale adozione è consentita solo "a coniugi uniti in matrimonio", avendo finora ritenuto il legislatore tale statuizione opportuna e necessaria nell'interesse generale dei minori. Deve pertanto escludersi che in contrasto con tale principio generale, allo stato della legislazione vigente, soggetti singoli possano ottenere, ai sensi dell'art. 36, comma 4, il riconoscimento in Italia dell'adozione di un minore pronunciata all'estero con gli effetti legittimanti anziché ai sensi e con gli effetti di cui all'art. 44 l. n. 184/83.

[ leggi il testo integrale]

Corte Cost., 9 febbraio 2011, n. 41
(Istruzione pubblica. Professori delle scuole secondarie - immissione in ruolo)

La Corte costituzionale dichiara la illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 4-ter, del decreto legge 25 settembre 2009, n. 134, aggiunto dalla legge di conversione 24 novembre 2009, n. 167, per violazione dell'art. 3 Cost. L’art. 1, comma 605, lett. c), della legge n. 296 del 2006, in un’ottica di contenimento della spesa pubblica e di assorbimento del precariato dei docenti, prevede la trasformazione delle graduatorie permanenti in altre ad esaurimento e a tale fine non permette, a partire dal 2007, l’inserimento in esse di nuovi aspiranti candidati prima dell'immissione in ruolo dei docenti che già vi fanno parte. Rispetto a tale finalità risulta del tutto estranea la disciplina introdotta dalla norma censurata, avente ad oggetto i movimenti interni alle graduatorie che per loro natura non incidono sull'obiettivo dell'assorbimento dei docenti che ne fanno parte, per il quale assumono rilevanza solo i possibili nuovi ingressi. La norma impugnata ha, dunque, una portata innovativa con carattere retroattivo, benché si proponga quale strumento di interpretazione autentica. Essa introduce, con effetto temporale rigidamente circoscritto ad un biennio, una disciplina eccentrica, rispetto alla regola dell'inserimento a pettine dei docenti nelle graduatorie, vigente non solo nel periodo anteriore, ma persino in quello posteriore all'esaurimento del biennio in questione. Tale ultimo assetto normativo costituisce, dunque, la regola ordinamentale prescelta dal legislatore, anche nella prospettiva di non ostacolare indirettamente la libera circolazione delle persone sul territorio nazionale (art. 120, primo comma, Cost.), rispetto alla quale la norma impugnata ha veste derogatoria.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 9 febbraio 2011, n. 3165
(Giurisdizione civile. Giurisdizione ordinaria e amministrativa)

Sussiste la giurisdizione del g.o. nelle controversie in materia di responsabilità per danni cagionati alla p.a. dal progettista dell'opera pubblica, atteso che non viene a configurarsi nessun rapporto di servizio tra la stazione appaltante ed il progettista dell'opera, il cui elaborato deve essere fatto proprio dall'amministrazione mediante specifica approvazione, versandosi in tal caso in un'ipotesi, non di inserimento del soggetto nell'organizzazione dell'amministrazione, ma di contratto d'opera professionale.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 9 febbraio 2011, n. 3180
(Appello civile. Legittimazione attiva e passiva)

La "trasformazione" di un'impresa individuale in società, ancorché non dotata di personalità giuridica, implica il trasferimento delle situazioni soggettive attive e passive inerenti all'esercizio dell'impresa, in precedenza imputate al titolare della medesima, al nuovo centro di imputazione rappresentato dalla nuova società, dando luogo, per l'effetto, ad una successione a titolo particolare che, verificatasi in corso di giudizio, rientra nelle previsioni dell'art. 111 c.p.c., con la conseguenza che il nuovo soggetto, se intende impugnare la sentenza pronunciata nei confronti del precedente titolare, è tenuto ad allegare e dimostrare i fatti sostanziali dai quali derivi la sua legittimazione ad agire, quando essi non siano desumibili dalla sentenza impugnata.

 

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 8 febbraio 2011, n. 3034.
(Persona fisica e diritti della personalità. Riservatezza (privacy))

Se è astrattamente legittima l'utilizzazione del dato personale altrui a fine di giustizia, e se l'atto processuale che lo contiene risulta essere stato posto in essere nell'osservanza del codice di rito, non è configurabile alcuna lesione del diritto alla privacy (nella specie, la Corte ha escluso che costituisse violazione del diritto alla privacy la condotta dei legali di una parte in un procedimento di divorzio che avevano notificato a soggetti terzi, in esecuzione di un'ordinanza del giudice istruttore, alcuni verbali di udienza che contenevano dati sensibili sullo stato di salute della controparte).

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. III, 7 febbraio 2011, n. 2962
(Responsabilità extracontrattuale. Cose in custodia)

In tema di responsabilità per i danni cagionati da coste in custodia ex art. 2051 c.c., il proprietario di un fondo, dal quale si propaga un incendio che si diffonda nel fondo limitrofo, invadendolo, è responsabile dei danni cagionati a quest'ultimo, qualora non dimostri il caso fortuito; assumendo rilievo, a riguardo, non la circostanza che in quel fondo si sia originato l'incendio, bensì la sua situazione obiettivamente idonea ad alimentare, con accentuato dinamismo, il propagamento delle fiamme.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. III, 3 febbraio 2011, n. 2557
(Danni patrimoniali e non patrimoniali)

Il soggetto che chiede "iure proprio" il risarcimento del danno subito in conseguenza della uccisione di un congiunto per la definitiva perdita del rapporto parentale lamenta l'incisione di un interesse giuridico diverso sia dal bene salute, del quale è titolare (la cui tutela ex art. 32 cost., ove risulti intaccata l'integrità psicofisica, si esprime mediante il risarcimento del danno biologico), sia dall'interesse all'integrità morale (la cui tutela, ricollegabile all'art. 2 cost., ove sia determinata una ingiusta sofferenza contingente, si esprime mediante il risarcimento del danno morale soggettivo), e ciò in quanto l'interesse fatto valere è quello alla intangibilità della sfera degli affetti e della reciproca solidarietà nell'ambito della famiglia e alla inviolabilità della libera e piena esplicazione delle attività realizzatrici della persona umana nell'ambito di quella peculiare formazione sociale costituita dalla famiglia, la cui tutela è ricollegabile agli art. 2, 29 e 30 cost. Trattasi di interesse protetto, di rilievo costituzionale, non avente natura economica, la cui lesione non apre la via ad un risarcimento ai sensi dell'art. 2043 c.c., nel cui ambito rientrano i danni patrimoniali, ma ad una riparazione ai sensi dell'art. 2059 c.c., senza il limite ivi previsto in correlazione all'art. 185 c.p. in ragione della natura del valore inciso, vertendosi in materia di danno che non si presta ad una valutazione monetaria di mercato (nella specie, la Corte ha confermato il costante indirizzo in forza del quale, in caso di morte del prossimo congiunto, lo stato di prostrazione in cui si possono trovare i congiunti superstiti può essere risarcito come danno non patrimoniale e non come danno biologico).

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. un., 26 gennaio 2011, n. 1768
(Cosa giudicata in materia penale. Efficacia delle sentenze di assoluzione)

La disposizione di cui all'art. 652 c.p.p. (così come quelle degli art. 651, 653 e 654 del codice di rito penale) costituisce un'eccezione al principio dell'autonomia e della separazione dei giudizi penale e civile, in quanto tale soggetta ad un'interpretazione restrittiva e non applicabile in via analogica oltre i casi espressamente previsti. Ne consegue che la sola sentenza penale irrevocabile di assoluzione (per essere rimasto accertato che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto è stato compiuto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima) pronunciata in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni ed il risarcimento del danno, mentre alle sentenze di non doversi procedere perché il reato è estinto per prescrizione o per amnistia non va riconosciuta alcuna efficacia extrapenale, benché, per giungere a tale conclusione, il giudice abbia accertato e valutato il fatto; in quest'ultimo caso, il giudice civile, pur tenendo conto degli elementi di prova acquisiti in sede penale, deve interamente ed autonomamente rivalutare il fatto in contestazione.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 26 gennaio 2011, n. 1780
(Diritti d’autore. S.I.A.E. Procedimento tributario)

Il contrassegno Siae previsto dall'art. 181 bis della l. n. 633/41 ha natura tributaria, sicché le controversie in merito sono devolute alla cognizione del giudice tributario.

[ leggi il testo integrale]

Corte Cost., 25 gennaio 2011, n. 23
(Contumacia e assenza. Impedimento legittimo a comparire. Impegno parlamentare)

La Corte dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 4, l. 7 aprile 2010 n. 51. La norma in esame, non opera un diretto rinvio all'art. 420 ter c.p.p. e introduce nell'ordinamento una peculiare figura di legittimo impedimento consistente nell'esercizio di funzioni di governo, connotata dalla continuatività dell'impedimento stesso e dalla attestazione di esso da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri. Tali elementi rappresentano tuttavia una alterazione, e non già una integrazione o applicazione, della disciplina dell'istituto generale di cui all'art. 420 ter c.p.p. La disposizione in esame esclude, almeno parzialmente, l'onere di specificazione dell'impedimento che, ai sensi dell'art. 420 ter, comma 1, c.p.p., grava sull'imputato. Essa consente infatti a quest'ultimo di dedurre come impedimento il generico dovere di svolgere funzioni di governo in un determinato periodo di tempo. Ciò rende impossibile la verifica del giudice circa la sussistenza e consistenza di uno specifico e preciso impedimento. In secondo luogo, il tenore testuale della disposizione in esame ricollega l'effetto del rinvio del processo, per la durata dell'impedimento continuativo, alla attestazione della Presidenza del Consiglio. È previsto, infatti, che il giudice rinvia il processo non già quando "risulti", ma "ove la Presidenza del Consiglio dei ministri attesti" che l'impedimento è continuativo e correlato allo svolgimento delle funzioni di governo. In tal modo, il rinvio costituisce un effetto automatico dell'attestazione, venendo meno il filtro della valutazione del giudice e, più in generale, di una valutazione indipendente e imparziale, dal momento che l'attestazione risulta affidata ad una struttura organizzativa di cui si avvale, in ragione della propria carica, lo stesso soggetto che deduce l'impedimento in questione.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. III, 25 gennaio 2011, n. 1741
(Intermediari finanziari. Responsabilità civile)

La circostanza che il cliente abbia consegnato al promotore finanziario somme di denaro con modalità difformi da quelle con cui quest'ultimo sarebbe stato legittimato a riceverle, non vale, in caso di indebita appropriazione di dette somme da parte del promotore, a interrompere il nesso di causalità esistente tra lo svolgimento dell'attività del promotore finanziario e la consumazione dell'illecito, e non preclude, pertanto, la possibilità di invocare la responsabilità solidale dell'intermediario preponente.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. I, 24 gennaio 2011, n. 1613
(Divorzio. Assegno all’ex coniuge)

In tema di assegno divorzile, l'art. 4 comma 13 l. n. 898 del 1970, che prevede la possibilità di far decorrere l'assegno in questione dalla data della relativa domanda, conferisce al giudice un potere discrezionale (anche in assenza di un'apposita richiesta di parte), per il cui esercizio è comunque necessaria una adeguata motivazione. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza della Corte d'appello di Roma limitatamente alla parte in cui ha disposto, senza fornire alcuna motivazione a sostegno di tale decisione, la decorrenza dell'assegno di divorzio dalla data della proposizione della relativa domanda, e ha stabilito invece che lo stesso debba essere corrisposto dalla data del passaggio in giudicato della sentenza di scioglimento del vincolo coniugale).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 20 gennaio 2011, n. 1343
(Delibazione. Sentenze in materia matrimoniale emesse da tribunali ecclesiastici)

La prolungata convivenza fra i coniugi (nella specie, venti anni) costituisce elemento ostativo alla delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio, fondata sul motivo del rifiuto alla procreazione sottaciuto da uno all’altro coniuge; la prolungata convivenza deve, infatti, considerarsi come manifestazione della volontà di accettazione del rapporto, che è incompatibile con il successivo esercizio della facoltà di rimetterlo in discussione, travolgendo i diritti derivanti dal matrimonio dichiarato nullo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. VI, 18 gennaio 2011, n. 1065
(Difesa e difensore nel processo penale. Patrocinio dei non abbienti)

Per il gratuito patrocinio nell'ambito di un procedimento penale non si applica il dimezzamento degli importi previsto dall'art. 130 d.P.R. n. 115/2002, ma vale la disposizione generale dettata dall'art. 82 dello stesso provvedimento, secondo cui l'onorario e le spese spettanti al difensore sono liquidati dall'autorità giudiziaria, osservando la tariffa professionale in modo che essi non risultino superiori ai valori medi delle tariffe professionali vigenti. L'art. 130, infatti, non ha portata generale, rientrando tra le disposizioni particolari sul patrocinio a spese dello Stato nel processo civile, amministrativo contabile e tributario.

