Tutela dei diritti - Note, commenti e rassegne
Violazione dei principi regolatori della materia da parte del giudice di pace e tutela in appello del soccombente - Tribunale Torre Annunziata, 26.10.2010, n. 1189.
Gianluca Cascella
(Febbraio 2011)

A seguito della riforma introdotta con il d.lgs n. 40 del 2 febbraio 2006, tutte le sentenze del giudice di pace, ai sensi dell’art. 339, 3° comma c.p.c., possono essere impugnate esclusivamente con l’appello, sia se pronunziate secondo diritto, sia se pronunziate secondo equità, con pochissime eccezioni. Il concetto di equità preso in considerazione dall’art. 113, 2° comma c.p.c., cui fa riferimento il 3° comma dell’art. 339 c.p.c. come modificato dal d.lgs. 40/06, attiene alla equità c.d. “necessaria” ovvero sostitutiva della stretta legalità : da intendersi nel senso che, con il ricorso ad essa, il Giudice di Pace, nel decidere la intera controversia non è tenuto all’osservanza delle regole di diritto positivo, potendo rifarsi integralmente all’equità. Tale riforma, in sostanza, ha introdotto una ipotesi di appello caratterizzata da motivi c.d. specifici o limitati, configurazione che si riflette, quindi, sulla critica che l’appellante potrà formulare nei confronti di una decisione del primo giudice a lui sfavorevole e che, in sostanza, si rivela vincolata in relazione alle ipotesi specificamente individuate dalla norma.

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