Persone - Note, commenti e rassegne
CASS., II SEZ. CIV., 4 LUGLIO 2017, N. 16409
Eduardo Fernandes
(Ottobre 2017)

La decisione che si commenta trae origine da una lite relativa a un testamento olografo nel quale il testatore manifestava la volontà di attribuire il proprio patrimonio a fondazioni da costituirsi allo scopo di erogare “premi e borse di studio da assegnare a studenti universitari che frequentano università nelle Marche da una parte e assistenza ad animali abbandonati con particolare cura per i cani”.

In esecuzione di detta volontà testamentaria, si era provveduto a costituire una fondazione che perseguisse in via esclusiva soltanto il secondo degli scopi indicati dal testatore, la quale reclamava con azione di petizione di eredità la qualità di unica erede del de cuius nei confronti di una seconda fondazione, già esistente, di una parente di quarto grado del defunto e di una terza fondazione, anch’essa costituita per dare esecuzione al testamento perseguendo ambo i fini testamentari. Anche questi soggetti reclamavano il riconoscimento della loro qualità di unici eredi del de cuius.

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Nota a Cass. n. 16271/2013
Maria Marchese
(Novembre 2013)

I figli» - scriveva Khalil Gibran -  «provengono dai genitori ma non appartengono ad essi». La citazione, intensamente suggestiva, evoca l’immagine di un rapporto scevro dalla sopraffazione dei genitori sui figli, caratterizzato, al contrario, da quel sapiente “equilibrio delle libertà” di cui discorre la più sensibile dottrina nel descrivere l’armonico svolgersi della vita della famiglia

         La conclusione rischia, tuttavia, di sfumare, allorquando, dalla penna dello scrittore, si trascorre all’analisi dei contenuti della potestà (recte, responsabilità, secondo quanto insegna il moderno legislatore) ed in particolare del potere/dovere di cui sono titolari nei confronti del minore con riguardo, soprattutto, alle sue scelte esistenziali. L’emergere, nella specie, di regole ed istituti tradizionali in tema di capacità di agire del minore e di una potestà intesa come potere di controllo rischia, infatti, di vanificare il ruolo centrale che pur si intende, alla luce di una lettura costituzionalmente orientata del sistema, ascrivere al minore, alla sua volontà ed alle sue scelte esistenziali.

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Il principio di non discriminazione: dai Trattati Europei agli Statuti Autonomici
Tiziana Tomeo
(Luglio 2013)

Ogni ordinamento improntato a democrazia, non può essere privo di regole che pongano in stretta correlazione il "Diritto e la Giustizia di Genere". Scolpito nella Carta Costituzionale, nel sottolineare la pari dignità tra uomo e donna (art.3), il principio di eguaglianza si estende ai diritti sociali e politici di partecipazione attiva e passiva previsti dall'art.48; volta significativamente a porre in essere un riequilibrio delle reali condizioni di svantaggio di determinate categorie di persone, è la disciplina contenuta nell'art.51cost.

Solo con la legge costituzionale n.1 del 30 maggio 2003 si è giunti tuttavia ad un'integrazione del primo comma della norma, riformulandola al fine di rendere effettivo il principio di parità, così da assicurare una vera rappresentanza alle donne che vivono attualmente un'innegabile fase di arretramento della loro stessa posizione.

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Cass. civ., Sezione III, 5 aprile – 3 maggio 2011, n. 9700
Aurora Vesto
(Maggio 2012)

CASS. CIV., SEZIONE III, 5 APRILE – 3 MAGGIO 2011, N. 9700. (PRES. FILADORO – REL. AMATUCCI).
CAPACITÀ GIURIDICA – SOGGETTIVITÀ GIURIDICA – NASCITURO – EFFICACIA GIURIDICA – RILEVANZA GIURIDICA – ILLECITO AQUILIANO.
Una volta accertata l’esistenza di un rapporto di causalità tra un comportamento colposo, anche se anteriore alla nascita, ed il danno che sia derivato al soggetto che con la nascita abbia acquistato la personalità giuridica, sorge e dev’essere riconosciuto in capo a quest’ultimo il diritto al risarcimento.
Dunque anche il soggetto nato dopo la morte del padre naturale, verificatasi durante la gestazione per fatto illecito di un terzo, ha diritto, nei confronti del responsabile, al risarcimento del danno per la perdita del relativo rapporto e per i pregiudizi di natura non patrimoniale e patrimoniale che gli siano derivati.

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Corte d’Appello di Bologna, Sez. I civile, Decreto 18 maggio 2011 Pres. Fischetti, Rel. Bellini.
Carlo d'Orta
(Gennaio 2012)

I cambiamenti di nome e sesso vanno annotati non solo nell’atto di nascita ma anche in quello di matrimonio; non è possibile consentire il permanere del vincolo matrimoniale, quando avviene la rettificazione del sesso di uno dei coniugi, poiché significherebbe mantenere un rapporto privo del presupposto suo legittimo più indispensabile: la diversità sessuale dei coniugi.      

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Tribunale di Firenze. Ordinanza 1-13 settembre 2010. Ma esiste davvero il diritto dei coniugi a procreare?
Giovanni Sciancalepore
(Febbraio 2011)

La questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, comma 3, della l. 19.2.2004, n. 40, sollevata dal Tribunale di Firenze con l'ordinanza di rinvio del 13.09.2010, ha portato nuovamente alla ribalta problematiche in tema di procreazione assistita di indubbia rilevanza e di grande attualità.

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Il principio di non discriminazione alla rovescia nella giurisprudenza comunitaria
Manuela Milanese
(Giugno 2010)

Nella maggior parte delle Costituzioni contemporanee si afferma, con chiarezza, il principio di eguaglianza che impone la parità di trattamento di tutti i cittadini innanzi alla legge. Per rispettare tale principio, la legge non può distinguere le persone in ragione del sesso, della razza o dell’origine etnica, della lingua, della religione, delle opinioni politiche o delle condizioni personali e sociali.

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Breve rassegna sul diritto all'autodeterminazione terapeutica
Anna Salsano
(Giugno 2010)

Il grado di avanzamento del progresso scientifico prodottosi nel campo della biotecnologia, nonostante fosse inimmaginabile appena qualche decennio addietro, si caratterizza al momento attuale per la sua determinante capacità di “intervento” nella sfera biologica dell'essere umano. Come noto, tali numerosi traguardi raggiunti dalla scienza medica hanno determinato un incremento generale della qualità della vita e di conseguenza un innalzamento dell'aspettativa media della stessa, tanto da far “fermentare” prima negli ambienti accademici, poi esteso all'intera opinione pubblica, un acceso dibattito circa la crescente esigenza di precisare l'inquadramento del fenomeno nella sua prospettiva normativa-ordinamentale

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Cure palliative e terapia del dolore: brevi riflessione a margine delle legge n. 38/2010
Gelsomina Salito
(Maggio 2010)

Nell’ottica di offrire una soluzione alle problematiche umane prima ancora che giuridiche che nascono al cospetto di malattie terminali ed irreversibili, la recente legge 15 marzo 2010, n. 38 (“Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative ed alle terapie del dolore”), si prefigge, nei dodici articoli dei quali si compone, vuoi di introdurre significative modifiche nella prescrizione dei farmaci per il trattamento del dolore, vuoi soprattutto di apprestare un modello assistenziale che assicuri sostegno fisico e psichico alle persone coinvolte ed al paziente in primis.

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