[ leggi il testo integrale]

Cons. Stato, sez. VI, 17 gennaio 2011, n. 238
(Circolazione stradale. Revisione delle patenti)

È legittimo il provvedimento di revisione della patente se la polizia municipale constata che il conducente, all'atto dell'accertamento, presenta tutti i sintomi di uno stato di alterazione psico-fisica indotta dal consumo eccessivo di bevande alcoliche (emanazione di forte alito vinoso; occhi lucidi; linguaggio sconnesso e privo di senso; difficoltà di tenere l'equilibrio; condotta di guida spericolata) oltre all'accertamento etilometrico che segnava un valore di 3,74 g/l. Ciò in quanto il provvedimento di revisione della patente di guida di cui all'art. 128 d.lg. 30 aprile 1992 n. 285 e succ. mod. è subordinato all'insorgenza di dubbi sulla persistenza, in capo al titolare della patente di guida, dei requisiti fisici e psichici prescritti e della sua idoneità tecnica, senza che assurga a relativo presupposto l'accertamento giudiziale di un illecito penale o amministrativo, quando, come nel caso di specie, dalla documentazione posta a base dei gravati provvedimenti e versati in giudizio emerge un quadro indiziario grave, preciso e concordante, atto a dubitare della perdurante capacità psico-fisica e idoneità tecnica alla guida del soggetto, tale da giustificare la disposta misura della revisione della patente di guida.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. un., 11 gennaio 2011, n. 389
(Avvocato. Incompatibilità allo svolgimento di attività libero – professionali)

Anche per i ricercatori confermati, come per i professori universitari, l'incompatibilità allo svolgimento di attività libero - professionali (nella specie, avvocato) deve escludersi solo in caso di opzione per il tempo definito, mentre sussiste in caso di opzione per il tempo pieno.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. un., 11 gennaio 2011, n. 390
(Avvocato. Ingiunzione per onorari. opposizione)

In tema di opposizione a decreto ingiuntivo, per onorari ed altre spettanze professionali dovute dal cliente al proprio difensore, ai fini dell'individuazione del regime impugnatorio del provvedimento, sentenza oppure ordinanza legge n. 794/42, ex art. 30, che ha deciso la controversia, assume rilevanza la forma adottata dal giudice, ove la stessa sia frutto di una consapevole scelta, che può essere anche implicita e desumibile dalle modalità con le quali si è in concreto svolto il relativo procedimento.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. III, 11 gennaio 2011, n. 450
(Danni patrimoniali e non patrimoniali)

Interpretando l'art. 16 delle preleggi alla luce degli art. 2, 3 e 10 cost., per il principio della gerarchia delle fonti, poiché costituiscono diritti inviolabili della persona umana sia il diritto alla salute ed all'integrità psicofisica sia il diritto ai rapporti parentali - familiari, il risarcimento dei danni (patrimoniali e non patrimoniali) subiti dallo straniero (anche extracomunitario) in conseguenza della lesione di tali diritti, può essere fatto valere con l'azione risarcitoria, indipendentemente dalla condizione di reciprocità di cui all'art. 16 delle preleggi, senza alcuna disparità di trattamento rispetto al cittadino italiano, e quindi non solo contro il danneggiante (o contro il soggetto tenuto al risarcimento per fatto altrui), ma anche con l'azione diretta nei confronti dell'assicuratore o del Fondo di Garanzia per le vittime della strada.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. I, 10 gennaio 2011, n. 377.
(Ipoteca)

L'ipoteca iscritta su un immobile si estende, a norma dell'art. 2811 c.c., a quei beni che all'immobile medesimo siano incorporati, non per mera adesione con mezzi aventi la sola funzione di ottenerne la stabilità necessaria all'uso, ma per effetto di una connessione fisica idonea a dar luogo ad un bene complesso. Quando una siffatta connessione fisica sussista, dunque, e si sia perciò in presenza di un bene complesso, non si tratta più di accertare eventuali rapporti pertinenziali tra beni diversi o di affermare la permanente individualità di singoli beni compresi in un complesso aziendale, estendendosi senz'altro l'ipoteca iscritta sull'immobile a tutto quanto costituisce accessione dell'immobile stesso.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. I, 10 gennaio 2011, n. 367
(Provvedimenti relativi ai figli. Assegno di mantenimento)

L'affidamento congiunto dei figli ad entrambi i genitori previsto dall'art. 6 della legge sul divorzio è istituto che, in quanto fondato sull'esclusivo interesse del minore, non fa venir meno l'obbligo patrimoniale di uno dei genitori di contribuire, con la corresponsione di un assegno, al mantenimento dei figli, in relazione alle loro esigenze di vita, sulla base del contesto familiare e sociale di appartenenza, rimanendo per converso escluso che l'istituto stesso implichi, come conseguenza automatica, che ciascuno dei genitori debba provvedere paritariamente, in modo diretto ed autonomo, alle predette esigenze.

 

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. I, 4 gennaio 2011, n. 111.
(Stranieri (in particolare: extracomunitari) espulsione amministrativa casi e limiti (divieti di espulsioni))

Non può essere espulso per mancato rinnovo del permesso di soggiorno il cittadino extracomunitario che convive con la madre di cittadinanza italiana, atteso che in tale situazione occorre dare prevalenza al diritto al mantenimento del nucleo familiare, rispetto al dovere di dare rigida applicazione ad una legge che impone la richiesta di rinnovare il permesso di soggiorno entro dati termini, sempre che non vi siano ragioni di ordine e sicurezza pubblica a sfavore del cittadino extracomunitario (nella specie, la Corte ha cassato la decisione del Giudice di Pace che si era rifiutato di ammettere i mezzi di prova richiesti dallo straniero per dimostrare la convivenza con la madre, cittadina italiana, senza però motivarne l'esclusione).

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. II, 4 gennaio 2011, n. 186
(Condominio negli edifici. Riservatezza (privacy))

La disciplina del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al d.lg. n. 196/03, prescrivendo che il trattamento dei dati personali avvenga nell’osservanza dei principi di proporzionalità, di pertinenza e di non eccedenza rispetto agli scopi per i quali i dati stessi sono raccolti, non consente che gli spazi condominiali, aperti all’accesso di terzi estranei al condominio, possano essere utilizzati per la comunicazione di dati personali riferibili al singolo condomino: pertanto -fermo il diritto di ciascun condomino di conoscere, anche su propria iniziativa, gli adempimenti altrui nei confronti della collettività condominiale- l’affissione nella bacheca dell’androne condominiale, da parte dell’amministratore, delle informazioni concernenti le posizioni di debito del singolo partecipante al condominio, risolvendosi nella messa a disposizione di quel dato in favore di una serie indeterminata di persone estranee, costituisce un’indebita diffusione, come tale illecita e fonte di responsabilità civile, ai sensi degli artt. 11 e 15 del codice.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. I, 3 gennaio 2011, n. 18
(Provvedimenti relativi ai figli. Assegno di mantenimento)

L'assegno di mantenimento in favore del figlio va versato anche quando l'attività di lavoro precaria svolta da quest'ultimo non comporta un' indipendenza economica che possa giustificare l'esonero dei genitori dal suo mantenimento né la riduzione dell'assegno stesso (cassato, nella specie, il ricorso avanzato dall'ex coniuge che chiedeva la riduzione dell'importo versato alla figlia maggiorenne, in considerazione del fatto che la ragazza svolgeva un'attività lavorativa, seppur precaria, e che la stessa non viveva più con la madre affidataria).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 30 dicembre 2010, n. 26568
(Circolazione stradale. Colpa (concorso del danneggiato))

L'omesso uso del casco protettivo da parte del conducente di un motociclo può essere fonte di corresponsabilità della vittima di un sinistro stradale per il danno causato a sé stesso, con conseguente riduzione della somma da corrisponderle, ove venga accertato in fatto che la suddetta violazione abbia concretamente influito sulla eziologia del danno, costituendone un antecedente causale.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. I, 28 dicembre 2010, n. 26197
(Assegno all'ex coniuge. Accertamento redditi e patrimonio delle parti)

In tema di determinazione dell'assegno di divorzio, nella valutazione del reddito degli ex coniugi vanno ricompresi non solo i redditi in denaro, ma anche le utilità suscettibili di valutazione economica, per cui anche l'uso di una casa di abitazione costituisce utilità valutabile in misura pari al risparmio di spesa che occorrerebbe sostenere per godere di quell'immobile a titolo di locazione. Sicché tale principio deve trovare applicazione sia nell'ipotesi che l'immobile, di proprietà o comunque nella disponibilità del coniuge obbligato al pagamento dell'assegno, venga assegnato al coniuge affidatario dei figli minori, sia nell'ipotesi in cui il godimento dell'immobile venga riconosciuto al coniuge titolare di un diritto reale od obbligatorio: posto che in entrambi i casi l'utilizzazione della casa costituisce una utilità valutabile sul piano economico, che si aggiunge al reddito goduto alterando l'equilibrio delle posizioni patrimoniali dei coniugi quali risultavano in base alla considerazione.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. II, 23 dicembre 2010, n. 26003
Azione di rivendicazione e azione di restituzione. Prova del diritto di proprietàf

In tema di difesa della proprietà, l'azione di rivendicazione e quella di restituzione, pur tendendo al medesimo risultato pratico del recupero della materiale disponibilità del bene, hanno natura e presupposti diversi: con la prima, di carattere reale, l'attore assume di essere proprietario del bene e, non essendone in possesso, agisce contro chiunque di fatto ne disponga onde conseguirne nuovamente il possesso, previo riconoscimento del suo diritto di proprietà; con la seconda, di natura personale, l'attore non mira ad ottenere il riconoscimento di tale diritto, del quale non deve, pertanto, fornire la prova, ma solo ad ottenere la riconsegna del bene stesso, e, quindi, può limitarsi alla dimostrazione dell'avvenuta consegna in base ad un titolo e del successivo venir meno di questo per qualsiasi causa, o ad allegare l'insussistenza ab origine di qualsiasi titolo. In tale seconda ipotesi, la difesa del convenuto che pretenda di essere proprietario del bene in contestazione, non è idonea a trasformare in reale l'azione personale proposta nei suoi confronti, atteso che, per un verso, la controversia va decisa con esclusivo riferimento alla pretesa dedotta, per altro, la semplice contestazione del convenuto non costituisce strumento idoneo a determinare l'immutazione, oltre die dell'azione, anche dell'onere della prova incombente sull'attore, imponendogli, una prova ben più onerosa - la probatio diabolica della rivendica - di quella cui sarebbe tenuto alla stregua dell'azione inizialmente introdotta.

[ leggi il testo integrale]

Corte Cost., 17 dicembre 2010, n. 359
(Sicurezza pubblica. Espulsione amministrativa)

La Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-quater, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, nella parte in cui non dispone che l’inottemperanza all'ordine di allontanamento, secondo quanto già previsto per la condotta di cui al precedente comma 5-ter, sia punita nel solo caso che abbia luogo senza giustificato motivo. La Corte ha inquadrato la clausola del giustificato motivo tra quelle destinate in linea di massima a fungere da valvola di sicurezza del meccanismo repressivo, evitando che la sanzione penale scatti allorché anche al di fuori della presenza di vere e proprie cause di giustificazione l’osservanza del precetto appaia concretamente inesigibile in ragione, a seconda dei casi, di situazioni ostative a carattere soggettivo od oggettivo. Tale clausola, pertanto, nella ricorrenza di diverse eventualità di fatto (estrema indigenza, indisponibilità di un vettore o di altro mezzo di trasporto idoneo, difficoltà nell'ottenimento dei titoli di viaggio, etc.), esclude la configurabilità del reato.

[ leggi il testo integrale]

Corte Cost., 15 dicembre 2010, n. 354
(Concorsi a pubblici impieghi)

La Corte costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell'art. 59, comma 3, della l. reg. Puglia 4 agosto 2004 n. 14, per violazione degli art. 3 e 97 cost. Tale disposizione ha fatto salvi gli effetti dell'applicazione di disposizioni legislative già dichiarate costituzionalmente illegittime da con la sentenza n. 373 del 2002. Essa, pertanto, ha riprodotto il medesimo vizio di quelle norme, cioè la violazione dei principi di imparzialità e buon andamento, determinata dalla previsione di una riserva al personale interno della totalità dei posti messi a concorso dalla p.a. Inoltre, la norma censurata, in quanto legge provvedimento che incide sugli effetti di un giudicato, interferisce con l’esercizio della funzione giurisdizionale, determinando una violazione anche degli art. 24 e 113 cost.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. un., 15 dicembre 2010 n. 25304
(Sanzioni amministrative. Ingiunzione pagamento)

In caso di opposizione a verbale, il giudice può applicare, anche d'ufficio, una sanzione superiore a quella prevista in caso di mancato ricorso, sempre secondo il suo libero convincimento, e, ovviamente, nei limiti edittali.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 14 dicembre 2010, n. 25264
(Danno non patrimoniale a titolo ereditario)

Non hanno diritto al risarcimento del danno non patrimoniale a titolo ereditario i parenti della vittima di un sinistro stradale quando la vittima sopravvive solo mezzora al sinistro, senza peraltro riprendere conoscenza. In un caso come quello di specie il danno da morte va preso in considerazione in qualità di peculiare voce dei pregiudizi di natura non patrimoniali patiti in prima persona dai congiunti, fra cui rientra anche quello dovuto alla perdita del rapporto parentale; si tratta, infatti, del dolore provato in proprio dai parenti della vittima ma "di riflesso" rispetto alla consapevolezza del male che il loro congiunto ha dovuto subire per via dell'incidente.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. III, 14 dicembre 2010, n. 25241
(Impresa assicuratrice in liquidazione coatta amministrativa)

L'onere della preventiva richiesta, all'assicuratore, di risarcimento del danno, posto dall'art. 22 l. n. 990/69 a carico del danneggiato che intenda esercitare l'azione giudiziaria, è adempiuto in caso di impresa assicuratrice in liquidazione coatta amministrativa, mediante la richiesta al commissario liquidatore che sia stato autorizzato, a norma dell'art. 9 d.l. n. 857/76, a procedere alla liquidazione dei danni anche per conto del fondo di garanzia per le vittime della strada, in deroga all'art. 19 comma 3 l. n. 990/69, non essendo necessaria ulteriore richiesta all'impresa designata.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. VI , 7 dicembre 2010, n. 24841.
(Separazione dei coniugi. Provvedimenti relativi ai figli. Affidamento)

Si può derogare alla regola dell'affidamento condiviso dei figli solo ove la sua applicazione risulti pregiudizievole per l'interesse del minore, con la duplice conseguenza che l'eventuale pronuncia di affidamento esclusivo dovrà essere sorretta da una motivazione non più solo in positivo sulla idoneità del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla inidoneità educativa ovvero manifesta carenza dell'altro genitore. Alla luce di tale principio, pertanto, non è sufficiente una sentenza penale di condanna, non ancora passata in giudicato, a precludere l’affidamento al genitore, anche se tale condanna è relativa a reati commessi nel contesto della separazione.

[ leggi il testo integrale]

Corte Giustizia CE, grande sezione, 7 dicembre 2010, n. 439
(Unione europea. Concorrenza)

In mancanza di regolamentazione dell'Unione, gli Stati membri restano competenti, conformemente al principio dell'autonomia procedurale, a designare l’organo o gli organi appartenenti all'autorità nazionale garante della concorrenza che dispongono della facoltà di partecipare, in quanto parte convenuta, ad un procedimento, dinanzi ad un organo giurisdizionale nazionale, rivolto contro la decisione che promana da detta autorità, garantendo nel contempo il rispetto dei diritti fondamentali e la piena effettività del diritto della concorrenza dell'Unione.

[ leggi il testo integrale]

Corte giustizia CE, sez. V, 2 dicembre 2010, n. 225.
(Avvocato. Albo iscrizione)

Gli art. 3 n. 1 lett. g), 4, 10, 81 e 98 Ce non ostano ad una normativa nazionale che neghi ai dipendenti pubblici impiegati in una relazione di lavoro a tempo parziale l’esercizio della professione di avvocato, anche qualora siano in possesso dell’apposita abilitazione, disponendo la loro cancellazione dall’albo degli avvocati.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. I, 2 dicembre 2010 n. 24548.
(Decadenza)

Il mancato tempestivo reclamo avverso i rendiconti periodicamente ricevuti non comporta alcuna decadenza per il cliente che intenda agire nei confronti della società di investimento mobiliare per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da una non corretta gestione del proprio patrimonio. Infatti, nella fattispecie non sono invocabili gli art. 119 t.u.B. e 1832 c.c. in tema di approvazione tacita degli estratti conto bancari, attesa la differenza di contenuto e di funzione tra quest'ultimo e i rendiconti di gestione.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. un., 2 dicembre 2010, n. 24418.
(Ripetizione d’indebito.)

Se, dopo la conclusione di un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, il correntista agisce per far dichiarare la nullità della clausola che prevede la corresponsione di interessi anatocistici e per la ripetizione di quanto pagato indebitamente a questo titolo, il termine di prescrizione decennale cui tale azione di ripetizione è soggetta decorre, qualora i versamenti eseguiti dal correntista in pendenza del rapporto abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, dalla data in cui è stato estinto il saldo di chiusura del conto in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. I, 1 dicembre 2010, n. 24389.
(Obbligazioni solidali)

Nell'ipotesi in cui i coniugi contraggano insieme un mutuo ipotecario per far fronte alle spese di ristrutturazione della casa coniugale, ma successivamente tale somma venga utilizzata esclusivamente dal marito per motivi professionali, la moglie è legittimata al regresso per l'intero importo indebitamente sostenuto nell'interesse esclusivo dell'uomo. Infatti, anche se l'obbligazione di restituire in solido l'importo mutuato dai coniugi risulta assunto nell'interesse di entrambi e non soltanto di uno dei coniugi; ciò non è sufficiente per invocare la ripartizione del debito ex art. 1298 e 1299 c.c. ("Il debitore in solido che ha pagato l'intero debito può ripetere dai condebitori soltanto la parte di ciascuno di essi"), atteso che tale regola non opera quando l'obbligazione solidale viene meno per vizio funzionale della causa che ha portato all'accordo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. III, 30 novembre 2010, n. 24267.
(Anatocismo. Appalti per la costruzione di opere pubbliche)

Anche gli interessi spettanti all'appaltatore, a norma degli art. 35 e 36 del capitolato generale d'appalto per le opere pubbliche, approvato con il d.P.R. 16 luglio 1962 n. 1063, possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza e sempre che si tratti di interessi doluti almeno per sei mesi (c.d. anatocismo o interessi composti).

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. III, 30 novembre 2010, n. 24255.
(Danno esistenziale.)

Non ha diritto ad alcun risarcimento a titolo di danno esistenziale il cittadino che non provi in maniera concreta come l'emergenza rifiuti abbia condizionato la sua vita, incidendo sulla sua giornata tipo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. III, 29 novembre 2010, n. 24149.
(Responsabilità civile. Dissesto del fondo stradale)

È da escludere la responsabilità dell'Ente locale (nella specie un Comune) nel sinistro occorso ad un'auto, che si è ribaltata in conseguenza dell'impatto con il fondo stradale dissestato, se viene accertato un eccesso di velocità. La guida del conducente, infatti, risulta talmente imprudente da interrompere il nesso causale tra la presenza dei lavori in corso, sebbene non segnalati, e il danno che ne è derivato, integrando l'ipotesi di caso fortuito.

 

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. II, 26 novembre 2010, n. 24081.
(Avvocato. Onorari)

Nel procedimento speciale disciplinato dalla l. n. 794/42, per la determinazione del compenso spettante all'avvocato nei confronti del proprio cliente per l'attività professionale svolta, il rimborso forfetario delle spese generali, ai sensi della tariffa professionale forense, non può essere liquidato d'ufficio, occorrendo l'apposita domanda del professionista, in applicazione dei principi previsti dagli art. 99 e 112 c.p.c.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. I, 25 novembre 2010, n. 23972.
(Ingiunzione in materia civile. Condizioni di ammissibilità. Prova scritta)

Il piano di ammortamento di un contratto di mutuo ha natura di clausola negoziale, con la conseguenza che, in caso di estinzione del contratto anteriormente alla sua naturale scadenza, rappresenta l'elemento contrattuale al quale occorre far riferimento in via esclusiva ai fini del calcolo delle somme riscosse dal mutuante imputabili alla restituzione del capitale ovvero al pagamento degli interessi. Pertanto, non può disconoscersi al documento che lo contiene la qualità di prova scritta delle somme dovute alle singole scadenze, ai fini del rispetto dell'art. 634 c.p.c.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. II, 25 novembre 2010, n. 23942.
(Circolazione stradale. Patente rilasciata da Stati esteri)

Gli stranieri residenti e titolari di patente in corso di validità possono conseguire la licenza di guida italiana previa conversione del proprio documento e nel frattempo circolare per un anno, nel rispetto degli accordi internazionali. E questa disposizione vale a maggior ragione per i cittadini comunitari che sono liberi di mantenere la propria patente originale anche in caso di acquisita residenza.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civile, sez. I, 25 novembre 2010, n. 23968.
(Assegno al coniuge separato)

Non può disporsi la revoca dell'assegno di mantenimento senza la prova del miglioramento del tenore di vita dell'ex moglie che convive occasionalmente con un altro uomo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. III, 24 novembre 2010 n. 23818.
(Revocatoria ordinaria. Vendita con riserva di proprietà)

Ai fini dell'azione revocatoria ex art. 2901 c.c., la vendita con patto di riservato dominio comporta sempre un depauperamento del patrimonio del debitore nel suo complesso, sia per l'ipotesi in cui delle cose alienate il compratore diviene proprietario con il pagamento dell'ultima rata del prezzo, sia per il caso in cui non giunge a conclusione per il compratore la fattispecie acquisitiva della proprietà e, a carico del venditore, sorge l'obbligazione di restituzione delle rate riscosse, tenuto conto, altresì, del fatto che il danaro corrispondente alle rate riscosse, per sua natura meno agevolmente aggredibile in sede esecutiva, non elimina il pericolo di danno costituito dall'eventuale infruttuosità di una futura azione esecutiva

 

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. I, 23 novembre 2010, n. 23736.
(Sicurezza pubblica. Stranieri (in particolare: extracomunitari))

Il decreto di espulsione tradotto in lingua inglese è valido se non è possibile reperire un interprete di lingua araba (accolto, nella specie, il ricorso della Prefettura contro il decreto del magistrato onorario che aveva dichiarato la nullità del provvedimento di espulsione, tradotto in lingua inglese, perché non comunicato all'immigrato nell'idioma che gli era proprio. Se è pur vero, infatti, che l'immigrato espulso deve sempre poter conoscere del provvedimento che lo riguarda; tuttavia è possibile derogare a tale principio se vengono spiegate le ragioni per le quali non è stato possibile tradurre il decreto. L'attestazione da parte dell'Autorità, dell'indisponibilità di reperire un interprete che renda noto il provvedimento all'immigrato nell'idioma che gli è proprio, costituisce condizione sufficiente per la validità della traduzione in francese, inglese o spagnolo).

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. I, 22 novembre 2010, n. 23581.
(Responsabilità extracontrattuale. Solidarietà)

L'affermazione che si debba rispondere per fatto proprio, anche in solido con altri, dell'intero danno, se costituisce applicazione del principio di solidarietà passiva nelle obbligazioni di risarcimento da fatto illecito, non esime, in presenza della relativa domanda di accertamento ritualmente proposta dalla parte che vi sia legittimata, dalla ripartizione in ogni caso delle quote di ripartizione interna della responsabilità tra i diversi coobbligati, in proporzione della rispettiva colpa e dell'entità delle conseguenze che ne sono derivate.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. II, 22 novembre 2010 n. 23603.
(Interessi)

Fuori dell'ipotesi di interessi su somma dovuta a titolo di risarcimento del danno, i quali devono essere riconosciuti anche di ufficio, in tutti gli altri casi gli interessi possono essere attribuiti solo se la parte ne abbia fatto richiesta. Infatti, mentre nella prima ipotesi gli interessi, mirando a scongiurare il pregiudizio che deriva al creditore dal ritardato conseguimento dell'equivalente monetario del danno, costituiscono una componente del danno stesso e nascono dal medesimo fatto generatore della obbligazione risarcitoria, contemporaneamente e inscindibilmente, in tutti gli altri casi, invece, gli interessi, siano essi moratori, corrispettivi o compensativi, avendo un fondamento autonomo rispetto a quello dell'obbligazione pecuniaria, possono essere attribuiti solo su espressa domanda che ne indichi la fonte e la misura.

 

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. I, 22 novembre 2010, n. 23591.
(Separazione dei coniugi. Casa coniugale)

Nel decidere in merito all'assegnazione della casa coniugale il giudice della separazione deve tener conto, in primo luogo, dell'interesse dei figli a restare nell'habitat domestico e, solo successivamente, a tutelare il patrimonio familiare. L'attribuzione non può prescindere, pertanto, dall'affidamento dei figli anche di fronte alla proprietà esclusiva dell'immobile in capo a uno dei coniugi (accolto, nella specie, uno dei motivi di ricorso del coniuge cui era stata addebitata la separazione: sbaglia il giudice del merito ad assegnare la casa familiare all'altro, che pure è proprietario esclusivo dell'immobile, ma non risulta affidatario dei figli).

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. I, 22 novembre 2010 n. 23590.
(Separazione dei coniugi. Provvedimenti relativi ai figli maggiore età)

 Il diritto del coniuge separato di ottenere dall'altro coniuge un assegno per il mantenimento del figlio maggiorenne convivente è da escludere quando quest’ultimo, ancorché allo stato non autosufficiente economicamente, abbia in passato iniziato ad espletare un’attività lavorativa, così dimostrando il raggiungimento di un’adeguata capacità e determinando la cessazione del corrispondente obbligo di mantenimento da parte del genitore, senza che assuma rilievo il sopravvenire di circostanze ulteriori le quali, se pur determinano l’effetto di renderlo privo di sostentamento economico, non possono far risorgere un obbligo di mantenimento i cui presupposti siano già venuti meno.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 18 novembre 2010, n. 23277.
(Responsabilità civile. Cose in custodia.)

In assenza di un cartello che attesti la presenza di lavori in corso, il Comune è tenuto a risarcire i danni patiti dal pedone caduto a causa della strada dissestata.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. III, 18 novembre 2010, n. 23259.
(Danno biologico)

Anche la perdita dalla capacità lavorativa generica della parte lesa dal sinistro va liquidata come componente del danno biologico.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. III, 18 novembre 2010, n. 23264.
(Contratto di assicurazione. Mancato pagamento del premio)

Nel caso di risoluzione di diritto del contratto di assicurazione ai sensi dell'art. 1901, comma 3, c.c. il periodo di assicurazione in corso - relativamente al quale è dovuto il pagamento del premio, nonostante la risoluzione del contratto - è solo il periodo che sarebbe stato coperto dalla garanzia assicurativa, se il premio o la rata di premio non assolti fossero stati pagati. Ove, quindi, il contratto abbia durata annuale ed il pagamento del premio sia stato suddiviso in periodi più brevi (trimestrali, semestrali, ecc.), il periodo in corso è quello trimestrale o semestrale, coperto dalla singola rata.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. un., 18 novembre 2010, n. 23286.
(Competenza per territorio. Foro della Pubblica Amministrazione)

La regola del foro erariale non è applicabile ai giudizi di appello in materia di sanzioni amministrative.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. un., 18 novembre 2010 n. 23287.
(Avvocato. Giudizi e sanzioni disciplinari)

In tema di procedimento disciplinare nei confronti di un avvocato, la materia della competenza territoriale è delineata completamente da disposizioni specifiche interne al procedimento. Pertanto non è possibile procedere all'applicazione a questo procedimento di norme relative al processo civile, in tema di modifica della competenza per ragioni di connessione, ed a maggior ragione di norme del procedimento penale, in assenza di un qualunque rinvio operato dalle norme specifiche che trattano della competenza nel procedimento disciplinare contro un avvocato.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 17 novembre 2010, n. 23211.
(Contratto di deposito. Presunzione di gratuità)

Nel caso dell'affidamento di un'autovettura ad un'officina per la riparazione, l'obbligazione della custodia e della riconsegna fanno parte di un contratto misto nel quale confluiscono le cause del deposito e di altro contratto, in cui l'obbligo di custodia e di restituzione assume funzione accessoria, in quanto finalizzato all'adempimento dell'obbligazione principale, costituita dall'espletamento della riparazione dell'autoveicolo. Per vincere la presunzione "iuris tantum" di gratuità del deposito stabilita dall'art. 1767 c.c. non può ritenersi sufficiente l'esercizio da parte del depositario di una qualsiasi attività economica nell'ambito della quale il deposito e la custodia non assumono una rilevanza tipica, tale da farne ritenere implicita l'onerosità, ma è necessario che il depositario eserciti un'attività abituale di custodia giacché solo la natura abituale e professionale della custodia esclude che la prestazione possa ritenersi gratuita integrando l'esercizio di un'attività necessariamente economica nell'ambito della prestazione di servizi.

 

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 17 novembre 2010, n. 23207.
(Risoluzione del contratto per inadempimento. Clausola risolutiva espressa)

Ricorre l'ipotesi di risoluzione "ope legis" del contratto se la diffida intimata dalla parte adempiente resta senza esito. La diffida ad adempiere, infatti, mira a realizzare - pur in mancanza di una clausola risolutiva espressa - gli effetti che a questa clausola si ricollegano, vale a dire la rapida risoluzione del rapporto mediante la fissazione di un termine entro il quale, se la controparte non adempie, il contratto si intende risolto di diritto, ferma restando la necessità dell'accertamento giudiziale della gravità dell'inadempimento.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. trib., 17 novembre 2010 n. 23170.
(Rapporti patrimoniali tra coniugi. Comunione legale dei beni)

L’art. 177 c.c. u.c. (nella versione applicabile dopo la riforma del diritto di famiglia del 1975) prevede che la comunione legale di aziende appartenenti ad uno dei coniugi anteriormente al matrimonio, ma gestite da entrambi, concerna gli utili e gli incrementi, anche se su tale regime non influisce esplicitamente la norma transitoria di cui all'art. 228 l. n. 151/1975, che ha riguardo alla separazione dei soli beni acquistati dopo l’entrata in vigore della legge, con facoltà dei coniugi di escluderne taluni, acquistati durante il matrimonio. Ciò perché la norma non prescrive che la convenzione tra coniugi relativa al regime dei beni debba avere carattere universale. Pertanto, la procura rilasciata dal marito (titolare dell'azienda già prima di contrarre matrimonio) alla moglie non prova la cogestione dell'azienda, trattandosi di atto tipicamente rivolto alla rappresentanza dell'impresa all'esterno ed alla tutela dei terzi, che può contenere anche l’indicazione di un estraneo non titolare dell'impresa.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. II, 17 novembre 2010, n. 23192.
(Procedimento civile. Costituzione delle parti)

La costituzione in giudizio dell'attore avvenuta mediante deposito in cancelleria, oltre che della nota d'iscrizione a ruolo, del proprio fascicolo contenente una copia piuttosto che l'originale dell'atto di citazione, depositato in seguito dopo la scadenza del termine prescritto, non determina la nullità della costituzione, ma integra una mera ipotesi d'irregolarità: tale violazione, infatti, non lede i diritti della controparte nei confronti della quale il contraddittorio si stabilisce con la notifica della citazione.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 16 novembre 2010, n. 23095.
(Responsabilità civile. Proprietario di animali.)

Alle regioni compete l'obbligo di predisporre tutte le misure idonee a evitare che gli animali selvatici arrechino danni a persone o a cose. Nell'ipotesi di danno provocato da fauna selvatica e il cui risarcimento non sia previsto da apposite norme, l'Ente territoriale può essere chiamato a rispondere in forza della disposizione generale contenuta nell'art. 2043 c.c.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 16 novembre 2010, n. 23093
(Cessione del credito)

Non sussiste alcuna legittimazione ad agire per il cessionario senza la prova della cessione del credito. La natura consensuale di tale contratto, infatti, comporta che il credito si trasferisca dal patrimonio del cedente a quello del cessionario per effetto dell'accordo, mentre l'efficacia e la legittimazione del cessionario a pretendere la prestazione dal debitore conseguono alla notifica o all'accettazione del contraente ceduto.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. I, 15 novembre 2010, n. 23053.
(Tempo ragionevole e riparazione per l'eccessiva durata dei processi)

Non è dovuto alcun risarcimento del danno per eccessiva durata del processo se il ritardo nella riconsegna e nel mancato godimento dell'appartamento, non necessitato da norme che ne vietino il rilascio, è esclusivamente dovuto alla resistenza della controparte nel processo presupposto, e quindi non è imputabile all'apparato statale e allo strumento processuale con la sua durata.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ. sez. I, 11 novembre 2010, n. 22909.
(Adozione legittimante)

Chi adotta un bambino e ne perde, poi, la patria potestà è comunque tenuto al mantenimento fino a una nuova adozione del piccolo. Pertanto, il Comune che ha anticipato alla casa-famiglia le spese per il soggiorno del minore ha diritto a riavere quanto versato.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. II, 10 novembre 2010, n. 22886.
(Rappresentanza giudiziale del condominio legittimazione dell'amministratore)

La legittimazione dell'amministratore del condominio dal lato passivo ai sensi dell'art. 1131, comma 2, c.c. non incontra limiti e sussiste, anche in ordine all'interposizione d'ogni mezzo di gravame che si renda eventualmente necessario, in relazione ad ogni tipo d'azione, anche reale o possessoria, promossa nei confronti del condominio da terzi o da un singolo condomino (trovando un tanto ragione nell'esigenza di facilitare l'evocazione in giudizio del condominio, quale ente di gestione sfornito di personalità giuridica distinta da quella dei singoli condomini) in ordine alle parti comuni dello stabile condominiale. Ne consegue che, in presenza di domanda di condanna all'eliminazione d'opere, ai fini della pregiudiziale decisione concernente la "negatoria servitutis" non è necessaria l'integrazione del contraddittorio, dalla legge non richiesta per tale tipo di pronunzia, che bene è pertanto resa nei confronti del condominio rappresentato dall'amministratore, dovendo in tal caso essere essa intesa quale "utilitas" afferente all'intero edificio condominiale e non già alle singole proprietà esclusive dei condomini.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 8 novembre 2010, n. 22653.
(Contratto preliminare (compromesso).)

Le parti che firmano un contratto preliminare possono stabilire che entro il termine fissato dallo stesso il promittente venditore debba alternativamente stipulare il definitivo oppure rilasciare procura a vendere. Il mancato rispetto di una tale facoltà di scelta, da parte del promittente venditore, può condurre alla richiesta del promissario acquirente della pronuncia costitutiva di cui all'art. 2932 c.c.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 8 novembre 2010, n. 22624.
(Avvocato. Giudizi e sanzioni disciplinari. Impugnazioni.)

In tema di procedimento disciplinare a carico di un avvocato, alla luce di un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 50 del r.d.l. n. 1578 del 1933, onde consentire, nella prospettiva del giusto processo (art. 111, primo e comma 2, cost.), un più rapido intervento di un giudice terzo e imparziale sulla legittimità dell'avvio dell'anzidetto procedimento, deve ritenersi ammissibile il ricorso al Consiglio nazionale forense avverso la decisione con la quale il locale Consiglio dell'ordine stabilisce d'iniziare il procedimento medesimo. Non è possibile stendere un catalogo completo delle ragioni opponibile, quindi, sarà il C.N.F. a valutare - caso per caso - se l'eccezione sollevata dal ricorrente sia o meno attinente in via esclusiva alla legittimità della delibera contestata (nella specie, la Corte ha ritenuto fondate le eccezioni sollevate dal professionista circa l'incompetenza territoriale del Consiglio deliberante e la genericità degli addebiti contestati).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. I, 8 novembre 2010, n. 22677
(Matrimonio. Sentenze ecclesiastiche di nullità)

Il riconoscimento degli effetti civili della sentenza di nullità del matrimonio concordatario emessa dai competenti Tribunali Ecclesiastici non è precluso dalla preventiva instaurazione di un giudizio di separazione personale tra le medesime parti dinanzi al competente Giudice ordinario dello Stato italiano. Invero, il giudizio e la conseguente sentenza di separazione personale (nella specie avente ad oggetto la presunta violazione dell'obbligo di fedeltà da parte della moglie) presenta una causa petendi ed un petitum diversi da quelli sottesi al giudizio e alla relativa sentenza recante la dichiarazione di nullità del matrimonio. (Nel caso concreto, infatti, tale ultima statuizione si basava sul fatto che la moglie avesse escluso uno dei bona matrimonii, ovvero l'obbligo della reciproca fedeltà, manifestandolo al proprio coniuge).

[ leggi il testo integrale]

Corte cost., 5 novembre 2010, n. 310.
(Atto amministrativo. Motivazione in genere.)

La Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, nella parte in cui, stabilendo che ai provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale non si applicano le disposizioni di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241, rende non applicabile a tali provvedimenti l’obbligo di motivazione di cui all’art. 3, comma 1, di detta legge, consentendo così all’organo o ufficio procedente di non indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione, in relazione alle risultanze dell’istruttoria. Restano, dunque, elusi i principi di pubblicità e di trasparenza dell’azione amministrativa, ai quali va riconosciuto il valore di principi generali, diretti ad attuare sia i canoni costituzionali di imparzialità e buon andamento dell’amministrazione (art. 97, primo comma, Cost.), sia la tutela di altri interessi costituzionalmente protetti, come il diritto di difesa nei confronti della stessa amministrazione (artt. 24 e 113 Cost.). E resta altresì vanificata l’esigenza di conoscibilità dell’azione amministrativa, anch’essa intrinseca ai principi di buon andamento e d’imparzialità, esigenza che si realizza proprio attraverso la motivazione, in quanto strumento volto ad esternare le ragioni e il procedimento logico seguiti dall’autorità amministrativa. Il tutto in presenza di provvedimenti non soltanto a carattere discrezionale, ma anche dotati di indubbia lesività per le situazioni giuridiche del soggetto che ne è destinatario.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 4 novembre 2010, n. 22501.
(Assegno all'ex coniuge. Accertamento redditi e patrimonio delle parti)

In tema di scioglimento del matrimonio, nella disciplina dettata dall'art. 5 l. n. 898/70, come modificato dall'art. 10 l. n. 74/87, - che subordina l'attribuzione di un assegno di divorzio alla mancanza di "mezzi adeguati" - l'accertamento del diritto all'assegno divorzile va effettuato verificando l'inadeguatezza dei mezzi del coniuge richiedente a conservare un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio e che sarebbe presumibilmente proseguito in caso di continuazione dello stesso, ovvero che poteva ragionevolmente prefigurarsi sulla base di aspettative esistenti nel corso del rapporto matrimoniale. A tal fine il tenore di vita può desumersi dalle potenzialità economiche dei coniugi, ossia dall'ammontare dei loro redditi e disponibilità patrimoniali. Il giudice può desumere il tenore di vita dalla documentazione relativa ai redditi dei coniugi al momento della pronuncia di divorzio costituendo essi - insieme alle disponibilità patrimoniali dei coniugi - valido parametro per la determinazione di detto tenore di vita e della possibilità di mantenerlo. L'assegno va poi quantificato nella misura necessaria, in relazione alla situazione economica di ciascuna parte, a rendere tendenzialmente possibile il mantenimento di detto tenore.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., Sez. I, 4 novembre 2010, n. 22502
(Filiazione naturale)

Ai fini della determinazione del contributo previsto dall'art. 277 c.c. in ordine al mantenimento dei figli naturali, la regola dell'affidamento condiviso ad entrambi i genitori ex art. 155 c.c., non comporta la deroga al principio secondo cui ciascun genitore è tenuto a provvedere al soddisfacimento dei bisogni dei figli in misura proporzionale al proprio reddito. In siffatta situazione il Giudice deve disporre, ricorrendone i presupposti, la corresponsione di un assegno periodico che, nell'ipotesi in cui sia stato disposto il collocamento prevalente presso un genitore, deve essere posto a carico dell'altro non collocatario, tenendo conto dei tempi di permanenza del figlio presso ciascun genitore in conformità all'art. 155 citato.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 2 novembre 2010, n. 22280.
(Cessione del credito)

La cessione del credito contemplata dall’art. 1250 c.c. si perfeziona per effetto del solo consenso dei contraenti, senza che sia necessario l’assenso del debitore ceduto e produce immediatamente l’effetto reale tipico di trasferire al cessionario la titolarità del credito.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 2 novembre 2010, n. 22269.
(Trattative e responsabilità precontrattuale)

In assenza di una prova dell'affidamento nella stipula del negozio, non sussiste un'ipotesi di responsabilità precontrattuale per l'affare sfumato dopo le battute iniziali della trattativa fra le parti.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., Sez. III, 2 novembre 2010, n. 22267
(Iscrizione ipotecaria. Danno evento e danno conseguenza)

La permanenza di un'iscrizione ipotecaria poi risultata illegittima rappresenta un'ipotesi di cd. danno evento cui sono riconducibili altri danni cd. conseguenza e che si concretizzano sia se il titolare del bene ipotecato abbia perso varie occasioni di vendere tale bene ritenuto non appetibile dagli acquirenti, sia se il medesimo non riesca a commerciare il bene o sia costretto a subire una diminuzione delle utilitates che avrebbe potuto conseguire se il bene fosse stato libero. (Nel caso di specie, si è concretizzato un danno conseguenza derivante dalla mancata cancellazione dell'iscrizione ipotecaria, tenuto conto che parte resistente non aveva potuto realizzare il prezzo di vendita del bene ipotecato nella sua integralità, giacché l'acquirente aveva preteso che parte di esso non fosse dalla stessa acquisito se non condizionatamente alla cancellazione dell'ipoteca).

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., Sez. Unite, 25 ottobre 2010, n. 21799
(Sicurezza pubblica. Stranieri. Interesse del minore)

La temporanea autorizzazione all'ingresso o alla permanenza nel territorio dello Stato italiano del familiare del minore di cui all'art. 31 del T.U. sull'immigrazione (D.Lgs. n. 286 del 1998) deve essere concessa non solo se ricorrono gravi motivi contingenti ed eccezionali strettamente inerenti la salute del minore stesso, ma anche quando sia possibile presumere un deterioramento grave della condizione psico-fisica del medesimo a seguito dell'allontanamento improvviso del genitore (o familiare), fermo restando il necessario contemperamento tra due valori primari, quali l'interesse del minore e la salvaguardia dell'ordine pubblico. A tal fine, pertanto, deve ritenersi sufficiente la sussistenza di qualsiasi danno effettivo, concreto, percepibile ed obiettivamente grave che, in considerazione dell'età o delle condizioni di salute riconducibili al complessivo equilibrio psico-fisico del minore, potrebbe ad egli derivare a causa dell'allontanamento improvviso del familiare o del suo definitivo sradicamento dall'ambiente ove è cresciuto. Trattasi, dunque, di situazioni di indeterminabile durata, non stabili e non facilmente catalogabili, benché siano accomunate dal fatto che tutte rappresentano eventi traumatici, non prevedibili nella vita del bambino, che travalicano il normale comprensibile disagio legato al rimpatrio del medesimo o del suo familiare.

[ leggi il testo integrale]

Corte Giustizia Unione Europea Sez. III, 21 ottobre 2010, n. 467.
(Diritti d'autore)

La nozione di "equo compenso", di cui all'articolo 5, n. 2, lettera b), della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 22 maggio 2001, Direttiva n. 2001/29/CE, sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione, costituisce una nozione autonoma del diritto dell'Unione, che dev'essere interpretata in modo uniforme in tutti gli Stati membri che abbiano introdotto l'eccezione per copia privata, a prescindere dalla facoltà riconosciuta dagli Stati medesimi di determinare, entro i limiti imposti dal diritto dell'Unione, segnatamente dalla stessa direttiva, la forma, le modalità di finanziamento e di prelievo nonché l'entità di tale equo compenso.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., Sez. II, 21 ottobre 2010, n. 21637
(Giochi d’azzardo. Sicurezza pubblica)

L'art. 110 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza - T.U.L.P.S. – (R.D. n. 773 del 1931) al comma 7 bis, introdotto dal D.L. n. 269 del 2003, convertito con modifiche nella legge n. 326 del 2003, prevede che gli apparecchi e congegni di cui al comma 7 del medesimo testo normativo, ai fini della loro liceità, non devono riprodurre il gioco del poker o, comunque, anche in parte, le sue regole fondamentali. Ne deriva che, laddove venga accertata la violazione di siffatta disposizione, introdotta per palesi finalità di ordine pubblico ed a cui non può attribuirsi la natura di regola tecnica, diviene irrilevante accertare la legittimità o meno delle norme tecniche introdotte nel 2002 mediante l'art. 22 della legge n. 289 del 2002 e concernenti le caratteristiche di funzionamento delle macchine da gioco, atteso che gli apparecchi oggetto di esame risulterebbero pur sempre illeciti per la violazione del comma 7 bis dell'art. 110 T.U.L.P.S.. In tal senso, infatti, si rileva come il divieto contenuto nel succitato comma non attiene alle caratteristiche meccaniche, elettromeccaniche o comunque di funzionamento degli apparecchi da gioco, ma soltanto alle modalità di svolgimento del gioco stesso, tanto da non rientrare, coma già detto, neppure nel novero delle regole tecniche che il legislatore nazionale è tenuto a comunicare alla Commissione europea prima della relativa adozione.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. II, 19 ottobre 2010, n. 21486
(Avvocato. Onorari)

L’intervento di una transazione della vertenza giudiziaria non esclude il compenso del difensore: il diritto al pagamento degli onorari sussiste anche nel caso in cui le parti decidano insieme e da sole di abbandonare la causa e cancellarla dal ruolo. Un tale accordo, infatti, rappresenta comunque una transazione per cui è applicabile l’articolo 68 della legge professionale forense 1578/33 secondo il quale tutte le parti che abbiano transatto una vertenza sono tenute solidalmente al pagamento degli onorari e al rimborso delle spese nei confronti degli avvocati che hanno partecipato al giudizio negli ultimi tre anni. L’importante è che ci sia la prova di un accordo tra le parti diretto a mettere la parola fine sulla controversia.

[ leggi il testo integrale]

Corte cost., 15 ottobre 2010, n. 296.
(Concorsi a pubblici impieghi. Concorsi per titoli e concorsi per titoli e per esami)

La Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 2, comma 1, lettera f), del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, per violazione dell’articolo 3 Cost., nella parte in cui non prevede tra i soggetti ammessi al concorso per magistrato ordinario anche coloro che abbiano conseguito soltanto l’abilitazione all’esercizio della professione forense, anche se non siano iscritti al relativo albo degli avvocati. Resta peraltro, fermo che continua ad essere preclusa l’ammissione al concorso medesimo di coloro che, iscritti all’albo forense, risultino aver riportato sanzioni disciplinari nel corso del loro esercizio professionale.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 15 ottobre 2010, n. 21338.
(Fallimento. Azione revocatoria ordinaria.)

In tema di azione revocatoria, quando l’atto di disposizione è anteriore al sorgere del credito, ad integrare l'animus nocendi richiesto dall'art. 2901 c.c., comma 1, n. 1, è sufficiente il mero dolo generico, e cioè la mera previsione, da parte del debitore, del pregiudizio dei creditori, e non è, quindi, necessaria la ricorrenza del dolo specifico, e cioè la consapevole volontà del debitore di pregiudicare le ragioni del creditore. Trattandosi di un atteggiamento soggettivo, tale elemento psicologico va provato dal soggetto che lo allega e può essere accertato anche mediante il ricorso a presunzioni, il cui apprezzamento è devoluto al giudice di merito ed è incensurabile in sede di legittimità in presenza di congrua motivazione.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 15 ottobre 2010, n. 21328.
(Responsabilità civile. Amministrazione pubblica: strade, cartelli indicatori.)

La presunzione di responsabilità per danni da cose in custodia, prevista dall'art. 2051 c.c., si applica per i danni subiti dagli utenti dei beni demaniali, tra i quali le strade, tutte le volte in cui sia possibile, da parte dell'ente proprietario o che abbia la disponibilità e il godimento della res, la custodia intesa come potere di fatto o signoria sul bene medesimo. La nozione della custodia rappresenta dunque un elemento strutturale dell'illecito, che qualifica il potere dell'ente sul bene che esso amministra nell'interesse pubblico.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 14 ottobre 2010, n. 21245
(Matrimonio. Obbligo di fedeltà)

La violazione dell'obbligo di fedeltà coniugale, particolarmente grave in quanto di regola rende intollerabile la prosecuzione della convivenza, giustifica ex se l’addebito della separazione al coniuge responsabile, a meno che non risulti che comunque non abbia avuto incidenza causale nel determinare la crisi coniugale, siccome già preesisteva un menage solo formale.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. I, 30 settembre 2010, n. 20509.
(Alimenti. Persone obbligate)

Se i genitori non sono indigenti, deve escludersi che i nonni debbano contribuire al mantenimento del nipote al posto del figlio inadempiente. Un obbligo a carico degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari per adempiere al loro dovere nei confronti dei figli si concretizza non già perché uno dei due genitori sia rimasto inadempiente al proprio obbligo, ma se e in quanto l'altro non abbia mezzi per provvedervi.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 30 settembre 2010, n. 20508.
(Principio dell’accessione. Edificio realizzato in costanza di matrimonio e in regime di comunione legale)

Alla moglie divorziata non spetta metà dell'immobile costruito dall'ex marito sul terreno di proprietà di quest'ultimo. L'edificio, infatti, appartiene solo al titolare del fondo, nonostante sia stato realizzato in costanza di matrimonio e in regime di comunione legale, applicandosi nella specie il principio dell'accessione. Il coniuge non proprietario può unicamente recuperare le spese, provando il suo apporto economico.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. III, 20 settembre 2010, n. 19851.
(Molestia o disturbo alle persone)

Va riconosciuto il danno biologico, subito dalle persone a seguito dei rumori emessi da un locale sottostante l’abitazione dei danneggiati, quale lesione dell’inviolabile diritto della persona alla salute. Tuttavia non rappresenta una situazione tale da richiedere la chiusura anticipata del locale essendo sufficiente limitare e ridurre i rumori e gli schiamazzi notturni.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 17 settembre 2010, n. 19816
(Danni non patrimoniali)

La parte danneggiata da un comportamento illecito che oggettivamente presenti gli estremi del reato ha diritto al risarcimento dei danni non patrimoniali, ai sensi dell’art. 2059 c.c., i quali debbono essere liquidati in unica somma, da determinarsi tenendo conto di tutti gli aspetti che il danno non patrimoniale assume nel caso concreto (sofferenze fisiche e psichiche; danno alla salute, alla vita di relazione, ai rapporti affettivi e familiari, ecc.).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. Unite, 14 settembre 2010, n. 19510
(Appello incidentale - Procura alle liti)

La procura alle liti costituisce una scelta ed una designazione della parte e non già un'attribuzione di poteri processuali, la quale deriva, pertanto, non dalla volontà di colui che tale procura conferisce, bensì direttamente dalla legge. In tal senso, invero, l'ambito dei poteri del difensore può essere limitato unicamente dalla legge o da una espressa volontà della parte, ma non anche dalla natura dell'atto con il quale, o all'interno del quale, è conferita la procura alle liti, ovvero dalla collocazione della stessa. (Il Giudice di Legittimità conclude nella specie per l'ammissibilità dell'appello incidentale proposto in virtù di procura alle liti rilasciata sull'atto di appello notificato, stante la operatività del principio di estensione dei poteri del difensore).

 

 

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. Unite, 14 settembre 2010, n. 19509
(Notificazione a persone giuridiche)

L'impugnazione è validamente notificata al procuratore costituito di una società che, successivamente alla chiusura della discussione (o alla scadenza del termine di deposito delle memorie di replica), si sia estinta per incorporazione, se l'impugnante non abbia avuto notizia dell'evento modificatore della capacità della persona giuridica, mediante notificazione di esso.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 9 settembre 2010, n. 19253.
(Riparto della giurisdizione)

Il legislatore, nell’attribuire alla giurisdizione amministrativa esclusiva le controversie attinenti alla complessiva azione di gestione dei rifiuti, ha, innanzitutto, individuato una particolare materia, rappresentata dalla gestione dei rifiuti, ed ha considerato l’attività amministrativa preordinata all’organizzazione od all’erogazione del servizio pubblico di raccolta e di smaltimento dei rifiuti. Inoltre, l’espresso riferimento normativo ai comportamenti della pubblica amministrazione deve essere inteso nel senso che quelli che rilevano, ai fini del riparto della giurisdizione, sono soltanto i comportamenti costituenti espressione di un potere amministrativo, e non anche quelli meramente materiali, posti in essere dall’amministrazione al di fuori dell’esercizio di un’attività autoritativa. Pertanto, quando vengono in rilievo questioni meramente patrimoniali, connesse al mancato adempimento da parte dell’amministrazione di una prestazione pecuniaria nascente da un rapporto obbligatorio, i comportamenti posti in essere dall’amministrazione stessa non sono ricompresi nell’ambito di applicazione della norma impugnata e rientrano, invece, nella giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria. Nella specie, la controversia ha ad oggetto il pagamento dei corrispettivi dovuti per la fornitura di macchinari alla società affidataria del servizio di smaltimento rifiuti. Trattasi, quindi, all’evidenza di pretese pecuniarie nascenti da un rapporto obbligatorio di tipo privatistico, nell’ambito del quale le questioni dedotte sono di natura meramente patrimoniale, come tali al di fuori della giurisdizione del giudice amministrativo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Civ., sez. un., 9 settembre 2010, n. 19246.
(Ingiunzione in materia civile. Opposizione – termini)

Non solo i termini di costituzione dell’opponente e dell’opposto sono automaticamente ridotti alla metà in caso di effettiva assegnazione all’opposto di un termine a comparire inferiore a quello legale, ma tale effetto automatico è conseguenza del solo fatto che l’opposizione sia stata proposta, in quanto l’art. 645 c.p.c. prevede che in ogni caso di opposizione i termini a comparire siano ridotti a metà. Nel caso, tuttavia, in cui l’opponente assegni un termine di comparizione pari o superiore a quello legale, resta salva la facoltà dell’opposto, costituitosi nel termine dimidiato, di chiedere l’anticipazione dell’udienza di comparizione ai sensi dell’art. 163 bis, comma 3. D’altra parte, se effettivamente il dimezzamento dei termini di costituzione dipendesse dalla volontà dell’opponente di assegnare un termine di comparizione inferiore a quello legale, non si capirebbe la ragione per la quale, secondo la giurisprudenza di questa Corte, sono cumulati il dimezzamento che deriva dalla astratta previsione legale di cui all’art. 645 c.p.c. con quello che può discendere da un apposito provvedimento di dimezzamento di tali termini richiesto ai sensi dell’art. 163 bis, 3 comma. Infine, la diversa ampiezza dei termini di costituzione dell’opponente rispetto a quelli dell’opposto non appare irragionevole posto che la costituzione del primo è successiva alla elaborazione della linea difensiva che si è già tradotta nell’atto di opposizione rispetto al quale la costituzione in giudizio non richiede che il compimento di una semplice attività materiale, mentre nel termine per la sua costituzione l’opposto non è chiamato semplicemente a ribadire le ragioni della sua domanda di condanna, oggetto di elaborazione nella fase anteriore alla proposizione del ricorso per decreto ingiuntivo, ma ha la necessità ... [ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 9 agosto 2010, n. 18477
(Comunione e condominio)

Le tabelle millesimali, allegate, come richiesto dall'art. 68 disp. att. c.c., al regolamento di condominio che viene approvato a maggioranza, non rivestono la natura di atto negoziale perché non incidono sul diritto di proprietà esclusiva di ciascun condomino, ma accertano il valore di tali unità rispetto all'intero edificio, ai soli fini della gestione delle spese di condominio; è agevole trarre da tali premesse che la stessa maggioranza richiesta per il regolamento di condominio deve essere prevista per l’approvazione e la modifica delle tabelle in questione.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. VI, 26 luglio 2010, n. 17506
(Responsabilità professionale)

La scelta processuale del legale può costituire fonte di responsabilità professionale nei confronti del cliente e conseguentemente dare luogo al risarcimento del danno. Nel caso sottoposto al vaglio della Corte la pronuncia impugnata è immune da censure, in quanto ravvisa, con apprezzamento di fatto congruamente e razionalmente motivato, e dunque incensurabile, il danno arrecato al cliente, rappresentato nella circostanza che, al fine di ottenere i compensi professionali da questi vantati nei confronti di terzi il legale ha fatto ricorso al procedimento ordinario anziché al procedimento monitorio, il quale, altresì giustificato dall'abbonante documentazione, avrebbe agevolmente soddisfatto le ragioni del proprio assistito. Tale documentazione, invero, sarebbe stata tale da ottenere la provvisoria esecuzione ove le controparti avessero proposto opposizione e, quindi, il cliente avrebbe ottenuto il soddisfacimento del proprio credito senza attendere le lungaggini del procedimento ordinario.

[ leggi il testo integrale]

Cass. Pen., sez. V, 16 luglio 2010, n. 35511.
(Ingiuria e diffamazione)

La punibilità ai sensi dell'art. 57 c.p. (o di un analogo meccanismo incriminatorio) non può essere estesa al direttore di un giornale on line.

[ leggi il testo integrale]

Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Arbeitsgericht Hamburg (Germania)
(Conclusioni dell'Avvocato generale NIILO JÄÄSKINEN)

Parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro – Art. 141 CE – Direttiva 2000/78/CE – Ambito di applicazione – Nozione di “retribuzione” – Esclusioni – Metodo di calcolo di una pensione di vecchiaia complementare meno favorevole in assenza di matrimonio – Unione solidale registrata – Discriminazione fondata sull’orientamento sessuale

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. Unite, 13 luglio 2010, n. 16349.
(Professioni intellettuali. Collegi e ordini professionali.)

I Consigli territoriali degli ordini professionali esercitano funzioni amministrative e non giurisdizionali, mediante lo svolgimento dei compiti che gli sono propri nei confronti dei professionisti appartenenti a quel determinato ordine professionale a livello locale. La funzione disciplinare esercitata dagli organi associativi in considerazione risulta, pertanto, manifestazione di un potere amministrativo attribuito dalla legge per l’attuazione del rapporto che si instaura con il professionista mediante l’appartenenza a quel determinato ordine, il quale provvede, altresì, alla definizione dei criteri di conformità o meno dei comportamenti tenuti dai propri appartenenti rispetto ai fini perseguiti e prefissati dall’ordine medesimo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. Unite, 25 giugno 2010, n. 15328
(Competenza e giurisdizione civile)

In materia di separazione coniugale, ai sensi dell'art. 3, comma 1 del Regolamento CE n. 2201 del 2003, la giurisdizione spetta al Giudice dello Stato membro di cui l'attore sia cittadino ed in cui abbia la residenza abituale almeno per sei mesi immediatamente prima della domanda. In tal senso, nel caso concreto, si è dichiarata la giurisdizione del Giudice italiano, atteso che dalle risultanze probatorie è emerso che la ricorrente, al momento della proposizione della domanda di separazione, era abitualmente residente in Italia da un periodo superiore ai sei mesi, come evidenziato dal fatto che la stessa, docente di ruolo in un liceo italiano a partire dal 1° settembre 2004, ha qui prestato servizio salvo i periodi di astensione obbligatoria e congedo parentale in occasione della nascita della figlia; che la medesima era stata seguita, durante la gravidanza, da un ostetrico italiano; che, a seguito della celebrazione del matrimonio, risultavano due residenze per i coniugi, di cui, per la ricorrente, quella italiana, come anche nell'atto di nascita della figlia, vissuta sempre con la madre in Italia. Ne consegue la sussistenza delle condizioni per poter affermare che la residenza abituale della ricorrente, intesa, al di là di quella formale o anagrafica, come il luogo del concreto e continuativo svolgimento della propria vita personale, affettiva ed anche lavorativa, fosse collocata in Italia, dato non contraddetto neppure dal fatto che saltuariamente si recasse in Francia presso la residenza del marito, con la conseguenza che competente a decidere sulla domanda di separazione risulta essere il Giudice italiano.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. Unite, 15 giugno 2010, n. 14292
(Obbligazioni e contratti)

La procura per intimare una diffida ad adempiere deve essere rilasciata per iscritto, indipendentemente dalla forma del contratto per il quale è stata emessa e che dovrebbe essere in ipotesi risolto.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. Unite, 1 giugno 2010, n. 13332
(Adozione)

Il decreto di idoneità all'adozione pronunciato dal tribunale per i minorenni ai sensi dell'art. 30 della legge n. 184 del 1983 e successive modificazioni non può essere emesso sulla base di riferimenti all'etnia dei minori adottandi, né può contenere indicazioni relative a tale etnia. Ove tali discriminazioni siano espresse dalla coppia di richiedenti, esse vanno apprezzate dal giudice di merito nel quadro della valutazione dell'idoneità degli stessi all'adozione internazionale.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ. (Ord.), Sez. Unite, 10 febbraio 2010, n. 2906
(Opere pubbliche - Contratto di appalto)

L’esigenza della cognizione del giudice amministrativo sulla domanda di annullamento dell’affidamento dell’appalto, per le illegittime modalità con cui si è svolto il relativo procedimento e della valutazione dei vizi di illegittimità del provvedimento di aggiudicazione di un appalto pubblico, comporta che lo stesso giudice adito per l’annullamento degli atti di gara, che abbia deciso su tale prima domanda, può conoscere pure della domanda del contraente pretermesso dal contratto illecitamente, di essere reintegrato nella sua posizione, con la privazione di effetti del contratto eventualmente stipulato dall’aggiudicante con il concorrente alla gara scelto in modo illegittimo. La posizione soggettiva del ricorrente, che ha chiesto il risarcimento in forma specifica delle posizioni soggettive a base delle sue domande di annullamento dell’aggiudicazione e di caducazione del contratto concluso dall’aggiudicatario, è da trattare unitariamente dal giudice amministrativo in sede di giurisdizione esclusiva ai sensi della Direttiva n. 66/2007/CE, che riconosce il rilievo peculiare in tal senso alla connessione tra le due indicate domande, che pertanto vanno decise di regola da un solo giudice. Tale soluzione è ormai ineludibile per tutte le controversie in cui la procedura di affidamento sia intervenuta dopo il dicembre 2007, data dell’entrata in vigore della richiamata normativa comunitaria del 2007 e, comunque, quando la tutela delle due posizioni soggettive sia consentita dall’attribuzione della cognizione al giudice amministrativo di esse nelle materie di giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo e possa essere effettiva solo attraverso la perdita di efficacia dei contratti conclusi dall’aggiudicante con l’aggiudicatario prima o dopo l’annullamento degli atti di gara, fermo restando il potere del giudice amministrativo di preferire, motivatamente ... [ leggi il testo integrale]

Cass. civ. (Ord.), Sez. Unite, 17 febbraio 2010, n. 3680
(Separazione dei coniugi – Competenza e giurisdizione civile )

Il concetto di residenza abituale, di fondamentale rilevanza ai sensi del Reg. CE n. 2201 del 2003 al fine di determinare il Giudice dello Stato membro competente sulle questioni inerenti al divorzio, alla separazione personale dei coniugi ed all’annullamento del matrimonio, deve intendersi come luogo in cui l’interessato ha fissato con carattere di stabilità il centro permanente o abituale dei propri interessi, con chiara natura sostanziale e non meramente formale o anagrafica, in quanto rilevante, al fine di individuare la residenza effettiva, il luogo del concreto e continuativo svolgimento della vita personale ed eventualmente lavorativa alla data di proposizione della domanda. Nella fattispecie, stante la chiara residenza abituale, come innanzi intesa, della ricorrente in Italia, dove da anni si trova unitamente al figlio che frequenta studi universitari, correttamente la domanda di separazione è stata dalla medesima proposta dinanzi al Giudice Italiano competente per territorio.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. I, 22 febbraio 2010, n. 4079
(Matrimonio e divorzio - Assegno di divorzio)

Ai fini della determinazione dell’assegno di divorzio, il tenore di vita dell’onerato va riconosciuto anche sulla base dei miglioramenti della condizione economica - nella specie in considerazione determinati dall’espletamento di incarichi superiori e dal conseguimento di promozioni - verificatisi in data successiva alla separazione, ciò a condizione, tuttavia, che tali miglioramenti costituiscano "sviluppi naturali e prevedibili" dell’attività svolta durante il matrimonio, poiché solo in simile evenienza può ragionevolmente ritenersi che l’altro coniuge abbia potuto prefigurarsi tale miglioramento dal tenore di vita e, conseguentemente, maturare delle aspettative già nel corso di detto rapporto.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. Un. , 21 ottobre 2009, n. 22238
(Affidamento dei minori)

In tema di modifica delle condizioni della separazione personale tra coniugi (nella specie di diversa nazionalità), quanto all’affidamento dei minori costituisce violazione dei principi del contraddittorio e del giusto processo il mancato ascolto del minore che ha superato i 12 anni e, comunque, il mancato accertamento della capacità di discernimento da parte del minore di età inferiore.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ.,sez. I, 12 maggio 2010, n. 11496.
(Donazione indiretta)

Nell’ipotesi di donazione indiretta di un immobile, realizzata mediante l’acquisto del bene con denaro proprio del disponente ed intestazione ad altro soggetto, che il disponente medesimo intenda in tal modo beneficiare, la compravendita costituisce lo strumento formale per il trasferimento del bene ed il corrispondente arricchimento del patrimonio del destinatario, che ha quindi ad oggetto il bene e non già il denaro. Tuttavia, alla riduzione di siffatta liberalità indiretta non si applica il principio della quota legittima in natura (connaturata all’azione nell’ipotesi di donazione ordinaria di immobile ex art. 560 c.c.), poiché l’azione non mette in discussione la titolarità dei beni donati e l’acquisizione riguarda il loro controvalore, mediante il metodo dell’imputazione; pertanto mancando il meccanismo di recupero reale della titolarità del bene, il valore dell’investimento finanziato con la donazione indiretta dev’essere ottenuto dal legittimario leso con le modalità tipiche del diritto di credito, con la conseguenza che, nell’ipotesi di fallimento del beneficiario, la domanda è sottoposta al rito concorsuale dell’accertamento del passivo ex art. 52 e 93 l. fall.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. III, 10 maggio 2011, n. 10205.
(Mediazione. Provvigione)

Il mediatore non iscritto nei ruoli degli agenti di affari in mediazione, che, ai sensi dell'art. 6 l. 3 febbraio 1989 n. 39 non ha diritto alla provvigione, non può pretendere alcun compenso neppure con l'azione generale di arricchimento senza causa, atteso che l'art. 8 della stessa legge - secondo cui il mediatore non iscritto è tenuto a restituire alle parti contraenti le provvigioni percepite - comporta l'esclusione, di ogni possibilità di conseguire un compenso per l'attività di mediazione svolta da soggetto non iscritto.

[ leggi il testo integrale]

Corte cost., 15 aprile 2010, n. 138
(Matrimonio)

E’ inammissibile la questione di legittimità costituzionale degli articoli 93, 96, 98, 107, 108, 143, 143-bis, 156-bis del codice civile, sollevata con riferimento agli articoli 2 e 117, primo comma, della Costituzione, non consentendo i parametri normativi indicati di pervenire ad un declaratoria di illegittimità della norma censurata; infatti seppure debba riconoscersi che nel novero delle formazioni sociali di cui all’art. 2 della Costituzione debba essere ricondotta ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico e, conseguentemente, anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri, si deve escludere, tuttavia, che l’aspirazione a tale riconoscimento possa essere realizzata soltanto attraverso una equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio.

[ leggi il testo integrale]

Corte Cost., 14 gennaio 2010, n. 3.
(Notificazione in materia civile)

E' costituzionalmente illegittimo l'art. 140 cod. proc. civ.(irreperibilità o rifiuto di ricevere la copia) nella parte in cui, secondo il diritto vivente, fa decorrere gli effetti della notifica, per il destinatario della stessa, dal momento in cui l'ufficiale giudiziario, dopo aver eseguito il deposito dell'atto da notificare presso la casa comunale ed aver affisso il prescritto avviso alla porta dell'abitazione del destinatario, completa l'iter notificatorio inviando al destinatario medesimo una raccomandata con avviso di ricevimento contenente notizia dell'avvenuto deposito, anziché prevedere che la notificazione si ha per eseguita decorsi dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata ovvero dalla data del ritiro della copia dell'atto, se anteriore, invero tale disposizione facendo decorrere i termini per la tutela in giudizio del destinatario da un momento anteriore alla concreta conoscibilità dell'atto a lui notificato, si pone in contrasto con gli artt. 3 e 24 della Costituzione a causa del non ragionevole bilanciamento tra gli interessi del notificante e del destinatario.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. I, 12 gennaio 2010, n. 260
(Adozione)

In materia di adozione del minore, non può ritenersi lesiva del diritto di difesa una dichiarazione di assenso del genitore biologico ad una forma di adozione meno severa nei suoi confronti, quale l’adozione mite ex art. 44, legge n. 184 del 1983, – nella specie giustificata dalla constatata impossibilità di affidamento preadottivo - qualora espressa nell’ambito della procedura per l’accertamento dello stato di abbandono. In tal senso, invero, l’accertamento dello stato di abbandono, quale presupposto della dichiarazione di adottabilità, determina la fine del vincolo con il genitore naturale, laddove, al contrario, l’adozione mite consente la conservazione del rapporto.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. II, 11 gennaio 2010, n. 230
(Professioni intellettuali)

Il rapporto professionale intercorrente tra il legale ed il cliente che ad egli si rivolge comporta una obbligazione di mezzi e non di risultato, tale che il professionista ha diritto alla retribuzione a prescindere dall’esito dell’attività professionale prestata. Nonostante l’espresso principio, nella fattispecie alcuna censura merita la pronuncia dell’adita Corte d’Appello nella parte in cui, nel rigettare l’impugnazione proposta del professionista, afferma che in difetto di prova da parte del legale sul tenore dell’accordo relativo al corrispettivo posto a base della domanda, lo stesso può avere efficacia unicamente nei limiti del riconoscimento effettuato dai clienti, ovvero, nello specifico, per somme inferiori al quantum preteso dall’odierno ricorrente.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. III, 04 gennaio 2010, n. 13
(Responsabilità professionale)

In materia di responsabilità del medico per imperizia determinate la nascita di un bambino malformato, pertanto incidente sul diritto alla interruzione volontaria della gravidanza ex legge n. 194 del 1978, allorquando occorre stabilire se la donna avrebbe potuto esercitare il suo diritto di interrompere la gravidanza ove fosse stata convenientemente informata sulle condizioni del nascituro, dovrà procedersi ad un accertamento in ordine non già all’intervenuto instaurarsi in essa di un processo patologico capace di evolvere in grave pericolo per la sua salute psichica, bensì in ordine alla circostanza se la dovuta informazione sulle condizioni del feto avrebbe potuto determinare durante la gravidanza l’insorgere di un siffatto processo patologico.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. Unite, 28 ottobre 2009, n. 22755
(Famiglia – Regime patrimoniale)

In tema di accertamento della comunione legale tra i coniugi, nel caso di acquisto di beni immobili effettuato dai coniugi in costanza di matrimonio ed esclusi dalla comunione trattandosi di “beni che servono all’esercizio della professione del coniuge acquirente” di cui all’art. 179, comma 2, lett. d), c.c., il coniuge non acquirente può successivamente proporre domanda di accertamento della comunione legale anche rispetto a detti beni che siano stati acquistati come personali dall’altro coniuge, non risultando precluso tale accertamento dal fatto che il coniuge non acquirente fosse intervenuto nel contratto per aderirvi. L’intervento adesivo del coniuge, infatti, non rileva come atto negoziale di rinuncia alla comunione e, qualora la natura personale del bene che viene acquistato sia dichiarata solo in ragione di una sua futura destinazione, sarà l’effettività di tale destinazione a determinarne l’esclusione dalla comunione, non certo la pur condivisa dichiarazione di intenti dei coniugi sulla sua futura destinazione.(Nella specie, la S.C. ha ritenuto rientrante nella comunione legale l’immobile che, benché acquistato dal coniuge come bene personale, fu in realtà destinato a casa coniugale).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. Unite, 21 ottobre 2009, n. 22238.
(Provvedimenti riguardo ai figli)

L'audizione dei minori, già prevista nell'art. 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, è divenuta un adempimento necessario, nelle procedure giudiziarie che li riguardino, ed in particolare in quelle relative al loro affidamento ai genitori, ai sensi dell'art. 6 della Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996, ratificata con la legge n. 77 del 2003, e dell'art. 155-sexies cod. civ., introdotto dalla legge n. 54 del 2006, salvo che l'ascolto possa essere in contrasto con gli interessi superiori del minore. Costituisce, pertanto violazione del principio del contraddittorio e dei principi del giusto processo il mancato ascolto che non sia sorretto da espressa motivazione sull'assenza di discernimento che ne può giustificare l'omissione, in quanto il minore è portatore d'interessi contrapposti e diversi da quelli del genitore, in sede di affidamento e diritto di visita e, per tale profilo, è qualificabile come parte in senso sostanziale. (Cassa con rinvio, App. Roma, 23/07/2008)

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. Unite, 19 agosto 2009, n. 18356
(Danno non patrimoniale)

L’art. 2059 c.c. non disciplina una autonoma fattispecie di illecito, distinta da quella di cui all’art. 2043 c.c., ma si limita a disciplinare i limiti e le condizioni di risarcibilità dei pregiudizi non patrimoniali, sul presupposto della sussistenza di tutti gli elementi costitutivi dell'illecito richiesti dall’art. 2043 c.c.: e cioè la condotta illecita, l’ingiusta lesione di interessi tutelati dall'ordinamento, il nesso causale tra la prima e la seconda, la sussistenza di un concreto pregiudizio patito dal titolare dell'interesse leso. Il danno non patrimoniale è risarcibile nei soli casi “previsti dalla legge”, e cioè, (a) quando il fatto illecito sia astrattamente configurabile come reato; (b) quando ricorra una delle fattispecie in cui la legge espressamente consente il ristoro del danno non patrimoniale anche al di fuori di una ipotesi di reato; (c) quando il fatto illecito abbia violato in modo grave diritti inviolabili della persona, come tali oggetto di tutela costituzionale; in tal caso la vittima avrà diritto al risarcimento del danno quando la lesione dell'interesse sia grave, nel senso che l’offesa superi una soglia minima di tollerabilità e che il danno non sia futile, vale a dire che non consista in meri disagi o fastidi, come nel caso di molestie causate da ripetute infondate richieste di pagamento del canone televisivo.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. I, 24 luglio 2009, n. 17421
(Amministrazione di sostegno)

L’amministrazione di sostegno ha la finalità di offrire a chi si trovi nella impossibilità, anche parziale o temporanea (ed anche totale), di attendere ai propri interessi uno strumento di assistenza agile e tale da sacrificare, nella minor misura possibile, la capacità di agire. Rispetto all’interdizione, quindi, l’ambito di applicazione dell’amministrazione di sostegno non va collegato ad un diverso, e meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto, ma piuttosto alla maggiore idoneità di tale strumento ad adeguarsi alle esigenze del soggetto stesso, considerata la sua flessibilità e la maggiore agilità della sua procedura applicativa.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. Unite, 19 maggio 2009, n. 11532
(Consumatore)

Ai fini dell’individuazione del giudice al quale spetta la giurisdizione nei confronti dello straniero in riferimento alle controversie aventi ad oggetto contratti conclusi dai consumatori, il foro del consumatore deve essere determinato secondo i criteri stabiliti negli artt. 15 e 16 del Regolamento CE n. 44/01 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, sulla base del domicilio del consumatore al momento della proposizione della domanda e non a quello della stipula del contratto. Ne consegue che, nel caso di domanda proposta da o nei confronti degli eredi del consumatore, la giurisdizione deve essere determinata con riferimento al domicilio e alla residenza di tali successori universali. (Regola giurisdizione).

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. III, 15 maggio 2009, n. 11330
(Arricchimento senza causa)

L'azione generale di arricchimento ha come presupposto la locupletazione di un soggetto a danno dell'altro che sia avvenuta senza giusta causa, sicché non è dato invocare la mancanza o l'ingiustizia della causa qualora l'arricchimento sia conseguenza di un contratto, di un impoverimento remunerato, di un atto di liberalità o dell'adempimento di un'obbligazione naturale. È, pertanto, possibile configurare l'ingiustizia dell'arricchimento da parte di un convivente "more uxorio" nei confronti dell'altro in presenza di prestazioni a vantaggio del primo esulanti dal mero adempimento delle obbligazioni nascenti dal rapporto di convivenza - il cui contenuto va parametrato sulle condizioni sociali e patrimoniali dei componenti della famiglia di fatto - e travalicanti i limiti di proporzionalità e di adeguatezza. (Rigetta, App. Milano, 27/06/2007)

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. Unite, 17 aprile 2009, n. 9147
(Diritto comunitario - Tardiva attuazione di direttive comunitarie)

Nel caso di omessa o tardiva attuazione di direttive comunitarie, il diritto degli interessati al risarcimento dei danni in ragione del ritardo non ha natura extracontrattuale ma indennitaria per attività non antigiuridica dello Stato, derivando da una obbligazione “ex lege” dello Stato, e il relativo risarcimento prescinde dalla sussistenza del dolo o della colpa e deve essere determinato in modo da assicurare un’idonea compensazione della perdita subita, restando soggetto all’ordinario termine decennale di prescrizione.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. Unite, 15/01/2009, n. 794
(Consumatore – pubblicità ingannevole)

Il consumatore che lamenti di avere subito un danno per effetto di pubblicità ingannevole ed agisca, ex art. 2043 c.c., per il relativo risarcimento, non assolve al suo onere probatorio dimostrando la sola ingannevolezza del messaggio, ma è tenuto a provare l’esistenza del danno, il nesso di causalità tra pubblicità e danno, nonché (almeno) la colpa di chi ha diffuso la pubblicità, concretandosi essa nella prevedibilità che dalla diffusione di un determinato messaggio sarebbero derivate le menzionate conseguenze dannose.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., Sez. Unite, 11 gennaio 2008, n. 577
(Responsabilità contrattuale)

In tema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e di responsabilità professionale da contatto sociale del medico, ai fini del riparto dell’onere probatorio l’attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare l'esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l'insorgenza o l'aggravamento della patologia ed allegare l'inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, rimanendo a carico del debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante (nella specie la .S.C. ha cassato la sentenza di merito che - in relazione ad una domanda risarcitoria avanzata da un paziente nei confronti di una casa di cura privata per aver contratto l'epatite C asseritamente a causa di trasfusioni con sangue infetto praticate a seguito di un intervento chirurgico - aveva posto a carico del paziente l'onere di provare che al momento del ricovero egli non fosse già affetto da epatite). (Cassa con rinvio, App. Roma, 9 Aprile 2002).

[ leggi il testo integrale]

CASS. CIV., SEZ. II, 4 GENNAIO 2017, N. 113
(ACCERTAMENTO DELLA SERVITU’)

La costituzione di una servitù prediale per destinazione del padre di famiglia, ai sensi dell’art. 1062 c.c., postula che le opere permanenti destinate al suo esercizio predisposte dall’unico proprietario preesistano al momento in cui il fondo viene diviso fra più proprietari. Deve trattarsi di opere stabili ed apparenti, in quanto la loro concreta consistenza, valutata all’atto della cessazione dell’appartenenza di due fondi all’unico proprietario, serve a rendere certi e manifesti il contenuto e le modalità di esercizio della servitù, essendo invece irrilevanti le successive modifiche di esse .L’assenza di parapetto su una terrazza di copertura di un edificio, che sia di normale accessibilità e praticabilità da parte del proprietario, costituisce elemento decisivo per escludere che l’opera abbia i caratteri della veduta o del prospetto, non anche per escludere che essa costituisca luce irregolare, in ordine alla quale il vicino ha sempre il diritto di esigere l’adeguamento ai requisiti stabiliti per le luci. Perciò il lastrico solare agevolmente accessibile, se posto allo stesso livello e destinato al servizio della porzione immobiliare sita all’ultimo piano dell’edificio, può comportare l’obbligo del proprietario di quest’ultimo di costruzione di un muretto recinto da rete metallica onde rendere la luce irregolare conforme alle prescrizioni stabilite dall’art. 901 c.c. L’attore che agisce in “confessoria servitutis”, ai sensi dell’art. 1079 c.c., ha certamente l’onere di provare l’esistenza del relativo diritto, presumendosi la libertà del fondo, che si pretende servente, da pesi e limitazioni. Avendo l’onere di provare il titolo su cui la servitù è fondata (quale, esemplificativamente, il contratto, l’usucapione, la destinazione del padre di famiglia), è ... [ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. un., 2 dicembre 2011, n. 25763.
(AVVOCATO - PROFESSIONISTI (Disciplina delle professioni); DIFESA E DIFENSORE NEL PROCESSO PENALE - Giudizi e sanzioni disciplinari - impugnazioni)

In tema di procedimento disciplinare a carico di avvocati il termine di trenta giorni previsto dall'art. 56 del R. D. L. 27 novembre 1933, n. 1578 per la notifica all'interessato della decisione dei Consiglio nazionale forense, ha natura ordinatoria e non perentoria, e ciò in mancanza di un'espressa qualificazione nel senso della perentorietà da parte della legge, né detta qualificazione essendo desumibile dallo scopo di tale termine e dalla funzione cui esso assolve, atteso che il termine in questione ha la funzione di consentire agli interessati ed al PM di proporre il ricorso per cassazione previsto dal terzo comma dello stesso art. 56, e quindi persegue uno scopo meramente sollecitatorio dello svolgimento del processo. E' pertanto da escludere che il superamento del detto termine determini la nullità della decisione notificata.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 17 maggio 2012, n. 7773
(FILIAZIONE - Filiazione naturale)
20120517

La legge n. 54/06, dichiarando applicabili ai procedimenti relativi all'affidamento di figli nati fuori dal matrimonio le regole da essa introdotte per le questioni relative ai figli legittimi in controversie di separazione e divorzio, esprime, per tale aspetto, una evidente assimilazione della posizione dei figli di genitori non coniugati a quella dei figli nati nel matrimonio, in tal modo conferendo una definitiva autonomia al procedimento di cui all'art. 317-bis c.c. rispetto a quelli di cui agli art. 330, 333 e 336 c.c., ed avvicinandolo a quelli in materia di separazione e divorzio con figli minori, senza che assuma alcun rilievo la forma del rito camerale, previsto, anche in relazione a controversie oggettivamente contenziose, per ragioni di celerità e snellezza. Deve pertanto ribadirsi che i provvedimenti emessi in sede di reclamo dalla corte di appello in materia di affidamento di figli naturali sono impugnabili con ricorso per cassazione.

[ leggi il testo integrale]

Cass. civ., sez. I, 2 agosto 2012, n. 13917
(AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO – Soggetti)

L'amministrazione di sostegno non presuppone necessariamente l'accertamento di una condizione di infermità mentale, ma contempla anche l'ipotesi che sia riscontrata una menomazione fisica o psichica della persona sottoposta ad esame, la quale determini, pur se temporaneamente o parzialmente, un'incapacità nella cura dei propri interessi.

[ leggi il testo integrale]

------------------------------------------


Consulta anche i contributi in "Note, commenti e rassegne"